Canadian Blast: alla scoperta della scena indie canadese

by Giulia

Oh, Canada. Patria dello sciroppo d’acero, delle oche e dei caribu, di Avril Lavigne (perlomeno dell’originale, non sappiamo per certo le origini della sua misteriosa sostituta…) e di quel gran manzo di Justin Trudeau.

Un paese invidiabile per motivi indubbiamente validi, ma che almeno dalla sottoscritta è sempre stato snobbato per quanto riguarda il punto di vista musicale. Certo, di superstar il Canada ne ha sfornate eccome, basti pensare ai grandi nomi quali Leonard Cohen, Alanis Morrissette, The Weekend e (AHEM) Justin Bieber.

Per quanto riguarda la scena indipendente, tuttavia, ho sempre vissuto nell’ignoranza, probabilmente a causa del mio involontario crogiolarmi nelle già piuttosto ricche scene indipendenti inglese e italiana: così, a parte i nomi più noti come Arcade Fire e Mac DeMarco, non ho mai approfondito la conoscenza della scena indie canadese.
In mio soccorso è venuto il mio nuovo lavoro nelle pubbliche relazioni, grazie al quale ho avuto l’occasione di esplorare, musicalmente parlando, le lande selvagge di questo paese e della sorprendente quantità di talenti che ha da offrire.

Galeotto fu il Great Escape Festival, l’evento annuale che celebra la musica emergente a livello mondiale, alternativa inglese al più famoso SXSW. Per l’occasione, ogni singolo locale nella cittadina di Brighton ospita performance di artisti provenienti da qualsiasi angolo del globo, dall’America all’Australia, passando per buona parte dei paesi europei. Sulla piovosa costa inglese ho passato tre giorni al Green Door Store, il locale adibito a Canada House per la durata del festival, innamorandomi di ogni singolo artista e band alternatosi sul suo palco.

Indubbiamente,la prima cosa che colpisce è la varietà di generi. Dall’hip hop al punk, passando per lo shoegaze e l’indie classico, dall’elettronica all’acustico. Parlarvi nel dettaglio dell’intera line up sarebbe bellissimo quanto impossibile, perciò ho stilato una lista dei cinque artisti che più mi hanno colpita. Fatevi un favore e dategli una chance, sono sicura che il canadian factor colpirà anche voi.

 

Pierre Kwenders

All’anagrafe José Louis Modabi ed originario della Repubblica Democratica del Congo, questo artista di Montreal fonde diversi stili musicali e culture all’interno della sua musica. I suoi testi sono composti in ben quattro lingue (inglese, francese, Lingala e Thsiluba) e la sua musica è un mix di ritmi africani e musica pop commerciale, con una vena di hip hop e di elettronica. Sul palco, sembra quasi che la musica gli scorra dentro come una scossa elettrica, i suoi set sono allo stesso tempo ipnotici e coinvolgenti.

Like A Motorcycle

Rebel rebel. Questa band, composta da tre ragazze ed un ragazzo, rientra nella tipica categoria “I-am-a-rockstar-and-I-do-whatever-the-fuck-I-want”. La loro musica è punk rock energico, crudo, di quelli che ti fanno venire voglia di buttarti nel pogo ed incrinarti un paio di costole. Inutile dirlo, me ne sono innamorata al primo ascolto. Sono giovani, casinisti, scorretti, e, passatemi il francesismo, fottutamente brillanti.

Beliefs

Questo duo originario di Toronto, composto dalla cantante Jesse Crowe e dal chitarrista Josh Korody, è la quintessenza del Dream Pop. I loro brani sono sognanti, intensi, la colonna sonora ideale da ascoltare durante un road trip notturno o durante una grigia giornata di pioggia.

Mauno

Si scrive Mauno, si pronuncia “Mao-no”. O anche, “sperimentazione sonora come non l’avete mai sentita prima”. Il trio di Halifax si pone come obbiettivo quello di destrutturare la musica pop tradizionale, trasformandola in tracce relativamente corte ma sorprendentemente innovative. La band stessa descrive la propria musica come a study of limitation, un esperimento che testa i confini entro i quali la musica viene prodotta e percepita dal pubblico. Shoegazing for dayz.

Youngblood

What the 60’s thought the future would sound like”. È così che Alexis Young, front-woman della band, descrive la propria musica. Un dream pop con influenze elettroniche, a tratti quasi zuccheroso ma con un cuore dark nascosto al di sotto. Dal vivo, Alexis è un vero e proprio animale da palcoscenico, aggressiva e sensuale allo stesso tempo. Un po’ Grace Jones, un po’ Nancy Sinatra, 100% badass.

Giulia

The pink-haired one. Quando non cerco di evitare la morte nei moshpit mi trovate a rovistare tra i vinili nei negozi di dischi pù polverosi di Londra. In quel di Albione ho studiato Music Management e ogni tanto scrivo la mia opinione in mondovisione. Potrei sembrare una persona seria e pacata, ma non contateci troppo. Sono pur sempre quella che preferisce andare ai concerti da sola per evitare che le persone vedano la sua vera natura.

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