I biglietti “solo ascolto”: guida ad un acquisto sensato dei biglietti dei concerti nel 2018

by Chiara Bustreo

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Venezia, Teatro La Fenice, 30 novembre 2017. I King Crimson annunciano una data in laguna e, a quanto pare, il Teatro 2.0 venderà i biglietti “solo ascolto” anche nei circuiti online di Ticketone. Guardando la planimetria del teatro infatti i posti con scarsa visibilità sono colorati in grigio e in grigio scuro quelli disponibili a prezzo ridotto con biglietto solo ascolto, come sottolineato nel sito dei rivenditori online per eccellenza. Il tutto è riportato nero su pixel sulla pagina di Ticketone perché non ci siano disguidi futuri e richieste di rimborso non proprio onorevoli dato che “Era scritto su internet”.

Questi sono biglietti che normalmente non si venderebbero per un qualsiasi spettacolo, a meno che non abbiate una parrucca bianca alta 5 metri e dei binocoli barocchi e kitsch (“di cattivo gusto”) con cui far finta di seguire l’esibizione. Infatti, prima della news da parte del gruppo di ormai sessantenni rockeggianti, l’acquisto di questi posti era disponibile solo al botteghino del teatro così per spiegare meglio all’acquirente i vari disagi della locazione e convincerlo sulla necessità di portarsi un poster da casa che ritrae la band che sta andando ad ascoltare se vuole veramente ricordarsi per chi sta spendendo quei soldi.

Sono una grande amante dei concerti live: secondo me dai live si capisce se un’artista o una band valgono veramente la pena di essere ascoltati o meno. E anche se vi abbiamo già spiegato i 5 buoni motivi per andare ad un concerto e i quasi-5 per non andarci qui, vi dico che la presenza di esseri umani al vostro stesso live è un gran buon motivo per desistere. E cosa c’è di meglio di un luogo isolato, senza ragazzine fra i piedi, dove non vedi nulla e sei solamente circondato da persone che si lamentano perché il loro poster non è animato? Boh, ditemelo voi, io veramente non trovo nessuna pecca. Che sia veramente la rivoluzione della musica live del 2018?

Intanto ecco i nostri pro e contro sulla vicenda:

PRO

1– Si risparmiano soldi (invece che 85 bombe ne date solamente 45).

2– Alla fine il concerto lo si sente (e anche le varie cose inappropriate che dice il frontman per intrattenere gli spettatori).

3– (Magari) troverete sempre persone solo interessate ad ascoltare e non a mitizzare i propri artisti preferiti solo dai capelli fluttuanti e le gocce di sudore profumate visibili sul palco.

4– Non dovrete per forza sforzarvi di sembrare socialmente amichevoli, ma far valere la regola “Misantropia unica via”.

5– Non vi stancherete a sgomitare e a sudare. Tornerete a casa più profumati di un barboncino appena stato dal toelettatore dato che sarete circondati da dame con l’ermellino grondanti di Chanel n°5. E tornerete con le gambe per niente doloranti per il troppo ballo e avrete ancora voce per raccontare com’è stato il concerto.

CONTRO

1– Risparmiate i soldi sì, ma forse pagherete sempre troppo per ascoltare una versione live di un album in “esclusiva” su Spotify.

2– Volete mettere vedervi le mosse di bacino di quelli che sono stati da sempre i protagonisti dei vostri primi sogni hard da adolescenti?

3– Non ci sono persone veramente interessate solo alla musica ad un concerto. Se ci siete ed esistete, oh fatine dei denti, commentate sotto a questo post e ne parliamo volentieri.

4– La vostra misantropia si accentuerà.

5– Tornerete a casa stanchi per aver pogato tutto il concerto e per nulla soddisfatti di voi stessi per aver sorpassato la ragazzina davanti che era lì solo per farsi i selfie con il palco. E barcollerete fino a casa per aver ballato troppo e avrete quella tipica afonia-post-concerto che vi farà raccontare com’è stato lo spettacolo come se foste stati in guerra.

Ma questa è solo l’ennesima evoluzione nel campo dei concerti. Dopo lo scandalo del secondary ticketing scoppiato (solamente, oserei dire) a metà dello scorso anno, la nascita dei biglietti nominali è stata la diretta conseguenza. Ora oltre ad indicare nome, cognome, data di nascita, portarvi la carta d’identità al concerto per essere riconosciuti come reali possessori del biglietto Ticketone, o chi per lui, vi chiederanno anche i test incrociati del DNA, sia con mamma che con papà. Scomodità o sicurezza? Ditecelo voi. Intanto i Foo Fighters si sono lamentati dei prezzi raggiunti dai loro stessi biglietti al di fuori dei circuiti autorizzati e per combattere gli antagonisti di Ticketone & Co, negli scorsi concerti facevano entrare i fan solo se in possesso di documento valido per il riconoscimento. Mentre i biglietti per il concerto della scorsa estate a Lucca dei Rolling Stones sono arrivati a quote come mille euro cadauno.

Dal prossimo marzo inoltre Google effettuerà controlli e concederà la licenza di vendita solo ai siti che riterrà opportuni e legali. Li farà comparire fra i primi risultati delle sue ricerche così da impedire disguidi e altri disagi agli utenti. La nascita di nuove app contro il bagarinaggio che si faranno avanti nei prossimi mesi (tenete d’occhio nomi come Ticketswap e Mticket, vi abbiamo avvertiti) darà man forte all’utilizzo dei biglietti digitali con identificazione via QR Code. Perché, dai, mica siamo nell’età della pietra, no? Abbiamo tutti un dispositivo elettronico tra le mani per la maggior parte della giornata, giusto? Eppure quant è bello avere un biglietto fisico da tenere come ricordo e da appendere come nel miglior stereotipo della cameretta da adolescente americana circondato da polaroid e lucine di natale?

Ultima novità ma non meno importante è che anche Youtube e Amazon si stanno attivando per vendere biglietti per i live nei loro portali. “YouTube – spiega nel suo blog – offrirà la possibilità di comprare biglietti per centinaia di cantanti e band per i tour negli Usa direttamente con un link accanto ai loro video musicali. Cliccando sulla data di un concerto, l’utente sarà reindirizzato sul servizio di Ticketmaster e potrà comprare il biglietto.” (fonte ANSA). E lo stesso varrà per Amazon e, magari, entro il 2059 la novità si estenderà anche in Europa. Nel frattempo i due colossi sono stati battuti sul tempo già lo scorso anno da Spotify che ha cominciato a portare un po’ di civiltà dal 2008 a questa parte. Ora c’è solo da pensare quale sarà il prossimo concerto dove si vorrà andare e sperare di trovare un buon posto ad un buon prezzo (tanto io i soldi per i concerti non ce li ho comunque).

 

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Chiara Bustreo

Mi piace il profumo della polvere del caffè e mi fanno paura i temporali e le galline. Un giorno mi piacerebbe diventare una sirena.

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