Lost in the echo #2 | The Strokes, che fine avete fatto?

by Jacopo Giovanni Peroni

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Apparire dal nulla come la scintilla in grado di restaurare l’ordine sommerso da un impero mainstream, rispolverando vecchie arti cadute nel dimenticatoio? Fatto.

Aumentare (più o meno) il proprio status di leggenda ad ogni apparizione? Missione compiuta.

Ritirarsi in un autoimposto esilio lontano dalle luci dei riflettori alla ricerca di nuovi elementi con cui affinare la propria tecnica? Anche questo si può spuntare dalla lista di gesta eroiche degne dell’ultimo jedi, Luke Skywalker.

Ma dato che questo non è chiaramente uno special sulla saga di Guerre Stellari, di chi stiamo parlando? Ovviamente dei soli, unici ed inimitabili (qualcuno faccia partire il più patetico rullo di tamburi della storia visto che il titolo e la gigantografia in full hd lì in alto hanno già tradito ogni qualsiasi mia forma di ridicola sorpresa) The Strokes! Dopo aver rilasciato un EP un po’ insipido (o poco audace a seconda dei punti di vista) lo scorso anno, i cinque ragazzi targati NY e salvatori del Rock’n’Roll dei primi anni duemila sono tornati nell’ombra, persi tra progetti (non tanto) secondari e dichiarazioni aleatorie su un possibile sesto album. Eccoci quindi al secondo Lost in the echo, l’appuntamento mensile equivalente al “chissà che fine hanno fatto i miei compagni di scuola?”, solo più interessante e con ridotte percentuali di menate tipiche di ogni noiosissima ricerca sui social. Vai con la sigla.

Capitolo I – Under Cover of Darkness

Fabrizio Moretti: Poco è trapelato online a riguardo di come questo batterista abbia trascorso o stia attualmente passando il tempo lontano dagli Strokes. Nemmeno le sue due band secondarie dai toni più leggeri e rilassati, Little Joy e Megapuss, si fanno più sentire da circa il 2010; Moretti nel mentre rilascia dunque remix vari e si dedica alla sua passione per la scultura.

 

Nikolai Fraiture: Dopo aver rilasciato nell’ormai lontanissimo 2009 un solo album da solista sotto lo pseudonimo di Nickel Eye, nell’invece recente 2016 ha deciso di fondare una nuova band chiamata Summer Moon. Affiancato da membri degli Jane’s Addiction, Uh Huh her e The Airborne Toxic Event, Fraiture presta la propria voce e basso per With You Tonight, album rilasciato lo scorso 24 febbraio per la Disturbing The Peace Records. Materiale molto onirico che cerca una propria dimensione relativamente di nicchia tra post-punk e funk-pop, sotto pesantissime (ma giustamente prevedibili ed accettabili) influenze degli Strokes stessi.

 

Albert Hammond Jr.: mente tecnica degli Strokes, ha avuto una carriera da solista delineata e costante, ritmata dal rilascio di tre album e di un EP. L’ultimo di questi, Momentary Masters, uscito il 31 luglio 2015 sotto la Vagrants Records, palesa chiaramente le intenzioni di Hammond Jr di non allontanarsi troppo dai suoni che lo hanno da sempre contraddistinto all’interno del gruppo principale. Non ne farei troppo una colpa, ma anzi un pregio; è infatti un lavoro preciso che non si astiene in alcun modo dal presentare tracce a loro modo degne di nota, tra cui quella qui sotto. Lo scorso 28 novembre, ha collaborato con Amazon per la raccolta “Indie for the Holidays”, facendo una sorta di mash-up tra Nat King Cole e George Harrison.

 

Nick Valensi: Con un po’ di rapida inventiva e fantasia, avrete già capito le prossime righe. Già. Anche Valensi ha formato durante lo iato una propria band, passata in sordina perché apparentemente colpevole di non essere in grado di oscurare gli Strokes. Critiche fondate? Sì e no. I CRX, questo il nome, con il loro primo (e solo) album New Skin (Columbia Records, 2016), prodotto nientemeno che da Josh Homme (questo da qualche parte appare sempre), non sconvolgono certamente la scena con grandi sorprese o invenzioni, tuttavia presentano un album rock classico a livello tecnico, che riesce più che dignitosamente a discostarsi dalla discografia dei cinque newyorkesi in esame, grazie alla costante permeazione nei brani di elettronica in grado di variare una minestra che altrimenti risulterebbe mal riscaldata causa microonde farlocco. Nota di merito gli artwork di Boneface.

 

Julian Casablancas: impegnatissimo. Sul serio. Un album da solista nel 2009; nello stesso anno una propria etichetta discografica indipendente, la Cult Records; innumerevoli collaborazioni e apparizioni altamente diversificate che oscillano nel continuum spazio temporale (giusto per citarne un paio) da voce di supporto per i Queens Of The Stone Age in un brano ad un featuring con i Daft Punk ed un altro con il gruppo comico The Lonely Island. Più recentemente, l’anno scorso, ha contribuito alla realizzazione di cover di The Velvet Underground e Lou Reed per la serie televisiva Vynil, prodotta da HBO. Tuttavia, ad occupare seriamente il tempo del frontman è stato il suo supergruppo Julian Casablancas + The Voidz (ribattezzati qualche giorno fa unicamente e semplicemente come The Voidz). Sarà pure un giudizio alquanto di presa di posizione il mio, ma ritengo che questa band sia il miglior progetto secondario nato dalla pausa degli Strokes: in Tyranny (2014, Cult Records) c’è veramente di tutto; dal punk allo psichedelico con presentissimi influssi degli anni ’80, il più sperimentali possibili. In parole sintetiche: sono la band che ha osato di più e il loro premio è l’originalità del risultato. Presto torneranno con un nuovo album nella seconda metà del 2018 (stando alle ipotesi della rete); in qualche apparizione dal vivo hanno già suonato un paio di pezzi nuovi, ma si è ancora in attesa di un singolo vero e proprio.

 

Capitolo II – Is this it?

Rivedremo i The Strokes riuniti di nuovo sotto la medesima bandiera? Bel mistero, malgrado infatti da un lato l’EP Future Present Past possa quasi sembrare un modo di annunciare al mondo un loro ritorno o, se non altro, che il miraggio del sesto album completo sia ancora presente all’orizzonte e quindi almeno in fase di scrittura, dall’altro l’arrivo pressochè prossimo del seguito dei Voidz instilla quasi il sospetto che la data d’uscita di quel fantomatico LP#6 si stia progressivamente allontanando. Quest’ultima ipotesi viene anche avvalorata dal fatto che il primo nuovo singolo del progetto secondario di Casablancas sarebbe già dovuto uscire questo mese, ma ancora nessuna traccia.

Allo stesso tempo il padre di Hammond Jr aveva lanciato un tweet sulla rete secondo il quale Rick Rubin stesse lavorando con la band del figlio, il quale però ha immediatamente corretto le affermazioni del padre sostenendo che “sono solo idee e l’album sarebbe ancora distante anni”:

Se a tutto questo ci aggiungiamo che Valensi sarebbe incline a rilasciare l’album dal nulla per non creare troppo hype ed aspettative dal nulla… Mah, giratela come vi pare questa frittata, fatto sta che di certo c’è poco.

Cosa ci si potrebbe aspettare invece a livello sonoro? Se l’EP dell’anno scorso è esempio del reale processo di scrittura del gruppo, allora le influenze dei Voidz in qualche maniera e ridotta percentuale ricadranno tranquillamente su tutto ciò che Casablancas produce e confeziona. Per sapere come effettivamente ne potrebbe risentire questo papabile LP#6 bisognerà dunque attendere il sequel di Tyranny.

Gira che ti rigira, dobbiamo aspettare X per sapere a grossissime linee come aspettare Y.

Che casino.

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Jacopo Giovanni Peroni

Fiero discepolo della teoria di salvare il meglio per ultimo...solo se si inizia dalla fine.

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