Lo strano caso del Dr. Monkeys e Mr. Ramps: i b-side degli Arctic Monkeys

by Jacopo Giovanni Peroni

Permettetemi di evitare inutili preamboli o ridondanti captatio benevolentiae, già lette mille volte in altrettante salse diverse, per andare subito al sodo di questo articolo: mi rivolgo infatti a quella scintilla da nerd che abbiamo tutti dentro di noi e che ci fa scandire in due precisi momenti, quasi contrapposti l’uno con l’altro, l’ascolto di quei particolari album con le carte in regola per inserirsi tra le fila dei nostri preferiti di sempre: da un lato abbiamo così il primo assaggio di un cd che ci accoglierà per mesi (se non anni); dall’altro invece, in un momento solo secondario, veniamo pervasi da una genuina curiosità di conoscere i retroscena dell’album stesso e di scoprire quali siano state “le scene tagliate” di questo film sotto forma di file audio o, per la minoranza vecchia scuola, di luccicanti ed introvabili dischi argentati. Scoprire b-side e demo rimane sempre ed innegabilmente una delle parti migliori della ricerca musicale.

Quindi, in un mese contraddistinto dal (troppo) silenzioso ritorno degli Arctic Monkeys con annunci di concerti e festival vari sul loro sito ufficiale, ho deciso consciamente di muovermi nella stessa direzione della frenetica corrente di hype che scosse l’internet lo scorso 29 gennaio, incurante di possibili dubbi e perplessità sull’ormai certo LP6 post era AM e le sue varie fandom. Così, per placare il bisogno di nuovo materiale da parte dei quattro di Sheffield, ebbi il brillante colpo di “genio” di radunare sotto un unico ombrello i loro migliori b-side, demo e cover…Peccato che l’intero internet avesse ovviamente preceduto la mia idea “innovativa” di anni (wow, chi l’avrebbe mai detto, eh?). Come fare quindi a distinguersi dalla folla? Semplice, rifiutando il tradizionale e deprimente modello ad elenco puntato degno di ogni sito “TOP 10 BEST xyz”, rievocherò le grandi doti ormai antiquate di Art Attack per costruire una raccolta/playlist che abbia la vaga parvenza di suonare come un album distinto, sui generis, di brani apparsi solo in EP o su Youtube come cover, al fine di avere qualcosa da ascoltare nell’attesa di un nuovo singolo. Prendete le forbici dalla punta arrotondata e la colla vinilica, ci sarà da divertirsi nel radunare le canzoni dei Death Ramps…ehm, Arctic Monkeys.

Ovviamente non sono un produttore, artista o chissà quale altra figura filosofica specializzata nella creazione di album, ma se c’è una cosa di cui sono certo è che ogni disco deve avere un’ouverture che si rispetti e delinei l’album nel suo complesso: You and I, b-side a Black Treacle, con il featuring di Richard Hawley fa al caso nostro. Un panorama di ruggente ed incurante campagna inglese a bordo di una E-Type.

La playlist è già cominciata con il piede giusto e non osa demordere. Come seconda traccia, propongo dunque Little Illusion Machine (Wirral Riddler), ossia la risposta alla domanda: “Ma se i The Last Shadow Puppets si facessero rimpiazzare totalmente dai Monkeys, mandando alla malora ogni possibile realtà parallela?”. Altra traccia di epoca “Suck It And See”, vanta la partecipazione di Miles Kane ed un ritornello che ti entra subito in testa.

Come ogni raccolta di demo o simili, bisogna dare anche il giusto spazio a qualche traccia strumentale per mitigare gli animi e The Death Ramps, con il suo finale riff ipnotico a partire dal minuto 2:33, è la candidata ideale. B-side di Teddy Picker nel lontanissimo 2007, ingiustamente offuscata per la sua natura stessa di strumentale, merita una spolverata.

Potevo forse non aggiungere nulla dalla saga di “Humbug“? Ma ci mancherebbe. Joining the Dots, brano profondamente avvolto dallo stessa cortina di mistero che permea l’album d’origine, si pone nella raccolta come un bivio che porta al culmine di questo tour tra gli scarti (che dolore chiamarli così) della band.

Ora, però, non si scherza più. Entriamo nel vivo di questa raccolta con tre tracce che ad ogni ascolto ti assillano con il fatidico dubbio sul perché non siano mai apparse in LP principali. Ma andiamo con ordine: Evil Twin, secondo il mio umile parere di fan qualsiasi, potrebbe essere una delle migliori canzoni scritte dagli Arctic. Testo e base sono un singolare trionfo.

Davanti alla seconda di questa sorta di trinità audio, sarei tentato di spendere le stesse parole usate poco più sopra. The Blond-O-Sonic Shimmer Trap, ultima esponente dei b-side dell’epoca “SIAS”, con una sonorità tutta sua fa rimpiangere che non sia mai stata suonata dal vivo, per non parlare di certi suoi versi emblematici dello stile di Turner. (Seriamente, perché non sono state entrambe incluse in “Suck It and See“?)

Finalmente ci addentriamo nell’era di AM” alla settima traccia della raccolta con Electricity, sorella minore di R U Mine?, ma non meno impavida. Comprensibile il motivo per il quale non sia finita sull’album, dato il tono più scuro che rischiava di marcare una netta dissonanza con il contesto generale di quel cd, comunque sia noi non ci facciamo fermare da una chitarra elettrica spettrale, anzi…

…restando in tema di trovate dark o, se non altro, riecheggianti Edgar Allan Poe, aggiungiamo al mix You’re So Dark, una tranquilla gita nel regno dei mostri di Lovecraft con la fidata ed ecologica Prius.

Siamo quasi alla fine, mettiamo quindi qualche nota rilassata di chiusura per sbollire completamente gli agitati climax raggiunti in precedenza. Ci servirà allora la cover di Hold On, We’re Going Home di Drake, brano perfettamente destrutturato e rielaborato in chiave crepuscolare.

Un fattore che accomuna la grande maggioranza degli album riconducibili ad un unico stereotipo è far scorrere i titoli di coda con una canzone acustica, il più malinconica possibile per lasciare quel senso di vuoto interiore che ci assale come al termine di un libro o di una serie tv: chiudiamo dunque con Feels Like We Only Go Backwards, cover dei Tame Impala, tra flussi di coscienza e dubbi esistenziali.

Infine, non vorrete mica lasciare questo album/playlist senza una copertina? Assolutamente no! Munitevi di qualche software per modificare gamma di colore, contrasto e saturazione della copertina di AM  ed avrete la vostra personalizzata copertina della raccolta di b-side, cover e demo. Il risultato, dopo aver fatto i dovuti ringraziamenti ad un utente reddit, potrebbe anche essere circa così:

Manca solo un titolo. Serve qualcosa di semplice ed allo stesso tempo efficace per creare un distacco tra la discografia canonica e questa mini playlist d’intermezzo: perché non riprendere “Evil Twin“? Pensateci.

Jacopo Giovanni Peroni

Applicazione diretta del metodo socratico.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicci la tua