Perché non dovresti usare lo smartphone ai concerti

by Greta

Immaginatevi la scena. Siete nel parterre e state aspettando con ansia l’inizio del concerto. Sapete che ormai non può mancare molto, il gruppo di supporto ha finito il suo set da un po’ e gli strumenti sono già belli accordati sul palco. Siete anche arrivati presto e avete guadagnato una buona posizione. Date un’occhiata impaziente all’orologio e capite che ormai ci siete, sta per cominciare. Finalmente le luci si spengono. Momento di entusiasmo generale. Ed è lì che tirate fuori il telefono e iniziate a riprendere l’ingresso della band sul palco. Vi guardate intorno vi accorgete di non essere i soli, anzi. Vedete il palco riprodotto su centinaia di piccoli schermi.

Non suona benissimo, vero?

Più che l’inizio di un concerto adesso sembra un episodio di Black Mirror. Perché allora l’esperienza del live viene spesso ridotta a questo? Cosa spinge il pubblico a immortalare ogni istante, anziché pensare solo alla musica? Gli smartphone sono utili (ovvio che lo sono, scusate la banalità), ma è proprio necessario usarli durante un concerto? Io credo di no. E vi spiego perché:

1. COSE CHE SI POSSONO FARE SENZA UN TELEFONO IN MANO

Partiamo dalle basi. Quante cose si possono fare a un concerto senza avere le mani occupate dal telefono? Pensateci, tante. Potete battere le mani a tempo (spesso è proprio richiesto, non potete sottrarvi), applaudire alla fine del brano preferito (ma anche degli altri, non siate rigidi), seguire il ritmo della canzone con il braccio (occhio ai vicini però), ballare (da soli o con gli altri), pogare (però se siete a vedere Gino Paoli non fatelo), esprimere i vostri sentimenti attraverso le mani (siate sempre educati, e soprattutto ricordate che il gesto delle corna era mainstream già 20 anni fa), saltare senza preoccuparsi che il suddetto telefono cada e venga calpestato (in realtà potete saltare comunque, ma a vostro rischio e pericolo). Volete davvero limitare tutti questi movimenti? Non state facendo un torneo di Candy Crush per cui vi serve avere entrambe le mani sullo schermo posto rigorosamente davanti agli occhi, siete a un concerto. Lo smartphone può riposare, e voi non rimanete lì impalati, muovetevi!

2. SENTIRSI INVIATI SPECIALI

Ipotizziamo che abbiate ignorato il primo punto, perché il desiderio di documentare assiduamente è stato troppo forte. A fine concerto il vostro telefono contiene 75 nuove foto e 24 nuovi video (secondo una ricerca svolta da un gruppo di ricercatori dell’Università di…ma no, ovviamente ho messo cifre a caso, però seguite il ragionamento). Bene, che bello! pensate. Ma il giorno dopo, passata l’adrenalina del momento, vi mettete a riguardare il risultato della vostra serata di reportage convinti di rivivere il concerto che avete aspettato tanto e già vi manca. E invece compaiono davanti a voi foto sfocate, buie, con in mezzo le mani (proprie o altrui) e un intero servizio sui capelli di quello davanti a voi ripresi da tutte le angolazioni possibili – utile in caso vogliate copiargli la pettinatura, ma del palco si vede solo un angolo. Ma non vi perdete d’animo e passate ai video. Come? L’audio è terribile perché il microfono di uno smartphone medio non regge 100 decibel di musica? L’unica cosa che si è registrata bene è la vostra voce mentre vi cimentate nell’interpretazione del ritornello e siete pure stonati? Ah, ecco. Prendetene atto: se non avete la giusta attrezzatura NON riuscirete a fare foto e video degni di nota. Quindi non riempite il vostro telefono di materiale che poi, diciamocelo, neanche guarderete più. Ricordate che ogni concerto ha dei fotografi ufficiali, troverete le vostre foto ricordo nei giorni successivi all’evento. E se proprio volete scattare un paio di foto – non di più, una all’inizio e una alla fine vanno bene – tenete spento il flash, perché anche qui l’unico risultato che otterreste è quello abbagliare i vicini, non riuscirete di certo a illuminare un palco a metri di distanza.

3. «IO C’ERO!»

Ancora una volta credo che la soluzione migliore sia il confronto con la dura realtà. Riflettiamo. Alla fine dei conti, a cosa vi è servito postare in tempo reale l’intero evento su Instagram? Magari fermandovi anche a scegliere tag, emoji etc. etc.? E fare una live su Facebook consumando tutti i dati residui? Forse a scaricare la batteria del telefono. Dai, non siete influencers. Non abbiate paura di deludere i followers, pensate a divertirvi. Non servono le prove fotografiche che dimostrano che voi eravate lì, la gente ci crederà lo stesso. Ma se proprio ci tenete alla vostra vita sui social, aspettate la fine del concerto. A quel punto potrete raccontarlo come preferite. Mettete su Instagram la foto di voi che uscite dal locale (se avete il coraggio di mostrarvi dopo un concerto), twittate qualcosa sull’outfit del cantante, intasate il Whatsapp dei vostri amici con messaggi filosofici tipo «oddio è stato bellissimooooo!!» (questo lo faccio anch’io, lo ammetto). Ma aspettate. Se vi siete distratti per raccontare ogni singolo dettaglio del concerto sui social, che senso ha dire «io c’ero»? Rischiate di perdervi tante cose. Meglio se partecipate attivamente, così sì che avrete qualcosa da raccontare.

4. ABBASSA QUEL TELEFONO!

Ebbene, c’è chi non ama vedere il concerto attraverso uno schermo. Specie se quello schermo non è il suo e se lo ritrova davanti. Perché tra le persone che non vorresti davanti a un concerto, il fotografo/filmatore seriale rientra sicuramente nella top ten – direi anche davanti al giocatore di basket mancato, che alla fine perdoni perché non è certo colpa sua se è altro due metri e può anche servire come barriera protettiva. Ma ostruire la vista sul palco per tenere il telefono sollevato no, proprio no. Pensateci prima di farlo, mettetevi nei panni di quelli dietro di voi. Se vi rendete conto che ciò che state facendo li disturba, magari non fatelo.

5. ANCHE JACK WHITE DICE DI NO

Giusto per citarne uno, ma gli artisti d’accordo con lui sono diversi, da Björk a Paul McCartney. Se questa volta proviamo a immedesimarci nel musicista sul palco, ci rendiamo conto di quanto sia difficile creare quella speciale empatia che si forma tra artista e pubblico durante i concerti se davanti a noi ci sono solo persone nascoste dietro un telefono. Si può anche partire con tutto l’entusiasmo del mondo, ma come mantenerlo in una situazione del genere? Nomino Jack White nel titolo perché ha addirittura fatto distribuire dei particolari contenitori per sigillare i telefoni e impedire di utilizzarli durante il live. E ha accompagnato questa decisione con un’osservazione interessante: «If you can’t just put that [mobile phone] down for an hour and experience life in a real way, that’s sad». Serve aggiungere altro?

In realtà una cosa vorrei aggiungerla. «Experience life in a real way» mi sembra la descrizione perfetta di un concerto, che – lo sappiamo – non è solo musica. È un momento che ci fa sentire vivi. Per questo dovete buttarvi in ogni attimo di questa esperienza. E lasciar stare il telefono, almeno per quelle due ore.

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