NoisyLove – Cosa ascolta la redazione di NoisyRoad a San Valentino?

by NoisyRoad Staff

Oggi è il 14 febbraio e sapete cosa significa? Che è San Valentino. E cosa comporta San Valentino? Beh, in primo luogo essere circondati da persone che amoreggiano in ogni dove, venditori che a momenti ti inseguono anche in bagno pur di riuscire a venderti una rosa rossa mezza appassita, ristoranti stra pieni, decorazioni e pupazzetti a forma di cuore con dediche di  dubbio gusto, baci perugina con le frasi di Emma Marrone.

Però, cinismo a parte, bisogna anche tener presente che nessun giorno è migliore di questo per abbracciare la persona che si ama oppure un barattolo di gelato (a seconda di quale sia la vostra situazione sentimentale al momento) e darci dentro con le canzoni d’amore. Tempo fa abbiamo pensato di farvi immergere nella nostra quotidianità aprendovi le nostre borse e permettendovi di ficcare il naso dentro al loro (e al nostro) caos. Oggi, per celebrare la festa degli innamorati, la redazione di NoisyRoad ha scelto di scovare nelle proprie playlist e scegliere la propria canzone d’amore preferita di tutti i tempi. Ecco cosa n’è uscito!

 

 

Claudia: Someday You Will Be Loved Death Cab for Cutie

Plans dei Death Cab è un album a cui sono legata ormai da tempo. E’ stato però poco più di un anno fa che ho ascoltato con maggior attenzione la settima traccia del disco.
Non me la passavo sentimentalmente molto bene, anzi per nulla.
Un giorno d’estate mi è venuta voglia di deprimermi un po’ insieme a Ben Gibbard ed è stato allora che sono incappata in questa canzone: nonostante il testo narri di una rottura “unilaterale”, in cui il cantante lascia la tipa in questione con un biglietto e volatilizzandosi, mi sono sentita come riempita di speranza per il futuro.
Un giorno, sebbene oggi tu ti senta sola, uno schifo, col cuore a pezzi, sarai amata più di quanto tu possa immaginare, un giorno incontrerai la persona a cui davvero il tuo cuore appartiene. E quel giorno, tutto questo dolore evaporerà, diventerà soltanto un’ombra e sarai felice come non mai.
Allora armata di penna e motivazione, ho scritto il testo del brano su un foglio che ho appeso sopra al letto, per svegliarmi e ricordarmi ogni mattina che quel periodo così buio un giorno o l’altro sarebbe finito, proprio come diceva la canzone.
Poco tempo dopo ho cominciato l’università, dove ho conosciuto quello che poi è diventato il mio ragazzo. Il foglio di carta sta ancora sopra al letto, il mio cuore spezzato è stato rammendato.

 

Laura:  Only Love  Ben Howard

Non so a voi, ma a me San Valentino fa sempre venire la depressione.
Soprattutto quando una delle canzoni d’amore per me più belle é di Ben Howard, mago nel farti sentire solo come un cane e a farti piangere per sette ore di fila.
Cosa dire di Only Love? È una canzone stupenda che, attraverso delle parole semplici e misurate, riesce a dare un’idea così profonda dell’amore da poterla definire come “I’ll be yours to keep. A wind in the shadow, a whale song in the deep”.

 

JackLove Is a Laserquest – Arctic Monkeys

Se San Valentino è la festa degli innamorati, bisogna anche ricordarsi di chi sta sull’altro lato della barricata: incomprensioni, delusioni, cuori infranti e altre menate di natura Leopardiana (non me ne voglia il sommo per averlo nominato in vano) viste/lette in tutte le possibili, ridondanti (e noiosissime) salse. In un ipod che canta “le donne, i cavallier, l’arme, gli amori” alla Orlando Furioso non è stato affatto semplice scegliere una sola “giusta” canzone per questo tema nello sconfinato mare di possibili alternative e forse, in definitiva, la mia potrebbe anche sembrare una decisione quasi banale o scontata, data la perpetua presenza degli Arctic in una qualsiasi lista, apparentemente simile, sul web. Tuttavia Love Is A Laserquest riesce comunque ad essere un umile spaccato di realtà ogni qualvolta si palesi, puntualmente per intervallare quei tremendi tormentoni estivi, sintetizzando feels gratuiti per chi non fosse pienamente in grado o non avesse voglia di cogliere più elevate poesie o retoriche già sentite. Il tutto in tre distanti minuti di silenzio radio. Non che San Valentino sia mai stato il mio santo preferito.

 

Martina: ArmisticePhoenix

Celebrare l’amore per me è celebrare il compromesso. I Phoenix mi hanno impartito molte lezioni, ma questa canzone risparmia davvero inutili sofferenze e ti induce a fare pace con te stesso e con la tua metà. Ho dei bei ricordi (lontani) fatti di bicchieri di vino e cieli primaverili, legati all’intero album Wolfgang Amadeus Phoenix, ma soprattutto ad Armistice. Tutt’ora ricordo a me stessa che amare significa che devo mettere da parte l’orgoglio e le paure e che per andare d’accordo ho “un armistizio da firmare” con chi c’è sempre e fa lo stesso per me.

 

RenatoLovesong The Cure

Scritta da Robert Smith come “regalo di nozze” per l’amata moglie Mary Poole, si tratta di una delle massime espressioni di amore all’interno di una canzone, venata comunque da una forte dose di malinconia. Essa è contenuta in Disintegration, album che rappresenta forse il perfetto manifesto dell’etica dei Cure descrivendo la disintegrazione dell’animo umano di fronte a sentimenti troppo forti e incontrollabili quali la solitudine, la paura, la nostalgia, le angosce anche infantili e il binomio amore-morte, tema centrale di questa canzone. Chiunque abbia avuto la fortuna di essersi innamorato perdutamente almeno una volta non potrà fare a meno di identificarsi in ogni singola parola di questa canzone, i cui versi descrivono forse la massima espressione dell’amore che lega due esseri umani e l’incrollabile legame che questo sentimento crea, “However far away / I will always love you“. Robert Smith vede nel sentimento che lo lega alla sua amata un’ancora salvififica, descrivendo l’amore come il potere che può salvarti la vita (“Whenever I’m alone with you / You make me feel like I am free again“) e che ti permette di sfuggire a qualunque difficoltà (“Whenever I’m alone with you / You make me feel like I am whole again“).

 

JacopoThe Messenger Linkin Park

Ho voluto discostarmi un po’ dall’indie, anche se avevo pensato a True Love Waits dei Radiohead come prima scelta. The Messenger non è una canzone d’amore in senso stretto, ma è un messaggio di coraggio, che viene trovato, appunto, nell’amore. Il tutto si può riassumere nella frase “When life leaves us blind, love keeps us kind“, una delle lyrics che preferisco in assoluto, un messaggio di speranza, che dopo la scomparsa di Chester, suona come un invito ai compagni della band e ai fan a non lasciarsi spaventare e a ripartire.

 

GiovanniOpera 58 in Si minore parte 3 – Fryderyk Chopin

Come ho conquistato mia moglie? Le ho dedicato l’Opera 58 in Si minore parte 3 di Fryderyk Chopin.
Canzone d’amore per eccellenza, la hit più gettonata dell’artista di punta della corrente del romanticismo musicale. In una recente intervista Eugenio Scalfari ha avuto modo di dire: “Chopin, il Calcutta della musica classica”.
A parte gli scherzi, una delle musiche più intense che si possa ascoltare su questo pianeta. Un inizio violento ed un susseguirsi di struggenti alti e bassi, allo stesso tempo incantevoli e malinconici, così come tormentosi e mielosi. Una musica del tutto singolare, costruita su più piani melodici il cui corridoio centrale è un ponte che comincia poco dopo il secondo minuto; probabilmente uno dei passaggi più belli della storia della musica. Una malinconia dimenticata, che imprigiona l’ascoltatore e lo lascia disorientato, tormentato perché incapace di capire come da un fraseggio si è arrivato a quello successivo, proprio come nelle relazioni amorose non capiamo i passaggi che dal primo imbarazzante aperitivo ci fanno arrivare all’altare. Proviamo a ripercorrere la traccia ma non troviamo il momento dove la tonalità cambia, dove il tocco del pianista comincia ad essere più delicato o più aggressivo. Cediamo quindi alla necessità di farci compagnia e proseguiamo senza capire illudendoci che questa sarà la nostra unica certezza, ci incateniamo alla leggerezza che l’altro ci concede e ci arrendiamo a percorrere in coppia quella che Emil Cioran definiva “la strada più lunga per arrivare alla morte”: l’amore.

 

GiadaUnintended Muse

Il bello dei Muse è che grazie alla loro continua evoluzione hanno una canzone per ogni situazione. Hai un esame imminente e non sai come caricarti? Beh, c’è Butterflies and Hurricanes. Il fidanzatino ti ha appena tradito con la tua migliore amica e vorresti vendicarti dichiarando guerra al mondo? Non preoccuparti, in quel caso c’è Psycho. Oppure stai passando quella fase della vita in cui tutto sembra che ti sia contro e non te ne va mai bene una? La canzone che fa per te allora è Hysteria. La lista continua all’infinito, perché le emozioni che possono trasmetterti quel trio del Devon sono davvero esagerate e conflittuali allo stesso tempo.

Ai Muse piace cambiare, questo lo sappiamo fin troppo bene, ma, per quanto loro cerchino perennemente di associare ad ogni album un tema preciso (basti pensare all’ultimo, Drones, rilasciato nel 2015, in cui hanno parlato di guerra, oppure a Black Holes And Revelation, in cui hanno esplorato principalmente temi di natura politica), in ogni loro progetto è presente almeno una canzone, oserei dire, d’amore.

Il lato romantico dei Muse è stato quello che ha fatto scoccare la scintilla nel mio cuore nei loro confronti, esattamente il giorno in cui ho risentito Starlight in radio, nell’ormai lontano 2006. Quella canzone mi aveva fatto riaffiorare quei ricordi datati 2004, in cui mio papà metteva a ripetizione Time is Running Out in auto. Ma non è la sentita e risentita Starlight (in effetti ci ha anche un po’ rotto le scatole), né tantomeno il singolo simbolo di Absolution, la mia canzone di San Valentino.

Il giorno dopo sono corsa al negozio di dischi più vicino e ho comprato il primo disco dei Muse che ho trovato: Showbiz. Oltre ad essere il primo album della band (non lo sapevo, ero ignorantissima), è stato il primo disco che ho acquistato con i miei risparmi. Le prime note sono quelle di Sunburn, passando da Falling Down e Cave, per poi arrivare a lui, il settimo brano: Unintended (“You could be my unintended. You could be the one I’ll always love”).

 

 

Citando Emanuele Mantelli, l’autore di Muse, Testi Commentati: ”Ci sono canzoni d’amore e canzoni d’amore”.

La parola unintended ha una doppia valenza, da una parte Matt vuole esprimere la spontaneità dei sentimenti, e dall’altro crea un gioco di parole con la parola intended, che significa fidanzato. Traducendo in italiano si avrebbe quindi “scelta involontaria” e “sfidanzato”. Il brano, inoltre, in una semplicità estremizzata, racconta della vita prima di conoscere l’amata, descritta come vuota e senza senso. Poi descrive la sua vita dopo averla conosciuta, raccontandola come piena e intensa. Con le splendide parole di Unintended non si rischia mai di dedicare una canzone banale, ma si dedica un brano intrinseco di veri e semplici sentimenti d’amore.                                                                Buon San Valentino a tutti!

 

SilviaWoman – John Lennon 

Per l’altra metà del cielo”, quasi impercettibile ma al tempo stesso ben scandito, è un’interpolazione di una massima di Mao Zedong nella quale veniva rappresentata attraverso una perifrasi la donna, metà necessaria per comporre l’armonia eterna. Ed è di una Woman che parla John Lennon nella sua ultima fantasia funk e pop (Double fantasy, Capitol Records, 1980), un etereo amplesso con la remora spregiudicata Yoko Ono. Chiamata «mama» perché capace di avergli cucito i labbri del lutto per la madre Julia, la sciamanica Yoko è ringraziata remissivamente in una power ballad in stile beatlesiana: più volte la canzone è stata definita una Girl cresciuta. Nonostante l’album sia abbastanza autobiografico, Woman è stata composta attraverso questo criterio ed ammonimento lennoniano: «Immaginate che sia dedicato a vostra madre, a vostra sorella, o a chiunque di sesso femminile. È a loro che lo state cantando». Chi canta è un uomo così commosso che fa fatica a trovare le parole giuste per descrivere i suoi sentimenti, ciò nonostante si sforza a metterlo in pratica; è come se l’ascoltatore venisse cullato dalla stessa melodia che gorgheggia Yoko quando John si fa tanto piccolo per stare tra le sue mani e sentire il battito del cuore di lei. Si canta lo status di benessere –libero da ogni forma di servilismo– che ricerchiamo nel nostro partner, una pace interiore tanto agognata da Lennon, il quale ebbe modo di riscattarsi dalle brutture della sua vita spericolata ma non di godersi la senilità. Ha vinto il tempo, e il suo ricordo continua a brillare come quelle stelle morte che osserviamo dalla Terra.

 

Chiara: Suck It And See ItArctic Monkeys

L’ascoltavo e cercavo di immaginarmi la mia vita con una persona a fianco, in macchina, mentre lui guidando mi tiene la mano o mi accarezza la coscia. Con gli occhiali da sole, la luce che lo inonda di vita, tra mare e pareti rocciose, il tutto ascoltando questa canzone: si potrebbe raggiungere il Nirvana. Trovare in quella persona colui che mi dicesse “tu sei rara come una lattina di Dadelion & Burdock, mentre le altre ragazze sono solo della limonata aggiunta dopo”.

Ebbene, quando mi sono resa conto che tutto ciò stava accadendo:

1) era meglio di quanto avessi mai sognato

2) lui, parafrasando la canzone, mi ha sempre fatta sentire “come una birra scura bevuta a Dublino, mentre le altre sono solo Corona”.

E che dire? Io penso all’amore perché questa canzone amore è (anche se in realtà la tipa descritta nel testo è una psicopatica, ma non importa perché tanto lo sono anche io).

 

SaraGrow Old With Me  Tom Odell 

Quando bisogna scegliere una canzone d’amore, per metterla in una playlist o più semplicemente per dedicarla a qualcuno, si pensa subito e quasi in maniera naturale al testo. Di quale sfaccettatura dell’amore parla questo brano? Quanto sono sdolcinate le parole? La scelta non è semplice ed evitare l’ostacolo della scontentezza è sempre un’impresa. Per questo motivo sono convinta che quando si sceglie una canzone d’amore non bisogna guardare o analizzare in primo luogo il testo, bensì la sensazione che il brano in sé, grazie all’unione di musica e parole, riesce a trasmettere. Ed è per questo motivo che la mia scelta è ricaduta su uno dei singoli più famosi del giovane piano man britannico Tom Odell.

Grow Old With Me è una canzone che non rivela nessuna verità astrofisica dell’amore: al contrario, parla della sua semplicità. Dei piccoli gesti e dei piccoli desideri quotidiani, che vanno dalla voglia di condividere ogni aspetto della vita di ogni giorno, fino al desiderio ultimo dell’amore, ovvero la sua proiezione nel futuro e il desiderio di passare la vita insieme. Queste parole e i gesti spontanei che descrivono (non a caso i protagonisti del video sono due ragazzini) si uniscono ad un crescendo musicale che si rivela essere la vera forza del brano: il ritmo va aumentando, così come i battiti del cuore, che si rispecchiano nella gioia delle note del pianoforte, della batteria e dei cori.

 

Fort: Marry me, Archie  Alvvays 

Gli Alvvays sono atterrati nella mia vita per puro caso, o meglio, grazie alla bontà e grazia concessami da Nostro Signore Discover Weekly, la divinità a cui mi sento più vicino e che si presenta puntualmente nel mio Spotify, ogni settimana, offrendomi i suoi doni (quanto è più semplice credere in Discover Weekly rispetto ad altre divinità: non devi pregare nè dedicarci tempo, bastano 9.99 al mese).
Ed è così che in un freddo lunedì mattina di inizio 2015 la voce di Molly Rankin entra nelle mie orecchie: il sound è lo-fi ma non troppo, moderno e nostalgico allo stesso tempo. Inizialmente la canzone non mi fa innamorare, ma ne sono maledettamente incuriosito. È come quando vedi una persona per strada, e cattura la tua attenzione nonostante non sia “il tuo tipo”, nè rispetti i canoni di bellezza. Ma c’è qualcosa che ti attira, e non puoi fare a meno che lanciare occhiate, ancora ed ancora, finché non sei costretto ad accettare la realtà ed ammetterlo: ti piace, ti piace tantissimo.

È esattamente quello che mi è successo con Archie, Marry Me, secondo singolo di sempre per gli Alvvays e sicuramente la loro traccia più popolare.

La canzone parla di un amore alla Bonnie and Clyde, come spiega Molly:

vediamo un sacco di nostri amici ‘crescere’, aprire mutui, organizzare matrimoni grandi e stupidi, e questa canzone prende in giro tutto ciò. Nella società è visto come ‘Il prossimo livello’. La canzone parla di quel tipo di amore ‘nella cella a fianco’, alla Bonnie and Clyde.”

e lo si vede specialmente in questi due versi:

We spend our days locked in a room, content inside a bubble
And in the nighttime we go out and scour the streets for trouble

e

So, honey, take me by the hand and we can sign some papers
Forget the invitations, floral arrangements and bread makers

Per gli Alvvays l’amore migliore è quello in cui non hai bisogno di grandi celebrazioni, oggetti o simboli. È qualcosa di estremamente intimo e personale, è spendere le giornate insieme in una bolla felice senza dover neanche uscire, perché tutto il resto è superfluo.
È un concetto che adoro, perché riflette perfettamente quello che penso riguardo alla società e alle sue aspettative, ed è il tipo di relazione che aspiro ad avere.

 

Alessia: Weathered – Jack Garratt 

Weathered non è la canzone d’amore per eccellenza. Non è I Will Always Love You o My Heart Will Go On e, soprattutto, non parla d’amore. Parla dell’invecchiare insieme, del portarsi dentro quei ricordi che ringiovaniscono l’anima nel disperato desiderio di restare eternamente giovani. Ha un qualcosa di magico che mi fa innamorare ogni volta come fosse il primo ascolto. Ho scoperto Jack Garratt grazie a questa canzone e ricordo di aver pensato “questa è una delle migliori canzoni di sempre”. Quando l’ascolto, non riesco a pensare ad altro. I pensieri vengono risucchiati dai cori vastissimi, rimango come ipnotizzata dagli intrecci elettronici e nella mia testa rimbombano solo i colpi alla drum machine mentre assaporo ogni singola sillaba del meraviglioso testo. “And no wonder I keep you close / You’re the water to quench my throat / And if I never let you go / Will you keep me young / Keep me young”. Quel “you’re the water to quench my throat ” porta con sé un significato più potente di qualsiasi “ti amo”. E’ come dire, “sei quello di cui ho più bisogno quando il resto non mi soddisfa”. Ma è proprio la frase “keep me young” che mi ha colpita fin da subito: l’abilità di congelare il tempo e vivere un’eterna giovinezza in compagnia della persona giusta, ringiovanire ricordando attimi, non aver paura del tempo che passa perché c’è quella persona in grado di farmi tornare indietro ogni volta che voglio. Weathered è una canzone che dedico alla mia anima gemella, alla mia famiglia, ad una città, ai miei amici più cari perché non è una semplice canzone d’amore, ma uno inno alla vita e a qualsiasi cosa che, anche al solo pensiero, mi fa rimanere giovane per sempre.

 

Federica: Vieni a Vivere – Dente 

Ho sempre pensato che la canzone d’amore per eccellenza fosse La Cura di Franco Battiato. Avete presento, no? Un testo che al suo interno contiene versi del calibro di

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.

e

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.

Insomma, non proprio roba da niente. Nel momento in cui ho iniziato a pensare a questo articolo, però, mi sono resa conto che La Cura è un capolavoro, probabilmente una delle canzoni italiane più belle mai scritte ma, purtroppo, non è la mia canzone d’amore.                                                                                                                                             Ho così iniziato a riflettere su quale fosse il brano che rappresenta al meglio il mio ideale di relazione e il mio modo di intendere l’amore. Ho scovato a fondo e sono arrivata alla conclusione che il pezzo in questione è, senza ombra di dubbio, Vieni a vivere di Dente.     Il testo altro non è che un’adorabile filastrocca che elenca gioia e dolori che caratterizzano la quotidianità della convivenza di una coppia giovane e piuttosto hipster (“Mettiamo un disco sul giradisco, baci in cucina, baci in sala, baci in garage”).

Non potrebbe esserci canzone più azzeccata di questa per me, cresciuta a pane e 500 Days of Summer, che a trent’anni mi vedo a mangiare falafel seduta sul pavimento di un monolocale stracolmo di dischi e libri, con le locandine dei film alle parteti, un armadio pieno di vestitini a fiori e al mio fianco un musicista folk dai lunghi capelli.

A nido d’ape o a lisca di pesce
Facciamo una casetta tutta come ci va.
Mettiamo un letto sul pavimento
Che al mal di schiena ci pensiamo nell’aldilà.

 

Maria Vittoria: Don’t Delete The Kisses Wolf Alice

Quando ascolti una canzone e questa ti fa pensare solo con le prime note ad una particolare persona, l’artista ha fatto centro. Questo è ciò che mi è successo, e continua a succedermi con Don’t Delete The Kisses, e non sono nemmeno una fan sfegatata dei Wolf Alice. Quando la ascoltai per la prima volta, fu un fulmine a ciel sereno, rimasi incantata, ipnotizzata, la ascoltai decide di volte. Il loop iniziale che sembra il momento in cui si riavvolge una vecchia cassetta, la melodia simile ad una ninna nanna, la voce dolce di Ellie Rowsell. Tutti gli elementi musicali di questa canzone trasudano amore. Poi arriva il testo, e con questo potrei aver detto tutto. Lunghissimo, al limite del parlato, racconta la storia di due giovani innamorati, in cui la protagonista è una lei incerta se gettarsi a capofitto in questa relazione oppure no, ma allo stesso talmente presa da ripetersi le battute che lui ha fatto per farla sorridere. Il testo è scritto in modo tale da avere un forte impatto cinematografico, ad ogni verso ci si costruisce un teatrino in testa, dal primo appuntamento con bacio, a quando i due si salutano, dalla “French exit for me and you” al “I’m traped overthing and probably self-doubt”. Adoro questa canzone perché rappresenta l’amore a forma d’uomo e fondamentalmente mi ci rispecchio, con tutte le insicurezze che ne derivano, le paure che ci assillano, le mani che si intrecciano e i pensieri sdolcinati scritti su un taccuino. Sembra quasi un clichè, non è vero? Ma a chi non è successo di passare le notti in bianco perché paralizzati dai dubbi? A chi non è mai sembrato di perdere il controllo di sé perché preso da un’altra persona? Chi non ha mai scritto un messaggio e c’ha messo mezz’ora per mandarlo, cambiando ripetutamente parole e cancellando intere frasi? Forse ciò che più apprezzo di questa canzone è proprio l’immediatezza con cui racconta cosa succede in quello strano momento, con cui mi fa pensare ad una particolare persona.

 

 

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