Smashing Pumpkins: luci e ombre di una reunion

by Riccardo Conte

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Immaginate di essere un adolescente di 16 anni, pieno di brufoli, con zero fascino, poche idee sul suo futuro (ma ben confuse) che si è finto malato per evitare l’ennesima interrogazione di latino. Se ci riuscite, mi spiace per voi, ma siete un piccolo me. Quella mattina, appunto, mi ero finto malato, e, nella noia più totale, mi faceva compagnia Rock TV. Buona musica, tranquillità, una mattina normale.

Beh quella mattina mi ha cambiato la vita. Perché? Perché ad un certo punto parte il video di un pezzo a me sconosciuto, cantato da un gruppo a me ancor più sconosciuto. Era “1979” degli Smashing Pumpkins. Conoscete la storia della conversione di San Paolo? Ecco è stato più o meno lo stesso, con la differenza che io non ero sulla via di Damasco ma sul divano di casa mia.

Da allora dipendenza totale. Credo che il proprietario del negozio di dischi da cui i miei genitori sapientemente acquistavano i miei regali di Natale ancora mi stia ringraziando per avergli tolto praticamente tutta la loro discografia di torno. Naturalmente iniziò la ricerca spasmodica di notizie sul loro conto, fino ad arrivare a scoprire che in realtà della formazione originale era rimasto il solo frontman Billy Corgan (che un mio amico dalla voce aveva scambiato per una donna al primo ascolto). Questo, almeno, fino a poco tempo fa.

Ecco, ora immaginate di essere un ragazzo di 23 anni, con molti meno brufoli (fortunatamente), lo stesso livello di fascino dei 16 anni (signori miei, c’è poco da fare) e sempre con meno idee e certezze sul suo futuro, che scorre l’home di Facebook finché non legge la notizia che aspettava da una vita e che lo riporta a quella mattinata di 7 anni prima: udite, udite, gli Smashing Pumpkins seguono l’esempio di Axl Rose e soci e danno vita alla loro reunion! O meglio, una parziale reunion, ma ne parleremo più avanti. Naturalmente la notizia ha incendiato i cuori dei fan della band (tra cui il sottoscritto che probabilmente ha ringraziato ogni divinità esistente e inesistente) ma come è giusto che sia, per ogni fan al settimo cielo ce n’è uno con i piedi ben piantati per terra che ha qualcosa da ridire. Io? Da buon ignavo quale sono mi pongo nel mezzo.

Dal punto di vista tecnico non dovrebbero esserci particolari problemi, tutti i membri della band coinvolti sono stati molto attivi in questi anni, quindi sono tutti in grandissimo allenamento. Non mi preoccupano nemmeno questi nuovi brani di cui hanno rivelato i titoli, perché, vuoi o non vuoi, credo che il ritorno di Iha al fianco di Corgan sia una garanzia abbastanza forte del poter tirare fuori qualcosa di davvero buono a livello creativo. Li ho sempre visti come Batman e Robin: possono tranquillamente agire in singolo ma raggiungono il loro meglio in coppia. Non mi preoccupano nemmeno le vendite a rilento di questi giorni dei biglietti del tour, anzi, le capisco. Dopo tutto quello che si sono tirati addosso (spero solo in senso allegorico) negli ultimi anni, difficilmente il loro ritorno non sarebbe stato accolto con un pizzico di scetticismo, ma credo che, col passare del tour e delle date, sarà sicuramente un ritorno di successo.

Ma allora cos’è che mi perplime? Che mi desta qualche grattacapo? La risposta credo sia abbastanza scontata: l’ego. L’ego di Corgan credo sia il motivo per il quale provo qualche timore in questo progetto. Certo, naturalmente col tempo sarà maturato ed avrà imparato a contenersi (o almeno lo spero), ma, visto quello che è successo con l’esclusione di D’Arcy Wretzky, qualche dubbio ancora ce l’ho. Ecco, appunto, capitolo Wretzky. L’esclusione della bionda bassista ha incendiato per giorni i siti del settore, poiché tutti si chiedevano come mai non fosse stata coinvolta. Da lì è partita una telenovela che vi riassumo semplicemente in: “Wretzky dice che Corgan le ha prima assicurato che avrebbe fatto parte del progetto e poi è sparito tagliandola fuori”; “Corgan smentisce tutto dicendo che Wretzky mente e non è così fondamentale come la gente pensa visto che spesso il basso lo ha suonato lui negli album”. Chi ha ragione? Non ne ho la più pallida idea. Fatto sta che non la vedremo sul palco con i suoi ormai ex compagni di avventure. E questo ci porta alla mia seconda perplessità: la mancanza di una presenza femminile al basso insieme al gruppo.

I fan, appresa la notizia di cui sopra, avevano tutti espresso la volontà di vedere insieme a loro Melissa Auf Der Maur, già componente del gruppo dalla fine del ’99 fino al 2000. Mi sarei aspettato anche io una scelta simile, ma, per qualche motivo, hanno optato per Jeff Schroeder e non posso dire di essere contento di ciò. Per carità, ottimo musicista, ma il mio è più un discorso per quanto riguarda l’iconografia del gruppo, che tutti noi ricordiamo con una presenza femminile al basso. In più, per quanto riguarda anche un discorso di resa delle canzoni dei primi album, i cori eterei del gentil sesso contribuivano a creare quella magia che tutti noi abbiamo amato ed erano quel qualcosa in più che riusciva a dare una sorta di “marchio di fabbrica” a quella che era la produzione degli Smashing Pumpkins. Sono un purista? Sto cercando il pelo nell’uovo? Probabilmente sì, ma non credo che questa scelta sia andata giù a molti fan del gruppo, me compreso.

Per ora è tutto in divenire ma io mi aspetto ottime cose da questo ritorno sulle scene. Spero che questo nuovo materiale a cui stiano lavorando sia qualcosa di veramente buono e che questo tour non si tramuti nell’ennesimo “reunion tour macina soldi” atto solo al guadagno economico, ma che riesca ad aggiungere anche un tassello, non dico importante, ma almeno degno di poter essere inserito nella storia degli Smashing Pumpkins.

Piccola nota a margine: i nuovi brani saranno prodotti dal signor Rick Rubin, non esattamente l’ultimo arrivato. Poco importa che abbia prodotto anche l’ultima fatica del signor Lorenzo Jovanotti (certo è però che se Corgan mi inizia a pronunciare “s” per “f”, ecco, lì diciamo che un po’ mi preoccupo).

 

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