Stranger Indie Things: la musica dietro il successo

by Riccardo Martinelli

Tutti ne parlano, tutte le persone che per voler proprio o per caso si trovano ad aver a che fare con la storia di questi 4 ragazzini e una “amica pazza”, perdono la testa.
Il successo del capolavoro dei fratelli Duffer ha sbancato su un numero indescrivibile di dispositivi (si parla di 361000 utenti che negli USA hanno guardato le nove puntate della season 2 nelle prime 24 ore dall’uscita), e mi domando…perché?

Cos’è che muove? Cosa c’è di speciale che crea questo entusiasmo? Cosa c’è che mi spinge quasi a riconoscere questo “Upsidedown”, a sentirmi parte di questa storia?

Il mio strano approccio con questa vicenda ambientata durante gli Eighties nell’Indiana, è partito da un esperimento che non è mai stato provato prima. Notando l’entusiasmo, l’euforia, e sentendo l’imponenza e la bellezza di questa serie tv, decido anch’io di buttarmi.
La cosa curiosa è che il primo passo non è iniziato con l’episodio 1 disponibile su Netflix, ma dal mio account Spotify.

Season 1:

Season 2:

SBAM!
Synth pesanti come macigni, sonorità ancestrali, arpeggiatori di altre dimensioni e pad dalla capacità di creare tensioni in stile Tangerine Dream e innovativi come Aphex Twin.
Ancor prima della visione, l’entusiasmo era a mille, il coinvolgimento e la tensione anche.

Come il postbruciatore consente la massimizzazione di propulsione al motore dei jet, il lavoro dei compositori Kyle Dixon e Michael Stein dona alla serie una spinta perfetta, partendo dal coraggio di voler offrire ad un pubblico, quasi feticista del vintage, ma comunque coinvolto e immerso nell’epoca delle nuove tecnologie e della musica digitalizzata, una soundtrack di altri tempi. Qualcosa che non appartieni al mondo e alla società di oggi.
I due sono membri del quartetto SURVIVE, band Texana nata nel 2009 con all’attivo 3 album, tutti incentrati sullo stile elettronico sperimentale, con lo stampo di colonne sonore di film sci-fi.

Kyle e Michael assieme, hanno studiato su misura, come un abito da cerimonia, una colonna sonora che riprende e raccoglie tutti gli elementi caratteristici degli 80’s, alternando suoni mastodontici a melodie inserite in loop leggere e spensierate, passando per atmosfere nebbiose e offuscate. Nella colonna sonora troviamo anche grandi successi del panorama musicale di quegli anni, scelti veramente ad hoc per descrivere le personalità dei personaggi e delle situazioni, partendo dai Clash, Joy Division, New Order, ecc…Panorama che può essere identificato come momento antecedente e brodo primordiale dal quale nascerà un termine e un genere musicale (forse più tendente a stile di vita) che a parecchi di noi credo sia molto caro: Indie.

A parer mio, risulta la serie “eticamente” (quanto pesa questa affermazione) più indie che possiamo avere sottomano, nella vera accezione del termine.
Come gli ideatori Matt e Ross Duffer si avvalgono dei canoni richiesti dalla massiccia offerta mediatica di oggi, dando le redini della vicenda in mano a 5 ragazzini figli del nuovo millennio, così iniziarono in quegli anni le band che ancora oggi ci sono carissime e risultano fondamentali nella nostra quotidianità ad avvalersi di determinati standard pre-impostati.

La questione che accomuna Mike, Will, Dustin, Lucas, all’inizio del movimento da cui nasce la musica indie, non è l’esaltazione, non è l’eroicità, ma la passione.
La passione e il credere in qualcosa, che sia in controtendenza o nel verso opposto rispetto alla normalità non conta.

( doubts about where the indie comes from? https://youtu.be/Zz36_a0G7gk )

Un richiamo al coraggio, a sé stessi, una vera esaltazione del “nervo” con cui prendere posizioni. Rispecchia e stimola la carenza che spesso troviamo soprattutto nel panorama musicale moderno, mai stato così ricco in termini di quantità, ma d’altro canto in termini di contenuti e qualità presenta diverse lacune; che scaturiscono spesso dall’identità e da una personalità poco definita, immersa nel calderone del mercato dell’offerta.

Il mio è un pensieroche si trova al confine tra essere un consiglio di lettura e un desiderio di avere e di leggere artisti, di sentire musica reale.
Di aggredire davvero la vita e di essere appassionati e sentimentali all’interno di una società che ti spinge all’estremo opposto.

Durante la premiazione agli SAG Awards, David Harbour (non che il sergente Jim Hopper) prende la parola e dice:

“Siamo uniti in questo, siamo tutti esseri umani e ci troviamo tutti insieme in questa orribile, dolorosa, gioiosa, eccitante e misteriosa corsa che è la vita…
Sconfiggeremo le bugie, daremo la caccia ai mostri e quando ci sentiremo persi nell’ipocrisia e nell’incurante violenza di alcuni individui e istituzioni, noi come lo sceriffo Jim Hopper daremo un pugno in faccia a coloro che cercano di distruggere la gente debole, senza diritti ed emarginata.”

Da qui nasce la musica che ascoltiamo, l’arte che vediamo e sentiamo.
La passione è il sentimento che evoca, il motivo che spesso mette in movimento e attiva, che scaturisce da una necessità e da una cosa vera, come dall’animo buono del sergente Hopper e dalla necessità della musica di esprimersi al di fuori dei termini commerciali e convenzionali.
Queste “Strane Cose” ci hanno insegnato a guardare nei nostri baratri, ad addentrarci nel “sottosopra”, e che a volte è necessario prendere a pugni la realtà e quello che ci troviamo davanti, che sia un Demogorgone, un produttore discografico che ti chiude la porta in faccia, o qualsiasi circostanza che ci troviamo davanti.

Riccardo Martinelli

People try to put us down! (talkin' bout my generation)

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