What’s in my bag?: cosa c’è nella borsa delle donne di NoisyRoad

by NoisyRoad Staff

Chiara

Uno degli sbagli più grandi di sempre dopo aver finito le scuole è stata ritenere lo zainetto più comodo delle borse. Non che questa teoria sia sbagliata, anzi, ma volevo sembrare una giovane donna in carriera e invece mi confondo con i ragazzi delle medie nei trasporti pubblici.
Poi per fortuna lo zainetto è diventato mainstream. Da lì ho cominciato a sembrare meno sfigata e più “Hey, guardami: sono alla moda!”
Che poi, mai giudicare un libro dalla copertina (o mai uno zainetto dalle borchie che ha applicate).
Una cosa che non può mancare mai è un buon libro. Durante i lunghi viaggi in treno è l’unica cosa che riesce a non farmi pensare che sono circondata da persone che hanno la mia stessa voglia di vivere la mattina. Cioè pari a zero. Poi ovviamente il cibo: sia mai che vengo rapita all’improvviso con fuga annessa nel deserto/giungla e non ho nulla da mangiare. Quaderni, quadernetti, per scrivere pensieri o il mio numero da lasciare sui banconi dei bar per degli affascinanti sconosciuti. Se poi avessi penne o matite per scrivere le cifre sarebbe una cosa perfetta ma mi dimentico sempre di rubarle da Ikea.
Ovviamente non possono mancare gli accendini: ne avrò minimo 4 nella tasca interna e 5 scivolati tra la fodera grazie ad un piccolo strappo che nemmeno il buco dell’ozono.
Apribottiglie, gomme da masticare che mi azzardo sempre di offrire e ovviamente finiscono subito.
Pochette per le signorine, pochette come portafoglio, pochette per il tabacco, che ovviamente non serve a nulla perché, ça va sans dire, ho fondini di tabacco che come minimo potrei fare concorrenza al tabacchino vendendo di contrabbando.
E anche se ogni volta che mi serve qualcosa con urgenza non la trovo nel marasma che è il mio zainetto so che lui, ovunque io vada, riuscirà sempre a salvarmi dalle situazioni peggiori.

 

Maria Vittoria

“Scegliete il tipo di borsa che volete, basta che ci sia qualcosa di musicale”. Quando la prima cosa che ti capita in mano prima di uscire di casa è la tote bag della Rough Trade, qualcosa di musicale lo hai già trovato. Visto che senza musica non riesco praticamente a vivere, ogni giorno non posso uscire di casa senza portare con me qualcosa che ha a che fare con essa, in primis quell’ipod blu di terza generazione che vedete lì in mezzo. Vecchio, graffiato e con una vita di poche ore giornaliere, è il mio fedele compagno mattutino. Dentro ci custodisco 1094 canzoni del cuore, quelle con cui piangere, con cui addormentarsi e con cui saltare al primo riff di chitarra: da Dancing Shoes a Spanish Sahara, sono tutte lì dentro, accuratamente collezionate nel corso degli anni e ordinate per artista e album.
Il mio secondo piacere è la scrittura, questo il motivo per cui trovate un’agenda, una Moleskine e un taccuino, praticamente una cartoleria in pochi centimetri di stoffa. Per la serie: io e la tecnologia bff, penserete. E invece mettere tutto per iscritto permette di ricordare molto meglio impegni, compleanni e concerti in programma. Volete mettere il piacere che si prova a dicembre nell’andare a sfogliare ciò che si è fatto i mesi precedenti prima di chiudere la vostra agenda dentro un cassetto? Viste le troppe note che avevo sul telefono riguardanti NoisyRoad ho deciso di comprare un quadernetto e tappezzarlo di stickers. All’interno ci sono liste di qualsiasi genere: liste di articoli futuri, liste dei migliori album/singoli per annate e persino una lista di boni indie (prima o poi arriva l’articolo, promesso). La piccola Moleskine con in copertina Palma Violets, The National e The Vaccines è forse l’oggetto più personale che porto con me: una raccolta fatta di pensieri, testi che hanno il peso di poesie, e citazioni prese qua e là. Solitamente in mezzo a questo mucchio di parole ci metto anche un libro, uno dei metodi migliori per staccare la spina, ma vista la montagna di paper da leggere per l’università mi è difficile stare al passo con la trama di un romanzo. Propositi per il nuovo anno: recuperare tutto questo tempo perso a non leggere.
Per finire, un po’ di frivolezze. Innanzitutto, un astuccio per animi molto indiep(e)ndenti in cui ci infilo qualche trucco (solitamente un rossetto e un correttore), l’immancabile burro cacao, dei cerotti e uno specchietto. Gli occhiali da sole non possono mancare, ne sono praticamente ossessionata tanto da averne 4 paia e volervi mettere pure di notte. Must per i concerti? I cracker, pacchetti e pacchetti di cracker, per evitare code infinite e patatine a prezzi esorbitanti.

 

Anthea

Cosa c’è nella mia borsa? O meglio, cosa NON c’è nella mia borsa? Ma soprattutto, come fa a starci tutto dentro?
Ragazzuoli, non posso rivelarvi i segreti dei miei tetris mattutini per incastrare tutti questi FONDAMENTALI oggetti ma posso raccontarvi brevemente i miei must have quotidiani.
Questa è la mia borsa universitaria!
Prima di tutto, un piccolo computer per prendere appunti.
Ho iniziato la mia carriera universitaria facendo l’amanuense ma dopo pochi mesi ho realizzato che la mia velocità di scrittura non poteva competere con la velocità della parlata dei miei docenti. Poi, parliamoci chiaro, durante le lezioni noiose vogliamo esplicitare quanto possa salvare la vita un computer con una connessione internet? Ovviamente non possiamo trascurare la presenza di una chiavetta USB (le bische clandestine tra studenti che si passano appunti e dispense sono sempre attive), di una powerbank e del caricatore per il telefono: perchè l’università è un luogo oscuro e pieno di terrori, ma soprattutto senza mai una presa di corrente libera.
Fondamentali, per i “ciechi di Sorrento” come la sottoscritta, gli occhiali di ogni tipo: per quanto riguarda quelli da vista – pieni zeppi di ditate effetto nebbia in Val Padana – la custodia la presi a Capo Nord. Sono molto legata al Nord Europa e l’idea di avere un pezzettino di quelle terre con me mi fa sempre sorridere. Gli occhiali da sole sono invece contenuti in una custodia che mi regalò la mia migliore amica per i miei 23 anni, che essendo io fuorisede, è lontana da me. Mi porto sempre dietro un piccolo pezzetto di tante cose.
Spesso, soprattutto nel caso degli occhiali da sole, la custodia diviene anche astuccio: come noterete ho un debole per il viola. Evidenzio rigorosamente in viola e lilla e scrivo con un trattopen lilla sottilissimo…è un mio -inquietante- tratto distintivo.
Il libretto universitario può trarre in inganno e farvi pensare che io sia una secchioncella.
Tranquilli: l’ho spesso dietro semplicemente perchè alle mostre, da studentessa, posso entrare con il ridotto!
Il quaderno trash invece non nasconde doppi fini: ho un debole per tutto ciò che è metallizzato o glitterato, uno dei miei nomignoli è “Gazza Ladra”. Il quadernino più piccolo lo uso come agendina segnandoci appelli d’esame o orari delle lezioni, quello più grande è un “pronto all’uso”. Si scarica il PC? Vai di cartaceo. Sono in giro e mi serve un foglio? Eccolo! Devo scribacchiare una citazione o una frase che mi intriga particolarmente? Problema risolto. Un quadernetto dietro fa sempre comodo.
Sorvolando sul portafoglio distrutto e rigonfio non di soldi ma di carte fedeltà di svariati supermercati, scontrini putrefatti e cose inutili (le donne mi capiranno), immancabili nella mia borsa ci sono…
Il rossetto: altro mio tratto distintivo. Ho una collezione di rossetti e ogni giorno abbino le mie labbra ai colori che indosso. Spesso, se son di fretta e non ho tempo per applicarlo, mi sento letteralmente come se mancasse qualcosa.
Il tabacco: che ve lo dico a fare? Fumare fa male ma anche 8 ore di lezione non scherzano. Aggiungo, inoltre, che la sigaretta in università è sacra, un passepartout per mille occasioni. Conoscere persone nuove, una scusa per uscire a prendere una boccata d’aria, qualcuno direbbe anche un ottimo modo per fare i finti sofisticati.
Oki & cerotti per ogni evenienza, dal mal di testa alla Dr Martens infame che ti crea una stigmate.
Una piccola molletta per i capelli ribelli, uno snack leggero che non ti faccia sembrare una morta di fame e che passi inosservato pur se sgranocchiato di nascosto a lezione, dei fazzolettini perchè…beh, i bagni dell’università sono discutibili.
Concludo con il mio #currentlyreading: da brava studentessa di Lettere non può mancare un libro sempre a portata di mano. What a cliché!
Durante i tempi morti, le attese degli amici, dei mezzi pubblici e, abbinato a delle cuffiette, diviene un perfetto metodo per evitare chiacchiere indesiderate e staccarsi dalla realtà per qualche momento.
Ovviamente il libro nella foto lo consiglio a tutti mentre no, non saprete mai come faccio a incastrare tutte queste cose in una borsa così, presumibilmente, piccola!

 

Jess

Essere pendolari ha i suoi vantaggi, tanto tempo per leggere (ogni tanto studiare) e altrettanto per ascoltare musica senza troppe distrazioni. Essere una pendolare ventunenne, indecisa cronica, ha anche molti lati negativi. Quando la mattina mi preparo per uscire di casa, ad esempio, infilo in borsa le cose necessarie, orologio e agenda per compensare la testa che ho dimenticato sul cuscino e portafoglio con abbonamenti inclusi. Fin qui tutto bene. Arriva poi il turno delle letture e anche su quello vado abbastanza sul sicuro, prendo il libro che sto leggendo e porto con me anche il lettore di e-book con i testi dell’università, giusto per autoconvincermi che nel tragitto troverò il tempo per studiare un pò. Non studio mai, ma Patti Smith è un’ottima scusa. Di spazio ce n’è a sufficienza per metterci anche il Wreck This Journal, che non si completerebbe mai da solo sullo scaffale della libreria e sono ancora agli inizi, perciò dovrei darmi una mossa. Come se non bastasse, ho una specie di ossessione per la cancelleria perciò penne, pennine, evidenziatori e matite trovano sempre il loro angolino in borsa. Solitamente porto una matita nera con il nome di Victor Hugo inciso sopra comprata a Parigi dopo che il mio cellulare era stato rubato (per non dimenticare che la sfiga è sempre in agguato), ma mi sono recentemente convertita a questo set di matite con le citazioni di Andy Warhol (quella nella foto recita: art is what you can get away with) e non potrebbe esserci strumento migliore per prendere appunti mentre leggo. Gomme da masticare ne abbiamo? Al lime, alla cannella, al caffè e alla menta … Credo possano bastare. Niente liquidi in borsa per non rischiare di rovinare qualsiasi cosa cartacea che decida di portarmi dietro quindi, sì, muoio costantemente di sete. Tutto pronto. Quasi. Panico: cosa ascolto in treno?
Qui arriva il bello, scelgo la musica in base al tempo e all’umore, ma mi conosco a sufficienza da sapere che il cielo si annuvolerà ed io mi innervosirò abbastanza da voler cambiare genere. Porto il lettore con un paio di CD e il Walkman, il cimelio di famiglia, con una cassetta dei Queen, quella nella foto, ed una dei Backstreet Boys per non prendermi troppo sul serio. Devo ammettere che la matita qui mi torna particolarmente utile! Ogni volta che entro in un negozio, i miei dispositivi all’avanguardia fanno impazzire i metal detector; lascio immaginare le facce delle guardie che “ah, ma è un mangiacassette, e quello? Un lettore CD?”. Ad ogni modo, avere un cellulare in tasca mi ricorda che nel 2017 posso anche usare Spotify per ascoltare qualcosa di nuovo di tanto in tanto. A volte porto anche i miei due Mp3, uno con la musica che già conosco e amo e l’altro per quella che mi consigliano e che devo ancora valutare, ma non era questo il caso. Diciamo che in fatto di musica non mi faccio mancare nulla …
Ad ogni modo, quando la gente mi guarda in modo strano per strada mi chiedo ancora se sia per il Walkman, per il lettore CD, le Dr Martens o per l’enorme borsa che mi trascino dietro. Mary Poppins sarebbe orgogliosa di me.

 

Alessia

Di norma non vado molto fiera del contenuto della mia borsa: tra scontrini accartocciati, rossetti dimenticati e occhiali sparsi, non mi qualifico come la persona più ordinata di questo mondo. Cosa che mi innervosisce perché io vorrei esserlo, eh, solo che non ci riesco proprio.
Mi servirebbe una di quelle borse a 300 scomparti, dove persino le carte delle caramelle hanno il loro spazio apposito. Eppure, non riesco a fare a meno di trascinarmi in giro questa sgualcita tote bag che di scomparto ne ha solo uno e, apparentemente, anche senza fondo. Quando sono andata al TOdays Festival a Torino quest’estate ho capito una cosa fondamentale: ad un festival il tuo livello di alternatività è determinato dalla borsa che hai. Hai una semplice tracolla color cuoio con la cerniera? Sei mainstream. Zainetto di pelle nera? Mainstream. Zainetto pratico dell’Eastpak? Vade retro. Se c’hai una borsa di tela, allora iniziamo a ragionare.
Durante quei tre giorni di festival in cui ho avuto il piacere di fare la reporter, mi sono trasformata nella persona più compulsiva di questo mondo. Volevo essere sicura di trovare l’oggetto giusto al momento opportuno. Come il quadernino con i cuoricini e un gatto che non è il massimo della professionalità, ma è comodo e pratico per annotare ogni minimo particolare tra un cambio palco e l’altro. Tutto rigorosamente scritto a penna viola, giusto per sfogare quella repressione da biro nera monotona. La cover color marmo è la semplice affermazione che state avendo a che fare con una patita di Instagram.
Nel piccolo astuccio azzurro etnico si nascondono le cose noiose come la carta d’identità, i soldi, le chiavi e tutte le cose che non vorresti mai perdere ad un festival. Visto che sono un’inguaribile gattara un po’ cieca, non possono mancare gli occhiali da sole nella sobria custodia piena di gatti. Gli auricolari sono necessari nel tragitto hotel-concerto, per ascoltare i messaggi vocali folli degli amici e anche per evitare scomode situazioni di interazione sociale. Infine, i pass senza i quali non avrei avuto accesso al festival e senza i quali non avrei realizzato il mio sogno di giocare a fare la giornalista musicale.
Però, l’oggetto a cui tengo di più è proprio questa borsa pagata £5 al Victoria & Albert Museum di Londra. Reduce dalla mostra Records and Rebels, la borsa è stato uno dei pochi souvenir che mi sono portata via dalla città e che ora sfoggio per le strade come se fosse una Gucci. Il valore sentimentale supera la scomodità del cercare per interi minuti gli auricolari che nel frattempo stanno avendo un menage à trois con il cordino del pass e la penna viola. E poi volete mettere la soddisfazione di vedere la gente leggere “You say you want a revolution?”, guardarmi in faccia, sorridermi e rispondere “we all want to change the world”?

 

Birth

Cosa c’è nella mia borsa? A volte non lo so nemmeno io! Però oggi vi aprirò il mio vaso di Pandora e mostrerò quello  che possiamo chiamare il mio “starter pack”.
Siccome ho “la mente incasinata”,  tendo ad avere la borsa piuttosto ordinata, utilizzando vari escamotages come i due astuccini presenti nella foto. Uno, quello nero, è il mio kit di sopravvivenza per rendermi minimamente presentabile e non assomigliare ad uno zombie di The Walking Dead, contenente mascara; una palette di ombretti nude; un burrocacao e una bb cream. L’altro, quello con stampato un quadro di Boldini, custodisce il kit da studentessa di belle arti, ovvero la carta musei (del Piemonte); la tessera del FAI; l’abbonamento ai mezzi pubblici e i miei documenti.
Rimanendo in tema “Accademia di Belle Arti” potete ammirare tre quaderni accompagnati da matita e gomma, i quali sono sempre con me e quando ho i miei 5 minuti di follia artistica, o ispirazione come dir si voglia, li “paciocco” con i miei schizzi.
Gli altri elementi che trovate nella foto sono, invece, i mie veri compagni di viaggio. Iniziando dal telefono con le irrinunciabili cuffie, senza le quali morirei, e finendo con un libro, in questo caso del grande Ishiguro (Vincitore di quest’anno del Nobel per la letteratura).
Per concludere alla grande, e salutare l’arrivo dell’autunno, vi presento la mia bellissima cuffia con un micino che manda la gente a quel paese. Giusto per dare l’impressione di essere una ragazza cara e socievole, sì.
Eccovi, quello che c’è nella mia borsa normalmente: il disagio di una diciannovenne scombussolata.

 

Giada

A prima vista questo non sembra il kit da concerto, ma la verità è che questo è il MIO kit da concerto. L’essenziale è racchiuso in questa foto: la macchina fotografica, l’ombrello, una bottiglietta d’acqua, il portafoglio e altri piccoli oggetti che non ti aspetteresti mai di trovare in uno zaino in quel contesto. Il mio album da disegno, con i rispettivi materiali (acquerelli e matite), è un vero e proprio punto di riferimento: sento sempre, infatti, il bisogno di portarlo con me in ogni occasione, come se aspettassi il momento giusto per sentirmi a mio agio e disegnare. Presenti anche altri due quaderni. Ci scrivo ogni pensiero che mi capita in testa, mentre in un altro, ancor più speciale, tengo i miei ricordi migliori: foto, disegni, biglietti di concerti mostre, inoltre riporto lì i lyrics che ritengo più significativi.
Un’altra delle cose che da un anno a questa parte non può mancare durante un concerto è la maglietta dello Sziget Festival, ma ovviamente nella foto non c’è perché sicuramente la starò indossando.

 

Silvia

Non dimentico quella volta in cui una voce reclamò un fazzoletto tra le retroguardie accomodate nel pullman che ci riportava a casa. «Già sesi equipaggiada», mi disse in un sardo italianizzato mentre glielo porgevo timidamente. Sono passati dieci anni e tutto è rimasto invariato, sono ancora una giovane marmotta alla ricerca di avventure emozionanti. Vivendo costantemente nel rimorso, riempio la borsa di tutto l’occorrente per stare serena. L’ansia mi divora pochi minuti prima di recarmi all’entrata del locale in cui suoneranno i miei beniamini, scorcio ameno che avrò per ore interminabili. Maniaca della pulizia di me stessa (nonostante il caos della mia stanza), non mi scordo dei (miei amati) fazzoletti e delle salviettine. Conto i soldi per un possibile drink (che si rivelerà essere acqua) e una maglietta del merchandising ufficiale, infilo il borsellino alleggerito dalle carte fedeltà. Un quadernetto spiritoso potrebbe essere lo strumento per immortalare le risposte alle mie domande tecniche da rivolgere agli artisti, per un autografo oppure per annotare i momenti clou a fine serata. Se scriverò in blu, memorizzerò meglio. La mia preoccupazione più grande è l’approvvigionamento: assieme ad una bottiglietta d’acqua, per sicurezza metto il salato e il dolce in una seconda borsa di tela, in modo tale da piegarla e metterla nella tracolla non appena avrò finito le provviste. La borsa di tela è inoltre utile per infilare qualche indumento che sarà di troppo quando la calca si infittirà per conquistare la transenna. Solitamente però mi capita di lasciare il cappotto nel guardaroba e di legare le maniche del maglioncino attorno alla tracolla, dunque non temete, non sono una compagna ingombrante. Un secondo tappo viene nascosto nella taschina per signorine a prova di mani della sicurezza: è dal 2009 che osservo questo rito. L’urna greca di Keats fa compagnia alla Proserpina dei coniugi Shelley, un libro tascabile e non impegnativo che potrebbe essere sfogliato mentre si sta seduti sul marciapiede, rigorosamente coperto da buste per la spazzatura di plastica, buoni isolanti. Se c’è caldo, consiglio la carta per pacchi, se piove, l’impermeabile e non l’ombrello, non ammesso all’entrata. La sciarpa e gli auricolari potrebbero essere degli ottimi amici. Gli occhiali da sole sono quella cosa che mi serve di più ma che metto sempre per ultima, come il biglietto del concerto perché non vorrei che si sgualcisse. Eccomi, sono pronta nella mia maglietta dei Rolling Stones. Ah, no, un’ultima cosa: quel rossetto che ho scelto tra i tanti della mia collezione, che non riapplicherò tra gli astanti sfegatati ma che mi rassicura.

 

Claudia

Alla domanda “cosa tieni di solito all’interno della tua borsa?” non riuscirei a dare una risposta particolarmente soddisfacente: nel mio quotidiano, la mia borsa non contiene un tripudio di cose interessanti, ma anzi è piuttosto basic in quanto sono una malata d’ordine ed ogni cosa deve avere il suo posto, anche all’interno di un accessorio come questo.
E’ quindi in occasioni come concerti “in trasferta” che la risposta si fa un po’ più interessante.
Ecco quindi il mio kit base da concerto!
Ho scelto la versione “trasferta Venezia-Firenze per il concerto dei Radiohead”.
Partiamo dalla borsa stessa: la mia fedele Freitag mi ha accompagnata sin dal primo concerto (Arctic Monkeys, 2014) fino ad oggi, sfidando intemperie, gente sudata, treni, autobus e controlli all’ingresso dei vari cancelli, guadagnandosi così l’appellativo di “borsa da concerto”.
Nonostante tutti i maltrattamenti subiti e lavaggi vari, non ha ancora abbandonato quel maledetto caratteristico odore di plastica, che voi possessori di Freitag conoscete bene.
La mistica taschina interna della borsa ha dunque il compito di difendere con la forza della sua cerniera l’altrettanto fedele portafoglio della Eastpak, il quale nasconde al suo interno qualche tappino per richiudere le varie bottigliette d’acqua (NON MI AVRETE MAI!).
Ovviamente nascondeva anche la battery bank per il cellulare, ma la taschina svolge così bene il suo compito che nemmeno lo staff ai controlli l’aveva trovata, dunque, di che battery bank stavamo parlando..?
Immancabile poi il kit di primo soccorso, composto da svariate pastiglie per il mal di testa, fazzolettini e ventaglio , per cercare di non soffocare tra i sudori degli energumeni che di solito mi circondano facendomi sentire ancora più bassa di quanto già io sia.
Per l’occasione non potevo che sfoggiare la T-shirt comperata nell’inverno dei miei 14 anni: ammetto che la scelta non sia stata delle migliori, considerata la pesantezza ed il colore del cotone congiunto con l’effetto sauna provocato dalla stampa.
(Che poi, Hail to the Thief è pure l’album che mi piace meno, ma che ci volete fare, sono una sentimentale legata ai ricordi adolescenziali).
Da fan paranoica, ovviamente avevo comperato il biglietto in prevendita su W.A.S.T.E., dunque non avendo la stampa fan ticket, come potete notare, sono riuscita ad estorcerlo con la forza e a portarlo a casa come un trofeo, assieme al braccialetto di carta per il pit (che ovviamente era stato allacciato troppo lasco e mi ha fatto il solletico per tutto il giorno) ed il portachiavi con l’iconico orsetto di Stanley Donwood. Ora tutti questi trofei di caccia stanno esposti in camera mia, sul ripiano-altarino dedicato ai Radiohead, con cd, vinili e libri.
(Mancano le sigarette, ma quelle non le ho fotografate, perché ragazzi il fumo fa male, devo smettere e sono già in crisi d’astinenza, capitemi).

 

Martina

Non c’è superfice che il mio zaino non abbia sfiorato.
Panche e panchine, prati di concertini improbabili nei quali diventa automaticamente un cuscino,
scrivanie della biblioteca, pavimenti dell’università (ragion per cui ogni tanto gli do un giorno di ferie in lavatrice)…
E’ stato messo davvero a dura prova, perchè la mia sindrome da zia apprensiva nei confronti di chiunque ha dato l’abitudine alla gente di chiedermi “hai questo, hai quello?” ed io non mi faccio cogliere impreparata.
La pochette bordeaux con i trucchi è stata più utile alle mie amiche che a me, per esempio.
Quella in stile “New York City” invece è la mia piccola farmacia portatile, altra grande risorsa con più di una storia da raccontare.
Oltre al portafogli, decisamente poco sobrio e che contiene un universo parallelo e non entra in nessuna tasca di proporzioni umane, non esco mai senza gli occhiali da sole più scuri che esistano. Reggo difficilmente l’eye-contact, per cui ne ho fatto il mio scudo contro il mondo e mi sento Julian Casablancas quando li indosso.
L’agendina a quadri bianchi e neri (tenero regalo di mia sorella), insieme a quadernetti vari, tradiscono la mania di appuntarmi tutto. Ho sempre appresso almeno un libro in inglese per tenermi in esercizio, le cuffie e qualcosa da bere fra una corsa e l’altra.
Ciò di cui vado particolarmente fiera è la busta in plastica rigida con tutto il necessario per scrivere e spedire una lettera o una cartolina. Non me ne separo da quando ho iniziato il Postcrossing, e contiene anche qualche bustina delle mie tisane preferite ed i biglietti che rischio di perdere.

 

Federica

La prima cosa che si può constatare osservando questa immagine è che mi piace molto il rosa. E gli unicorni. La seconda è che, con tutti questi glitter più che una persona adulta la maggior parte delle volte rischio di essere scambiata per una bambina pronta per la gita di terza elementare, oppure per una fatina (io propendo più per la seconda, a differenza dei baristi che mi chiedono costantemente i documenti prima di servirmi la birra).
C’è una cosa che nella mia borsa non mancherà mai. Le chiavi di casa? Un pacchetto di fazzoletti? Le cuffiette? No, il deodorante al melograno, che mi permette di distinguermi dalla mandria di persone con cui quotidianamente mi trovo a condividere spazio vitale sui mezzi pubblici milanesi e che, evidentemente, non vedono una doccia da parecchio tempo. C’è, invece, una cosa che purtroppo è venuta a mancare molto spesso. Si tratta del portafogli, che mi è stato rubato così tante volte che ormai ho perso il conto. C’è poi l’agendina che mi ha portato mia madre da un suo viaggio in Spagna e che, mi duole ammetterlo, ma porto in giro esclusivamente per sentirmi una persona organizzata, dato che ho una pessima calligrafia e sono terribilmente disordinata, per cui in due anni l’unica pagina che è stata riempita è stata la prima, ovviamente con un autografo. Lo stesso discorso vale per la penna, che mi è stata regalata al Milano Pride 2017 e che ha un valore affettivo, più che pratico.
Da qualche mese la mia migliore amica mi ha fatto scoprire la bellezza e la magia delle fotografie analogiche, per cui ho deciso di tirare fuori dagli scatoloni impolverati di mio padre la sua vecchia macchina fotografica e di iniziare sperimentare (con parecchi fallimenti, ma c’è sempre tempo per imparare, no?).
Infine ci sono le cose più importanti di tutte, quelle legate alla musica. Un libro con i testi commentati degli Smiths, anche se la presenza costante di Morrissey nella propria quotidianità non è sempre facile da gestire. L’ipod, che credo di essere rimasta una delle poche ad utilizzare e che ha fatto più cadute di un bimbo sul triciclo, ma che nonostante le innumerevoli crepature continua ad essere il mio compagno di viaggio preferito. E, per concludere, uno degli oggetti a cui sono più affezionata in assoluto: la polaroid che mi immortala, in una veste molto floreale, abbracciata a quello che considero l’artista della mia vita e che mi ricorda del pomeriggio in cui, nel parcheggio del Vittoriale degli italiani, ha suonato davanti a me e altri quattro miei amici.

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