X Factor: guardare o non guardare? Dove sta il problema?

by Alessia Nosari

Da quando è cominciata la nuova edizione, X Factor è ritornato ad essere un argomento di conversazione e, a volte, di discussione. Dopo 10 anni dal debutto della versione italiana del programma firmato Simon Cowell, ormai non è più una novità. Il punto è: musicalmente parlando, perché guardare o non guardare X Factor è un problema così vitale per gli appassionati di musica?

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Dal momento in cui parte la sigla della prima puntata fino ad arrivare ai titoli di coda della finale, nei peggiori bar di Caracas e nei peggiori profili Facebook volano frasi del tipo “guardi X Factor? Tanto è tutto costruito”, “fanno tutti schifo”, “sanno già chi vincerà”. Queste affermazioni sono contrastate da estremismi nell’altro senso, persone che vedono X Factor come un miracolo venuto dal cielo e che chiunque metta piede su quel palco potrà diventare la nuova stella della musica intergalattica e quindi, oddio, sicuramente il vincitore di X Factor verrà invitato alla cena presidenziale di Obama, ma, quando questo non succede, rimangono delusi, si inacidiscono e si mettono a scrivere frasi come quelle citate sopra.

Io, ad esempio, ho sempre seguito X Factor fin dalle origini e indovinate un po’, non mi sono trasformata in una lobotomizzata che ascolta Arisa 24/7. Sinceramente, il programma mi è sempre piaciuto per alcuni aspetti che trovo positivi, mentre ho sempre criticato gli aspetti negativi, sempre tenendo a mente che stiamo parlando di un talent show. Aspetti positivi? Nel vasto mare di programmi televisivi demenziali dai dubbi scopi, almeno qui la gente sa fare qualcosa. In più, effettivamente c’è lo sforzo di proporre canzoni ed artisti di un certo spessore a differenza di programmi canori simili. Eppure, ogni volta che dico di guardare X Factor, mi sento sempre giudicata dai veri hipster che, scrutandomi dagli occhialini rotondi alla John Lennon, sentenziano “che non ascolto vera musica”, “che sono commerciale”, “che la TV fa schifo” e altre frasi fatte. La maggior parte di questi individui, ad esempio, non ha mai guardato X Factor. Gli altri, lo guardano di nascosto in streaming alle 2 di notte.

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Dal punto di vista musicale, dobbiamo ricordare una cosa: X Factor non è un concerto. Sebbene il mantra sia “troviamo la nuova voce della musica italiana”, dovremmo ormai aver capito che, nella vita reale, la musica non è una competizione. Infatti, qui stiamo parlando di televisione, non di musica. In quanto tale, il programma deve soddisfare un ampia fetta di pubblico: dalle teenager che lanciano il reggiseno sul palco di qualche boyband al padre di famiglia che ascolta vecchi vinili. Perciò non stupitevi se le canzoni che vengono scelte da presentare in puntata non sono alternative ed originali. Purtroppo, X Factor non viene trasmesso su Alternativo Channel, ma su SkyUno che, sebbene ci illudiamo che sia un po’ più hipster di Rai 2, è pur sempre un canale rivolto ad un ampio pubblico, il che fa di X Factor un programma popolare. X Factor, infatti, è un prodotto pop e la musica che promuove deve essere pop. Quindi, se scegliamo di guardarlo, non pretendiamo che il concorrente pseudo-alternativo di turno faccia gli Strokes in diretta e non arrabbiamoci se quella che viene proposta è per la maggior parte musica commerciale. Lo scopo è quello di creare un prodotto che possa far vendere dischi e dare, a sua volta, visibilità al programma.

Da questa edizione in particolare, sono iniziati a spuntare come funghi testimonianze di persone andate a X Factor che condannano la falsità del programma, di come le audizioni siano state montate a piacere e di come concorrenti abbiano abbandonato a causa di clausole contrattuali folli. Anche di questo non mi meraviglio, anzi, mi chiedo il perché tutto ciò venga fuori a 10 anni di distanza dalla prima edizione. Avendo partecipato come pubblico alle audizioni qualche anno fa, ho potuto costatare con i miei occhi la distanza che c’è tra quello che vediamo a casa e quello che in realtà succede in studio. Il tutto sta nel volere o non volere illudersi che il programma faccia parte di una costruzione televisiva con lo scopo di divertire il pubblico. Per quanto riguarda gli “scandali” dei contratti di X Factor, non dimentichiamo che il concorrente sceglie volontariamente di firmare un contratto per il programma (e quindi per un’etichetta discografica). Nessuno obbliga nessun altro.

A mio parere, questo programma dovrebbe essere vissuto per quello che è: un contest che va in onda una volta a settimana, nella quale per 2 ore si può ascoltare dei ragazzi che cantano canzoni di vario genere e che vengono giudicati per questo. Basta, punto, fine, stop. Per chi vede X Factor come una fonte di diletto per un periodo limitato di tempo, il fatto di guardarlo o meno non dovrebbe essere fonte di discussione. Per tutti gli altri, nessuno vi costringerà a comprare il cd del vincitore nel caso voleste sbirciarne un pezzo per rendervi conto di cosa stiamo parlando. Ma fate attenzione: il fascino della chioma di Manuel Agnelli provoca dipendenza.

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Alessia Nosari

Mi lamento sempre della musica alla radio, raccolgo i centesimi tra i cuscini del divano per andare ai concerti e sogno di lavorare come tour manager di Bon Iver. Nel frattempo scrivo, cerco, scopro, ascolto musica non-stop.

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