La French Touch a 33 000 FT.: intervista a Kazy Lambist

by Maria Vittoria Perin

Concordiamo di vederci su Skype, la prima cosa che mi arriva all’orecchio è un accento marcatamente francese, quello un pochino impacciato, che si mangia tutte le R e dà un’allure velatamente spocchiosa e altezzosa ad ogni parola pronunciata in inglese. I francesi e il loro “vive la France”, e io aggiungerei “vive la musique française”. Troppo assorti, e forse distratti dai nostri idoli nazionalpopolari, per accorgerci che i nostri vicini francesi hanno una scena musicale invidiabile, molto interessante, ricercata e dalle possibilità altamente internazionali. Spesso se si pensa alla musica dalle strisce blu, bianche e rosse si pensa all’elettronica. Inevitabile. Chi se lo scorda il duo celato dai due celeberrimi caschi metallici, i Daft Punk, o l’altro famoso duo che ha fatto della croce cucita su bomber neri il loro segno distintivo, i Justice. La mitica, gloriosa e tanto osannata French Touch. La musica francese però non si è fermata lì. Da quella classe di prodigi a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio è nata una nuova generazione di producer, dj e artisti, di cui fa parte anche Arthur Dubreucq, in arte Kazy Lambist.

Se dovessi descrivere la sua musica, probabilmente utilizzerei solamente delle immagini. Costruitevi questa scena in mente: una delle tante spiagge selvagge della Corsica, tramonto, il cielo vira dal rosa al rossastro, i piedi liberi sprofondano nella sabbia ancora calda da uno dei tanti pomeriggi torridi di mezza estate, un vestito bianco, leggero, trasparente che lascia intravedere i segni di un costume ancora bagnato, una mano tiene in pugno un gelido gin tonic, l’altra ondeggia verso il cielo a ritmo di musica, altre due mani accoccolate lungo i fianchi. Un’elettronica sofisticata, soave, cristallina, accompagnata da una voce maschile leggera, timida, che a tratti sembra appena sussurrata, che copre il chiacchiericcio dell’ora dell’aperitivo. Questo è un po’ il sunto di “33 000 FT.”, il debut di questo giovane di Montepellier, di cui però non aggiungo altro, vi lascio all’intervista. Mi pareva un’ingiustizia, nonché molto poco carino, che un artista con milioni di ascolti su Spotify e un grande potenziale non fosse ancora stato rappresentato in Italia, no?

Ho notato che nessuno ha mai scritto nulla su di te in Italia, ed è un vero peccato. Direi che è meglio iniziare con una presentazione.

Allora, ho 26 anni, sono un musicista francese e suono musica elettronica e pop. Suono da circa due anni, cosa posso dire? In realtà non ho mai suonato in Italia, spero succeda il più presto possibile. Forse quest’anno, ancora non lo so.

Quando hai iniziato a suonare?

Ho iniziato a studiare pianoforte da bambino, musica classica, con un maestro che veniva a casa mia. Poi ho cominciato a suonare la chitarra da autodidatta e ho formato delle band rock. Poi sono andato in Canada per un anno, quando avevo 17 anni, per uno scambio. Lì ho scoperto l’hip hop e il jazz, e per un anno là ho suonato con gruppi jazz. Quando sono tornato tutti i miei amici in Francia ascoltavano musica elettronica e quindi ho iniziato ad ascoltarla anche io. Così ho iniziato questo progetto.

Credo che in Italia, in generale, la musica francese non sia molto conosciuta. Cioè, tutti conoscono la French Touch, i Daft Punk, i Justice, questi gruppi qui, ma solo poche persone conoscono la scena musicale contemporanea francese, che trovo molto interessante e variegata. Cosa ne pensi della scena musicale contemporanea in Francia? C’è qualche artista in particolare che consiglieresti di ascoltare?

Sì, c’è una sorta di nuova French Touch, almeno in parte, perché siamo tutti cresciuti in Francia ascoltando i Daft Punk, i Justice, Sebastien Tellier, Air… e siamo tutti stati ispirati da loro. C’è un artista, Flavien Berger. Mi piace molto, è uno dei nuovi. Ci sono molti artisti nuovi. Il mio stile musicale si ispira di più al lato più tranquillo della French Touch, è molto calmo e dovrebbe essere sereno. Non lo so… ascoltiamo anche molte band inglesi, come gli astisti della Ninja Tune, per esempio Bonobo. Lo ascolto molto, credo sia la mia ispirazione principale. C’è una scena maggiore che è più internazionale, credo che ora come ora possiamo trovare lo stesso tipo di musica ‘internazionale’ in ogni paese del mondo, ma una specifica scena musicale in Francia è più, come hai detto anche tu, influenzata dalla French Touch. Credo che anche in Italia abbiate un grande background di musica elettronica.

Credo che al momento sia più underground, la scena principale è dominata dalla musica indie, perlopiù cantautori, queste cose un po’ “depresse” haha. Personalmente mi piace molto la musica francese, l’ho scoperta di recente scrivendo un articolo sulle nuove band indie in Francia e ho notato come una grande caratteristica della musica francese sia l’essere, in qualche modo, sexy. Sto pensando alla band HER, che ho intervistato un paio di anni fa, credo che il loro sound sia molto sensuale e trovo che anche la tua musica lo sia molto. Perché secondo te la musica francese ha questa caratteristica?

Mmm, credo sia una parte…ad esempio, quando ascoltavo la French Touch, grandi band come i Daft Punk, ciò che apprezzavo di più erano canzoni come Make Love, la adoro. Anche tutte le canzoni di Sebastien Tellier sono molto sensuali, molto sexy, sempre. Forse è una tradizione l’essere groovy, affascinanti. Non so come mai sia così in Francia… forse è anche perché di recente, quando la musica elettronica è arrivata in America, si è trasformata in EDM e per noi è molto violenta. Forse in risposta a questa trasformazione dobbiamo fare musica ancora più tranquilla.

Sì, capisco! Abbiamo nominato la French Touch, sono sempre rimasta affascinata, in un certo senso, dalla produzione di un singolo di musica elettronica. Tu come produci i tuoi singoli? Hai il ritmo o la melodia in mente o ti chiudi in studio e cerchi di sperimentare con i sintetizzatori e il computer?

Ho una stanza in casa mia, una volta era la mia camera da letto. Non ho un metodo, in realtà. Vado in studio, e lì suono qualcosa e provo cose diverse, suono i miei strumenti, il mio basso, la chitarra, diversi sintetizzatori. Provo cose diverse e vedo cosa ne esce, la maggior parte non le tengo, sono solo esperimenti, e altre volte inizia a crearsi una canzone. Mi piace lavorare velocemente perché sennò mi sembra di perdere il significato di ciò che sto facendo. Se lavoro ad una canzone per una settimana, è un brutto segno. Preferisco lavorarci per 2 o 3 giorni così posso concentrarmi sulle emozioni che provo in quel momento.

Invece i tuoi testi? Da dove trai l’ispirazione?

Di solito, per ora, non ci metto troppo tempo. È lo stesso di quando creo la canzone, è come un altro strumento, quindi provo diverse cose e quando sento di voler sentire una voce, allora canto, e non mi prendo tempo per scrivere un testo. È sempre un qualcosa che ho scritto sul momento, non ci penso.

Quindi è proprio questione di trovare QUEL momento, immagino.

Sì, mi piace lasciare il procedimento libero.

Iniziamo a parlare del tuo album. Si chiama “33 000 FT.”. Che cosa significa il titolo?

È un’altitudine, la quota di crociera per gli aerei. Perché mi piacciono molto gli aerei, ho la licenza di volo. Quando ero piccolo volevo essere un pilota di linea. Quindi, voglio unire queste due mie passioni nell’album, la musica e gli aerei. È come una crociera, porto le persone a 33.000 piedi di altitudine mentre ascoltano l’album, quindi gli ascoltatori sono i miei passeggeri.

Ho letto che, anche se hai detto che ti ci vogliono solo un paio di giorni per scrivere una canzone, ti ci sono voluti due anni per completare l’intero album, perché volevi raccontare una storia attraverso il disco. È vero? Qual è questa storia?

Non è una storia precisa, ma volevo che fosse come se stessimo volando verso altri paesi, fare sentire diverse emozioni. Volevo avere canzoni molto diverse tra loro. Per me sono diverse, magari non è vero. In realtà ho scritto molte canzoni, davvero molte, perché ci ho messo due anni, e alla fine mi sono trovato con tantissimo materiale così variegato che non sembrava avere alcun senso. Quindi ho preso solo una parte di ciò che avevo scritto in due anni e conservo il resto per qualcos’altro.

Secondo me l’album ha un tema di base: posti distanti. Penso a canzoni come The City Is Beautiful o Orion… sei d’accordo?

Il primo album che ho pubblicato in precedenza era un EP chiamato “The Coast” e c’è una conchiglia sulla copertina. Parlava delle stesse cose, del viaggio, perché mia mamma mi ha dato una conchiglia quando ero bambino, dicendomi che, mettendola all’orecchio, si poteva sentire l’oceano. Era come andare in un luogo per un tempo limitato e poi tornare indietro. Il primo album credo parli di connessione. Non voglio far passare un messaggio, davvero, voglio che le persone sognino mentre ascoltano l’album e che lo rendano loro, lo interiorizzino. Questa è una cosa che mi è sempre piaciuta. All’inizio scrivevo canzoni che non avevano alcun significato, a volte il testo non significava nulla, e mi piace tantissimo quando le persone interiorizzano i pezzi e capiscono ciò che vogliono capire. È come se la canzone non fosse più mia, non è come se stessi dicendo qualcosa, sto solamente lasciando uno spazio aperto dove gli ascoltatori possono immaginare quello che hanno voglia di immaginare.

Hai un luogo a cui sei particolarmente affezionato?

Il brano The City Is Beautiful parla di Lisbona, in Portogallo, perché quando sono stato a Lisbona mi sono innamorato della città, quindi ho scritto questa canzone quando sono tornato in Francia. E comunque adoro le città sul mare, perché mi piace essere vicino al mare.

Parlando di viaggi, ho visto che hai appena finito il tuo primo tour europeo, com’è andato? Qual è stato il tuo momento preferito?

Mi è particolarmente piaciuto il concerto di Londra. Era la nostra prima volta a Londra e abbiamo incontrato persone che ci seguivano su internet da 4 anni, ci hanno portato dei fiori, è stato molto bello. Ma credo che il momento migliore sia stato ad Istanbul, in Turchia. È stato fuori di testa, non ce lo aspettavamo, ma il pubblico conosceva tutti i testi ed è stato pazzesco, non riuscivo a credere di essere così lontano da casa e di avere davanti delle persone che seguivano veramente il progetto, è stato molto strano ma bellissimo.

Hai dei progetti per quest’anno?

Sì, pubblicheremo un nuovo video, credo a marzo, per una nuova canzone e ci sono un altro paio di brani che usciranno fino alla prossima estate. Non so bene cosa succederà nella seconda parte dell’anno, ma ho un sacco di nuove canzoni, quindi probabilmente succederà qualcosa. Inoltre torneremo in tour a febbraio, faremo un tour in Germania, probabilmente qualche festival quest’estate e altre cose, ma per ora non ho annunciato niente. Al momento sto lavorando a nuove canzoni.

Quindi spero di vederti in Italia!

Lo spero anch’io! Voglio davvero suonare in Italia.

Si ringrazia Gaia Bandiziol per la traduzione.

Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

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