Due chiacchiere con Alice Phoebe Lou: “suonare per strada è un’esperienza che ogni artista dovrebbe provare”

by Fort

Photo credits: Robert Paul Kothe

Poco tempo fa vi ho parlato di un’artista sudafricana che avevo scoperto da poco: Alice Phoebe Lou mi aveva catturato, e più mi informavo su di lei più la sua storia mi interessava.
Vedendo che avrebbe presto suonato in Italia (il 26 aprile a Roma), ho deciso di contattarla per un’intervista, così qualche giorno dopo ci siamo trovati su Skype per una piacevole conversazione.

Ciao Alice, come stai? 
Sto molto bene grazie, è un bellissimo giorno di sole qui a Berlino, ci sono 25 gradi!

Anche qui a Manchester è una bella giornata, sorprendentemente! Ho visto che stai lavorando sul nuovo album, come sta andando?
Abbiamo finito da poco le registrazioni, abbiamo passato due settimane negli Stati Uniti, tra il nord della California e Los Angeles, e sono appena tornata a Berlino.
Sono andate molto bene, ho cominciato a pensare al nuovo album già a marzo dell’anno scorso ma ogni volta che provavo a registrare sentivo che c’era qualcosa che non andava. Sono felice di aver aspettato il momento giusto, perché ho trovato qualcuno con cui mi trovo piuttosto bene: ho lavorato con il produttore Noah Georgeson, e mi piace molto che nel suo approccio alla produzione metta da parte l’ego per lasciare spazio solamente alla musica.

https://www.instagram.com/p/BhUZzzAnxsn/?taken-by=alicephoebelou

Hai cominciato la tua carriera da artista suonando per strada, e da quello che ho letto non hai mai smesso: è vero? Suoni ancora per strada?
Certo! Ho suonato proprio ieri sera qui a Berlino. È parte della mia vita, e nonostante sia sempre più difficile trovare il tempo per farlo è molto importante per me, mi fa sentire bene.

Ho notato questo tuo bisogno di contatto fisico con le persone, di sentire il feedback da vicino.
Tra i mille articoli online che spiegano agli artisti emergenti “come promuoversi” tutti parlano di Instagram, Spotify, mailing list, concentrandosi molto su Internet, mentre tu sembri poco interessata al mondo online e più alla vita reale. È vero? Come preferisci promuoverti?

Il mio approccio è molto organico, mi piace fare le cose in “analogico”. Vedere la mia progressione dai primi anni di busking fino ad adesso è stato bellissimo, così come vedere come la mia musica si diffonda tra la gente, con qualcuno che magari mi vede per strada e mi consiglia a qualche suo amico, e in poco tempo una persona dall’altra parte del mondo sta ascoltando una mia canzone.
Non sono certamente una purista, ognuno ha il proprio modo di promuoversi, a me piace crescere e sfidare me stessa in questo modo, e la promozione in modo organico è quella che preferisco.

Hai cominciato a suonare per strada dopo che ti sei accorta che la giocoleria col fuoco non portava moltissimi guadagni, e hai trasformato presto una necessità in una carriera.
Ma se qualcuno volesse costruire la propria carriera suonando per strada, glielo consiglieresti?

Ogni artista ha i propri punti di forza, e ognuno dovrebbe fare ciò che gli si meglio addice per provare a migliorarsi. Detto questo, suonare per strada è un’esperienza che ogni artista dovrebbe provare: anche chi non lo fa regolarmente, quando ci prova si accorge di quanto sia importante, perché ti rende umile, ti fa tornare con i piedi per terra. Se c’è qualcuno a cui non piace la tua musica lo senti in modo reale, dal vivo, e ti insegna moltissimo.
Suonare per strada sicuramente influenza il modo in cui suono sul palco con la mia band, mi aiuta a capire le dinamiche della folla. Cerco sempre di creare un’oasi felice quando suono, una specie di campana di vetro in cui invito la gente a farne parte, e al cui interno puoi sentirti vulnerabile, forte, sensibile e potente allo stesso momento.
Sono una fan degli artisti che mettono in atto delle grandi performance sul palco, creando un personaggio, ma quando suono sul palco io sono completamente me stessa.

La tua esperienza come busker non è cominciata suonando, ma unendoti ai giocolieri col fuoco ed esibendoti con loro in Europa. Sei passata anche per l’italia?
Sì, sono stata in Italia in quel periodo anche se non facendo busking, mi trovavo ad Amsterdam e ho viaggiato verso il sud della Francia, e da lì sono andata sul Lago di Como dove ho fatto couchsurfing per un breve periodo, prima di arrivare a Berlino per la prima volta.

Nel primo periodo in cui suonavi per strada, ti immaginavi che sarebbe potuta diventare la tua carriera?
No non ne avevo idea, ero semplicemente nel mio anno sabbatico dopo le superiori e pensavo che sarei tornata poi in Sudafrica per l’università. Credo ognuno abbia sotto sotto un’idea di cosa voglia veramente fare nella vita, e sono felice di aver avuto il coraggio di continuare a fare quello che pensavo fosse più giusto per me.

È ammirevole, ci vuole davvero tanto coraggio per sedersi vicino alla fermata della metro e suonare anche sapendo di non essere al livello di poterlo fare in pubblico! Sono curioso, quando hai cominciato, i primi giorni, quali canzoni suonavi?
Knocking on Heaven’s Door, qualcosa di Jimi Hendrix, e varie altre cover.

Credits: Caroline Mackintosh

So che non sei legata a nessuna etichetta, e fai tutto per conto tuo collaborando con qualche label per alcuni aspetti. La tua è una posizione particolare, perché anche gli artisti più indie che esistano sono comunque sotto un’etichetta indipendente, ma tu hai scelto di non volere neanche quello. È una posizione difficile da mantenere, e se un artista emergente volesse fare lo stesso, cosa gli consiglieresti di fare?
Non è facile per niente, non è una cosa che succede di certo naturalmente, richiede tanto lavoro!
Ci sono così tanti modi di organizzare la propria carriera musicale e questo è semplicemente quello che voglio essere, le etichette offrono un pacchetto completo e può essere utile per gli artisti che non vogliono sentirsi sopraffatti da tutti gli aspetti burocratici.
Non sono assolutamente “contro” le etichette discografiche, ogni artista è diverso e ha il proprio approccio, che rispetto.

Il mio consiglio per gli artisti emergenti è di conoscere bene i propri obbiettivi, saper chiaramente dove vuoi arrivare.
Non tutti hanno bisogno dello stesso pacchetto, se lo vuoi davvero puoi rendere l’industria musicale su misura per te stesso; devi guardare a tutti gli aspetti (produzione, marketing, management, ecc.) e capire di cosa hai bisogno, cosa puoi fare da solo e dove ti serve una mano.
A volte la risposta non è la stessa in ogni paese, per esempio in Europa ho un distributore principale, mentre in Australia ho una struttura un po’ più piccola e distribuisco semplicemente online.
La cosa importante è prendere l’iniziativa, e ricordarsi che nessuno sa meglio di te quale sia la cosa giusta per te stesso, neanche chi ha anni di esperienza più di te, sei tu l’unico a saperlo. Fai più ricerca possibile, e cerca di tenere a cuore il bene di te stesso.

Per quanto mi riguarda in questo nuovo album abbiamo cercato di essere ancora più DIY, credo sia il momento migliore nella storia della musica per farlo, creare musica in mondo indipendente non è mai stato così facile, e io voglio sfruttare questa cosa al meglio, spingendomi oltre i limiti. Il DIY è possibile ma richiede sicuramente molto lavoro.

Tornando a parlare del mondo online, stavo pensando a quanto sia cambiata l’industria negli ultimi 10 anni, e a tutte le discussioni che ci sono attorno al mondo dello streaming, a come Spotify per esempio non paghi gli artisti abbastanza. Noi abbiamo anche intervistato una band che usa Patreon per supportarsi economicamente.
Tu cosa ne pensi del mondo dello streaming, e come pensi si possa migliorare per far felici gli artisti?

Quest’album non è stato sicuramente economico, ho messo io tutti i soldi e per sostenermi ho pubblicato un EP a dicembre (Sola EP), che è disponibile solo sul mio sito e su nessun’altra piattaforma, con tanto di booklet con poesie e canzoni scritte a mano. L’ho pubblicato spiegando ai miei fan che sarebbe servito a finanziare un nuovo album, ed è andata molto bene.

Detto questo, penso che ci sarà sempre un modo per ascoltare la musica gratis, che sia scaricandola illegalmente o ascoltandola su YouTube, e non penso sia una cosa sbagliata, se qualcuno vuole ascoltare gratuitamente le mie canzoni sono felice lo faccia, perché ci saranno sempre le persone che, venendo ai miei live o comprando i miei dischi, bilanciano le cose.

Spotify mi ha fatto scoprire così tante piccole band, per esempio Good Morning (dall’Australia) e Loving (dal Canada), mi piacciono tanto, sono molto lo-fi. I Loving per esempio li ho contattati e hanno fatto da band di supporto per un mio tour.

Parliamo di casa: io vivo a Manchester ma sono italiano, e devo ammettere che ascolto quasi solo musica inglese, per quanto ami il mio paese non ascolto molto la musica italiana. È lo stesso per te, con le band Sudafricane? Com’è la scena musicale lì?
Sta migliorando, l’ultima volta che ho fatto un tour in Sudafrica avevo tre piccole band locali a supporto, mi piace molto dar loro l’opportunità di ricevere un po’ di attenzione, perché è difficile farsi strada nel mio paese di origine, nessuno vuole pagare il prezzo di un biglietto se è fuori portata anche per una famiglia di ceto medio.

Quando dovevo a suonare a Cape Town per esempio, ho detto ai miei fan di scrivermi una mail se non avessero potuto permettersi il prezzo del biglietto, e che avremmo trovato un modo lo stesso, magari facendoli pagare un po’ meno. Non è sempre facile perché ti arriva magari la mail di un ragazzino senza genitori e ti trovi ad aver a che fare con queste situazioni difficili, ma credo sia importante rendersi disponibili per le persone, i propri fan, in qualsiasi modo.

Credo sia bellissimo, non si sentono molti artisti che fanno cose di questo tipo e sono sicuro che quando aiuti un fan in modo così personale, sarà tuo fan a vita.
Sicuramente!

Rimanendo in tema Sudafrica, ci torneresti a vivere? Io torno spesso in Italia ma non credo ci vivrei più, è lo stesso per te?
Non sono mai sicura di cosa succederà nel mio futuro, perché cambia sempre; torno giù due mesi all’anno e adoro farlo, è importante rimanere a contatto con le proprie origini e passare il tempo con la propria famiglia. Ma guardando a me stessa, alla mia carriera, è importante che io sia nel posto in cui ci sono più opportunità, e dove non devo preoccuparmi di altro.
In Sudafrica ci sono ancora tanti problemi, tra crimine e divisioni sociali, e viverci in mezzo richiede tempo ed energia. Non è impossibile vivere in Sudafrica ma ti disorienta socialmente e politicamente, c’è una forte divisione tra bianchi/neri, ricchi/poveri, e sono cose che pesano sulla tua anima.

Chiudiamo con qualcosa di divertente; suonando per strada ne avrai viste di tutte, c’è qualche episodio in particolare che ti ricordi?
Ce ne sono così tanti! Una volta un vecchio signore ha cominciato a fare lo strip-tease e si è spogliato completamente, è stato sicuramente… interessante. La gente era così confusa!
Ma mi capita spesso di ricevere aggressioni.

Davvero?
Purtroppo sì, anch ieri sera per esempio, un tizio si stava avvicinando sempre di più finché non ho dovuto spingerlo via, ma ho subito detto al pubblico “non lo approcceremo con aggressività” – bisogna farsi rispettare e proteggersi ma senza passare dalla parte del torto, a volte c’è chi nel pubblico vuole fare l’eroe e peggiora solo le cose. Alla fine ieri sera un mio amico con calma ha preso il tizio e lo ha fatto allontanare, senza usare maniere forti.

Queste situazioni mi capitano spesso, e io cerco di vederla in modo più profondo, ci sono molte persone che soffrono di problemi di dipendenza, vedono questo momento meraviglioso di musica e reagiscono in modi strani, cercando di catturare l’attenzione. Cerco sempre di non trattare le persone come se fossero inferiori a me.

È un atteggiamento che apprezzo molto, anche qui a Manchester ci sono tantissimi senzatetto e spesso ti viene naturale passarci vicino senza nemmeno notarli, per questo cerco di fare uno sforzo almeno nel rispondere, essere seduto per strada e venire continuamente ignorato dagli altri deve essere terribile.
Esatto, a volte basta anche solo un sorriso per fare la differenza. In quanto musicista di strada sono a contatto con molte persone, di tutti i tipi, e voglio essere un buon esempio per chi mi guarda.

Ora che hai finito di registrare, come passi le tue giornate, e cos’hai in programma per le prossime settimane?
Per adesso sono in modalità “amministrazione”, non controllo la mia mail da secoli, sto cercando di rimettere la mia vita in piedi ora che sono tornata dagli Stati Uniti.
Suonerò in Lanificio a Roma il 26 aprile, dopodiché avrò almeno un concerto a settimana per il mese seguente.

Stupendo, io purtroppo non riuscirò a venire ma dirò a tutti i miei amici romani e ai nostri lettori di venirti a vedere.
Grazie!

Fort

Ho passato metà della mia vita cercando di essere come gli altri, e l'altra metà per tornare ad essere me stesso.

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