Don’t know where I’m going, but I know where I have been: intervista a Joshua Hyslop

by Federica Di Gaetano

Chi è Joshua Hyslop? Per presentarlo utilizzerei le parole che lui stesso ha utilizzato qualche tempo fa in un’intervista: è canadese, è sposato, ha un gatto. E’ uno di questi musicisti che, se come la sottoscritta ascoltate vagonate di folk, avrete sicuramente trovato più e più volte in qualche playlist a tema su Spotify.
Ha esordito nel 2012 con “Where the Mountain Meets the Valley“, a cui ha fatto seguito “In Deepest Blue“, datato 2015. A tre anni di distanza, il 23 febbraio è stato pubblicato per Nettwerk Music Group / Bertus Italy il suo terzo album in studio “Echos“.

I wrote most of these songs about real experiences that people close to me have had in the past year or so. A few reflect my own life, but mostly these tracks came from listening to other people’s stories and then attempting to capture and articulate the emotions within. My hope is that it deeply resonates with people, encourages and reminds them to treat each other with kindness. I think it’s very important these days to remember that everybody has a story and to try to see things from each other’s perspectives.”


Ho avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con Joshua: ecco cosa mi ha raccontato!


Se ti venisse chiesto di presentare te e la tua musica a qualcuno che non ti conosce utilizzando una delle tue canzoni, quale sceglieresti?
Gli farei girare una ruota e gli farei ascoltare qualsiasi canzone venisse estratta, basta che io non debba essere presente. Non sono mai riuscito ad ascoltare la mia musica con altre persone intorno.

“Oh the lines I’ve made across my face are echos of my life”: come mai hai scelto proprio “Echo” come titolo del tuo nuovo disco?
Per diverse ragioni. Principalmente perché stavo cercando di echeggiare alcune delle storie di vita di persone a me vicine. Ma mi piaceva anche l’idea che il nostro passato sia come l’eco delle nostre vite.


Come mai hai affermato che “’Echos’ è un album sull’empatia?”
Perché molte canzoni sono state scritte per persone che stavano vivendo esperienze difficili che io non ho mai affrontato. Volevo provare ad articolare le loro storie e ho pensato che il miglior modo per farlo fosse con la massima empatia possibile.

Per quanto riguarda la produzione, cos’è cambiato rispetto ai due album precedenti?
Ho lavorato a “Echos” con un compositore diverso rispetto ai primi due dischi. Ci siamo approcciati a ogni canzone cercando ciò di cui aveva bisogno e assicurandoci di non aggiungere né troppo né troppo poco.

Qual è stata la canzone più difficile da assemblare?
Non sono sicuro. Non forzo mai il processo. Immagino che sia The Flood, perché l’ho scritta tutta di fila e mi ci sono volute circa 9 ore.

Il tuo primo album, “Where the Mountain Meets the Valley”, è stato pubblicato ormai sei anni fa, ora in What’s to Come canti “Now I don’t know where I’m going, but I know where I have been”. Com’è sono cambiate la tua vita e la tua musica da allora?
Penso che la mia musica sia cambiata man mano che sono cresciuto come persona. Spero di essere maturato un po’, e che sia maturata anche la mia musica, ma non penso che spetti a me dirlo. 6 anni sono tanti ed è cambiato molto da quando ho pubblicato quel primo LP.

Hai dichiarato che queste canzoni nascono sia da tue esperienze personali che da storie che altre persone ti hanno raccontato: c’è una storia altrui che ti ha colpito in particolare modo e che hai voluto rendere in musica?
Ogni canzone è la sua storia. Long Way Down parla di un divorzio che un mio amico ha attraversato, Say It Again riguarda le mie lotte tra fede e dubbio e così via. La cosa più importante per me quando scrivo la mia storia o quella di qualcun altro è essere onesti.

I tuoi tour non sono mai passati dall’Italia; riusciremo a vederti prossimamente?
In realtà ho fatto un concerto a Milano un po’ di tempo fa! Ho aperto per i The Paper Kites, ma è passato un po’ di tempo e mi piacerebbe molto tornare presto a suonare in Italia.

E per concludere: quali sono i tuoi artisti vol preferiti? E quali, fra le nuove leve, consiglieresti ai nostri lettori?
Alcuni dei miei preferiti sono Ryan Adams, Sufjan Stevens, Iron and Wine and Paul Simon. Ultimamente sto ascoltando i The War on Drugs e una band giapponese chiamata Kikagaku Moyo: sono entrambi piuttosto bravi.

 

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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