Pura energia in movimento: intervista agli Hookworms

by Alessia Nosari

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Se siete passati per Londra di recente avrete sicuramente notato un poster arancione molto simile ad un quadro futurista in giro per la città. No, non è l’ennesima mostra di arte contemporanea alla Tate Modern, ma si tratta della copertina dell’album degli Hookworms, rinomata band di Leeds che qualche mese fa ha rilasciato il proprio terzo album in studio. Oltre ad aver ricevuto ottime recensioni, “Microshift” ha sorpreso i fan di lunga data per le sonorità elettroniche incorporate al rock ruvido e ha certamente catturato l’attenzione di nuovi ammiratori (tra cui la sottoscritta) per la varietà delle influenze incorporate nei pezzi. Non c’è da stupirsi visto che il quintetto inglese trova il sostegno dell’etichetta discografica Domino Records. Purtroppo, la creatività l’hanno pagata a duro prezzo dopo che un’inondazione ha completamente distrutto il loro studio nel 2015. Dopo mesi di lavoro senza sosta, un grande aiuto dai fan e tanta volontà, gli Hookworms sono tornati a produrre musica con una visione del mondo sicuramente diversa. Nel tentativo di scoprire di più riguardo a questa band intrigante, abbiamo parlato dell’impatto dell’inondazione sulla musica, delle loro influenze, dell’industria musicale e del perché siano così riservati.

“Microshift” ha riscosso un gran successo, ricevendo recensioni eccellenti e molto supporto da parte dei fan. Com’è stata per voi l’esperienza di scrivere un terzo album?

E’ stata un’esperienza lunga e alle volte frustrante, ma alla fine dei conti anche molto gratificante. Perdi totalmente il concetto di “buono” o “cattivo” quando lavori su un gruppo di canzoni così piccolo per un periodo così lungo, e non si riesce a pensare a molto altro. E’ stato molto sollevante finirlo, ci siamo tolti un peso dalle spalle, e siamo tutti molto fieri del prodotto finale.

Siete uno dei gruppi britannici più interessanti del momento, eppure non avete un manager e state cercando di tenere la vostra carriera separata dalla vostra vita privata. Cosa ne pensate dell’industria musicale attuale?

In molti ci chiedono perché abbiamo ancora un secondo lavoro, perché non abbiamo un manager etc. Per farla breve: per com’è il clima nell’industria musicale anche se volessimo smettere di lavorare la cosa non sarebbe fattibile finanziariamente. Per com’è adesso, non vorremmo comunque dedicarci alla musica a tempo pieno, è quello che amiamo fare nel tempo libero, il nostro più grande hobby e la nostra passione, è probabile che far dipendere i pagamenti dell’affitto dalla nostra arte comprometterebbe le decisioni che prendiamo come una band. Per adesso un manager non sarebbe in grado di fare nulla che non siamo capaci di affrontare noi stessi.

Dopo il disastro dell’allagamento, ho letto che avete ricevuto un gran supporto dai vostri fan attraverso GoFundMe. E’ un concetto interessante – pensate sia un modo per far sentire i vostri ascoltatori parte del vostro progetto?

Il GoFundMe è stata letteralmente una situazione in cui abbiamo dovuto dipendere dalla carità di altri per riaprire lo studio. Senza questo, lo studio – e forse anche la band – non esisterebbe più, quindi l’idea di provare a far sentire le persone più coinvolte nel progetto non ci è nemmeno passata per la mente allora. E’ stata semplicemente una sfortunata necessità. Anche se, mi sembra davvero che avere la community a supportarci ci abbia davvero dato una spinta nell’assicurarci che il terzo disco venisse concluso, e se la gente ha di conseguenza sentito una più forte connessione emotiva con la band e il disco allora è fantastico. Chiunque abbia donato per lo studio dovrebbe sentirsi di diritto come se avesse aiutato a creare l’album. Ci sentiamo semplicemente fortunati e grati di essere in una posizione in cui le persone hanno un interesse attivo verso la musica che facciamo, supportandoci di conseguenza in un momento di bisogno.

In che modo l’incidente ha cambiato quello che stavate scrivendo prima? Avete ricominciato tutto da capo?

Avevamo già cominciato un EP prima dell’allagamento, ma dopo il tempo che ci è voluto per riaprire lo studio abbiamo deciso che forse era ora dell’album numero 3. Abbiamo fatto parecchi tagli, ma l’intera Static Resistance e segmenti di Opener, Each Time We Pass e Boxing Day vengono da quelle sessioni per l’EP originale.

In Negative Space le varie sfaccettature e influenze della vostra musica si combinano insieme perfettamente – è il risultato di un attento lavoro di post-produzione o avete sperimentato durante le fasi di registrazione?

E’ stata una combinazione di entrambe le cose. Abbiamo sperimentato durante la fase di scrittura con diverse tecniche che ci erano nuove; abbiamo creato i nostri stessi sample, incorporando drum machines e sintetizzatori modulari. Quegli strumenti hanno diretto l’album e quella canzone in particolare in una direzione che non avevamo mai preso prima. Allo stesso modo, c’è stato molto lavoro di post-produzione su tutto il disco, molto editing e costruzione di canzoni al computer, trattando acusticamente elementi elettronici per inserirli meglio nel contesto di una live rock band.

L’artwork del nuovo album e I video mi ricordano arte futurista e astratta, con queste figure audaci disconnesse fra loro – in che modo questi concetti si riflettono nella vostra musica?

E’ difficile dirlo con certezza visto che l’artwork è stato realizzato per la prima volta da qualcuno esterno alla band, quindi è la sua interpretazione della musica piuttosto che la nostra. Personalmente, sono stato attratto dalle idee proposte da Louis Byrne perché ho pensato che le forme fluide, i colori fluorescenti e i motivi ripetitivi riflettono bene alcune delle sonorità e delle idee dentro l’album.

Chi o cosa vi influenza durante il vostro processo creativo?

La pizza, il caffè, le pedaliere della chitarra, i sintetizzatori, i ritmi, la poesia, la salute mentale, il rumore.

Non ho ancora avuto una chance di assistere ad uno dei vostri concerti, quindi cosa dovrei aspettarmi da uni show degli Hookworms?

Pura energia in movimento.

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Alessia Nosari

Mi lamento sempre della musica alla radio, raccolgo i centesimi tra i cuscini del divano per andare ai concerti e sogno di lavorare come tour manager di Bon Iver. Nel frattempo scrivo, cerco, scopro, ascolto musica non-stop.

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