L’Englishman del Flamenco: intervista a Charlie Cunningham

by David M. Campese

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La cosa bella delle interviste telefoniche è che non ci si deve preoccupare del vestito, della faccia riposata o del buon profumo. Così è stato per questa intervista. Ho chiamato Charlie Cunningham da un sottotetto di Londra in tenuta pigiama/mutanda e con una faccia che faceva da resoconto per le ore di sonno arretrate.
Permanent Way è l’ultimo album dell’artista britannico, pubblicato oggi per BMG UK, album che segue il precedente LP Lines e tre EP con cui l’artista ha cominciato la sua carriera nel 2015. L’album è stato anticipato dall’uscita di quattro singoli che fanno ben sperare. Gli arrangiamenti sono ora arricchiti dalla presenza di una band, facendo così da perfetta cornice al tratto stilistico ancora fedele ai primi lavori che mi hanno fatto appassionare a questo artista. Vista la musica così introspettiva mi aspettavo una persona non incline alle lunghe chiacchierate. Charlie è stato invece gentilissimo, rispondendo a tutte le domande in maniera esaustiva nonostante un inaspettato inconveniente che scoprirete più avanti. Purtroppo l’Italia non farà parte delle date del tour che si estenderà fra Europa e Nord America. Aspettiamo fiduciosi.

Un ringraziamento speciale a Gaia Bandiziol che ha tradotto l’intervista sfidando i problemi tecnici a bordo di un regionale.

Come va Charlie?
Tutto bene, grazie. Sono andato dal dentista questa mattina e metà della mia bocca è addormentata.

Ahia, allora non è un buon momento per parlare
Nessun problema.

Perfetto, allora, volevo iniziare con una domanda sull’essenza delle tue canzoni, che secondo me è la chitarra, quindi credo sia sempre interessante conoscere quale sia il tuo primo ricordo che ha a che fare con la chitarra e come sei finito a suonare questo strumento
Certo! Il mio primo ricordo credo sia stato vedere Eric Clapton su MTV Unplugged. Quella è stata la prima volta che ho visto qualcuno fare fingerpicking e il mio primo pensiero è stato “Wow, vorrei anch’io saper suonare così“. Ancora non lo so fare così bene, ma rimane un mio desiderio. E poi il mio vicino di casa mi ha regalato una chitarra, aveva una vecchia acustica nel suo garage e l’ha portata a casa mia una sera che stava bevendo con mio papà. Mi disse “la lascio a te, a me non serve” e mi ha dato questa chitarra enorme, più grande di me, con le corde tutte arrugginite, ed è così che ho cominciato.

Quanti anni avevi?
Credo 12 anni.

OK, e poi hai iniziato a suonare la chitarra classica, giusto? Credo che la tua musica sia molto basata sulla ritmica quindi mi stavo chiedendo, è stata la ritmica del flamenco che ti ha fatto scoprire la chitarra classica?
io suono una chitarra con le corde di nylon ma non ho propriamente avuto un’educazione classica. Durante l’adolescenza suonavo un sacco l’elettrica, come la Fender Telecaster, e la suonavo tutto il tempo. Ma non sapevo se suonare con o senza plettro, perché quando suonavo cose più lente in genere preferivo usare le dita perché il suono è più espressivo. Quindi il Flamenco è stato un modo di incorporare la dinamica e l’attacco che a volte hai usando un plettro con le cose più leggere, gli arpeggi, quindi mi sembrava una tecnica che mette insieme un’ampia gamma di dinamiche. Questa è stata la prima cosa ad interessarmi e ho pensato “è assurdo riuscire a fare tutte queste cose solo con le dita!”

Usi una tecnica chiamata “Golpe”, giusto?
Sì.

Quindi in pratica tieni il tempo con il pollice, mi sembra.
In realtà uso il medio e l’anulare, praticamente nel Flamenco usano il Golpe per marcare l’accento del ritmo della frase e ti sembra di saperlo fare ma ci ho messo anni per impararlo. Penso di usarlo come un rullante della batteria e uso due parti del mio dito, come l’unghia, per creare quel suono particolare, e poi con il polpastrello creo un suono simile alla cassa.

Usi accordature aperte?
No, uso l’accordatura tradizionale.

E l’hai mai provata, ti piacerebbe?
Sì, mi piacerebbe, credo sia stato importante per me capire ed imparare al meglio l’accordatura tradizionale o avrei cominciato a confondermi tra le diverse accordature. Usavo il drop D (accordatura non tradizionale della chitarra) perché mi piaceva la musica rock pesante o cose simili ma no, niente accordatura aperta, non lo faccio da un paio di anni.

OK. Questa potrebbe essere una domanda un po’ strana. Anche io scrivo musica e di solito mi ritrovo nella situazione in cui non riesco a scrivere niente quando mi sento felice. Quindi, volevo chiederti, ti succede la stessa cosa? La tristezza, o argomenti molto intimi, sono ciò che ti spinge a scrivere?
Eh, è difficile, vero? Non sono sicuro che sia tristezza, ma piuttosto malinconia. Non credo che le mie canzoni siano tristi, credo siano introspettive e malinconiche. Penso ci sia un po’ di ottimismo nella mia musica, ma capisco cosa vuoi dire. È divertente, non mi ha mai coinvolto troppo la musica super allegra. Voglio che la musica susciti delle emozioni. E mi piacciono tutti i generi, cioè, mi piacciono i Beach Boys ed Elton John e direi che sono abbastanza allegri, ma credo di voler creare qualcosa di un po’ più profondo.

OK. Parlando del nuovo album, mi sembra che, correggimi se sbaglio, la band sia più presente rispetto all’album precedente. Quindi, la band ti permette di esprimere la tua creatività e la tua arte in modo più completo?
Sì, credo che il primo album fosse più incentrato sulle canzoni, la voce, la chitarra e rendere le canzoni basilari, nude e crude. In questo album ho pensato sarebbe stato interessante usare la band per creare un’atmosfera più ampia in tutto e per tutto, anche per avere più spazio dove muoversi. Ma, davvero, comincia tutto sempre con me, la canzone e la chitarra, e poi, dopo aver trovato l’atmosfera della canzone, solo allora vengono aggiunti gli altri strumenti. È molto bello (avere una band), soprattutto per i concerti, dove l’attenzione non rimane sempre concentrata su di me e riesco ad essere più libero.

OK, inoltre mi sembra che nelle nuove canzoni ci sia un uso maggiore dell’elettronica e credo tu abbia trovato il giusto equilibrio tra le tue radici acustiche e l’elettronica. È una cosa naturale per te lasciare l’elettronica essere parte della tua musica o a volte, scrivendo la canzone, hai avuto paura che potesse sovrastare il tuo sound naturale ed essere troppo presente?

Usando l’elettronica o dei sintetizzatori, credo sia molto importante che siano integrati nel pezzo, l’elettronica non dovrebbe venire percepita come qualcosa di separato. Solitamente uso sintetizzatori piuttosto vecchi, e a volte li affianco ad armonie vocali, riverberi e delay così che sembrino comunque abbastanza umani e organici. È importante che stiano bene insieme. Ma, sai, adoro Brian Eno, Aphex Twin e quel genere di musica. Quindi sì, mi piace usare diversi effetti, ma devono sempre sembrare parte della band.

Certo, quindi in un certo senso usi l’elettronica per arricchire il tuo sound naturale.
Esatto.

Perfetto. Ultima domanda, farai un lungo tour in Europa e in America. Com’è per te la vita in tour? È difficile o divertente?
Ahahah, tutte e due. Può sembrare un mondo parallelo rispetto a tutto il resto, e ci si può sentire un po’ distaccati da tutto ma è bellissimo, è incredibile riuscire ad interagire con il pubblico e vedere le persone in carne ed ossa. Perché quando non sono in tour, passo molto tempo chiuso dentro in studio, senza molte persone intorno, quindi è bello vedere le canzoni prendere vita. Passiamo molto tempo seduti in macchina e questo può essere noioso, ma poi arrivi alla venue ed è una cosa speciale. Quindi, sì, la risposta credo sia questa: entrambe!

Benissimo, suonerai con tutta la band in tour?
Sì, tutta la band, non vedo l’ora.

 

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David M. Campese

Cantautore. E' più facile trovare una chitarra che una bella ragazza sul mio letto.

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