Il nuovo cantautorato rock: 10 nomi di band della generazione post-Ministri

by morghiss

L’alternative rock italiano è sempre stato un componente fondamentale del panorama dell’underground, dai localini di provincia abbandonati sulla statale, fino a conquistare anche i palazzetti (com’è il caso recente degli Afterhours). C’era stata la generazione Marlene Kuntz, a cui è seguita un’ondata di Verdena, Teatro Degli Orrori e ora… i Ministri. Qui di seguito, i dieci nomi che rappresenteranno la nuova generazione del cantautorato rock italiano, post-grunge, reduce dalle migliori sonorità degli anni Novanta. Scommettiamo?


ENDRIGO

Chitarre distorte, dritte, potenti e immediate. Testi che si svuotano di ghirigori poetici marleniani per trovare una spontaneità giovanile, adolescenziale, quasi ingenua. Il loro secondo album “Giovani Leoni” è uscito questo 6 aprile, ed è una colonna sonora per tutti i pendolari liceali che hanno voglia di spaccare tutto già alle sette di mattina, ironici e incazzati al punto giusto, nel descrivere una quotidianità ordinaria della provincia bresciana (ma come di qualsiasi altra provincia), ripetitiva, sintetica, che, al di fuori dell’energia regalata al palco e al rock più duro e sano, fa un po’ paura.
Canzone consigliata: Il Ritorno Dello J**i

 

VINTAGE VIOLENCE

Ipnosi acustiche, voci pulite, a tratti un piano definito e rassicurante, come in Finale, che chiude il loro interessantissimo ultimo album “Senza barrè (Piccoli intrattenimenti acustici)“. Intrattenimenti acustici, insomma, un modo diverso di fare cantautorato rock, minimalista, senza perdere quell’irreverenza ironica tipica delle band da garage, canzoni per chi muore, canzoni per chi è stanco la mattina, per chi è pronto ad addormentarsi sul banco, per chi non è stato vinto dalla crisi “che ci ha convinti che sia normale, andare a lavorare, per pagarsi la benzina, per andare a lavorare“. Nel 2013 hanno pubblicato invece un più anonimo “Senza Paura delle Rovine“, simil Ministri, persi e assimilabili a quel marasma del rock’n’roll di provincia. Ci piacciono di più in acustico, in versione 2018, per rimpiangere in modo maturo, o quasi, i banchi di scuola. Da non perdere.
Canzone consigliata: Senza Paura Delle Rovine

 

GECOFISH

Fervente realtà della Brianza. I Gecofish sono personaggi chiave della scena lombarda, in particoalre il cantante Vittorio Massa ce lo si ritrova spessissimo, alcolico andante, ai vari concerti della zona. Il loro nuovo EP “Motivi Per Uscire” è una sorta di versione alternativa de “La Fine Dei Vent’Anni” di Motta, dove invece che crescere, guardare ai proprio genitori ed esperienze, si pondera se affrontare effettivamente i trenta, ci si rifugia in una condizione d’adolescenza cocciuta, che culmina in una bellissima versione di Una Giornata Uggiosa di Lucio Battisti. Da non perdere se anche voi non vi siete rassegnati a crescere.
Canzone consigliata: Motivi Per Uscire

 

GIORGIENESS

Probabilmente sarebbe facile considerarla l’equivalente femminile de I Ministri, e unica donna in una scena che sembra non comprendere donne, ma sarebbe riduttivo. Giorgieness è il progetto di Giorgie D’Eraclea, che è pura passione distruttiva, una band ancora sottovalutata, un po’ scostante dalla scena alternative-rock (Zen Circus, Ministri, Fast Animals And Slow Kids…) eppure da essa assimilabile per quell’urgenza arrogante e rabbiosa, e quella voglia di spaccare tutto (come dimostrano i suoi live sentiti, d’istinto narcisistico ed estroverso), eppur senza rinunciare a una vena pop, un po’ sbarazzina. É come una rock star degli anni Novanta, da ascoltare con nostalgia, e per darsi la giusta carica (e distanza).
Canzone consigliata: Come se non ci fosse un domani

 

MALKOVIC

Fanno parte del roster ben fornito di Costello, e girano in locali fumosi in cui ce li ritroviamo sempre sul palco. Ah sì, sono quelli. Ce li ricordiamo per quella volta, due anni fa a Brescia, quando si stava stretti stretti, e si perdevano borse, scarpe e bicchieri prima del concerto di Motta. C’erano i Malkovic in apertura, che poi ci siam trovati un po’ ovunque, ma continueremo a ricordarceli per quel violento impatto di rumore, sudore e risate aggrappati alle transenne. Quando i Verdena non sono in tour, portano in giro in Brianza una “cover band d’autore“, sono ovunque in quest’underground di chitarre distorte e sputi sul palco. Una bella voce, a e quel sound vintage da band di garage, salette prove, tappeti persiani e sempre tanta provincia.
Canzone consigliata: Buena Sosta

 

LA NOTTE

Siamo in macchia, io e questa mia amica, quando parte “Volevo Fare Bene” (Woodworm, 2018), un minuto di intro da brividi, che riempie i polmoni e tutta l’auto, e si dissolve in un modo di cantare a là Management Del Dolore Post Operaio. Insomma, se fosse un prodotto strumentale, sarebbero una band di culto, da sentire a Ligera alla terza bottiglia di vino. Invece hanno un furbo cantato ben calibrato, tra Tiziano Ferro e Verdena (no, non sto scherzando). Musicisti capaci che costruiscono strutture solide, dove perdersi in ritornelli accattivanti, senza rinunciare a sonorità per orecchi allenati. Li abbiamo visti in apertura agli Zen Circus durante il loro ultimo tour, e di certo non ce li lasceremo sfuggire. Da ascoltare durante tutti i viaggi notturni in macchina.
Canzone consigliata: Volevo solo fare bene

 

VOINA

Andiamo a fare schifo insieme“. Insomma, un inno ripetitivo e nostalgico, un ricordare quando si è stati felici, in quelle adolescenze che nelle canzoni sembrano tutte uguali (perchè forse lo sono). Chiunque si è trovato almeno una volta a canticchiare “Ossa“, e a dire “Ma di chi è questa canzone? Di qualcuno famoso?“…  Musica che fomenta, che carica le folle sudate dei concerti estivi, e distrugge quelle dei piccoli locali, da ascoltare in silenzio, per respirare riff precisi e spaccatimpani. Forse i veri eredi di questa scena di personaggi arrabbiati e rabbiosi, e faceva addirittura un po’ strano, trovarseli in ostello a Genova, miti e in pigiama, durante il Supernova dell’anno scorso. Per una colonna sonora di una giornata piatta, senza sentimenti, se non quella voglia comune, silenziosa e sottopelle di vedere una città in fiamme.
Canzone consigliata: Ossa

 

CARA CALMA

No ma questo sembra Divi” è più o meno il commento di chiunque senta per la prima volta i Cara Calma.
Se avessero fondato una cover band dei Ministri, probabilmente sarebbero stati più credibili dei Ministri stessi. Macchine da guerra, ritmiche e precise, i Cara Calma hanno pubblicato nel 2018 il debut album “Sulle punte per sembrare grandi” (con featuring dei Bologna Violenta e Pan Del Diavolo) proponendo una versione più passionale e concentrata, insomma sincera, di quello che  i vari Zen Circus, Ministri e sopracitate band di riferimento più grandi non riescono più ad offrire. Aspettate ancora un po’, e poi ci ritroveremo tutti a spingerci e a versarci birra addosso ai loro concerti.
Canzone consiglia: Rispettare i centimetri

 

GENERIC ANIMAL

Nuovo pupillo de La Tempesta, giovanissimo e sentimentale, coccolato da tutti i vari Fine Before You Came ed Enrico Molteni del caso. Per questo è stato abbastanza facile assimilare il progetto di Luca Galizia (sorprendentemente, classe 1995) alla scena post-Minisri, eppure è un progetto che offre meno da una parte, perchè manca l’urgenza distruttiva tipica di una generazione, quella prima della sua, cresciuta a pane e grunge, ed offre molto di più allo stesso tempo, perchè contamina un genere ben consolidato di raggae e it-pop. Sentimenti tristi, comuni e noiosi, bronci e Trenord. Da non perdere se vi mancano progetti di vostri coetanei, e ultimamente vi siete persi ad ascoltare solo musica di quarantenni (e se vi fidate ciecamente dell’immagine di Enrico Molteni che balla tutte le sue canzoni ai concerti).
Canzone consigliata: Broncio

 

COLLA

Ultimi di questa carrellata di nomi post-grunge, i Colla sono una band di Vicenza ed  è conquistante la loro “Vicenza“, un brano dedicato a una città anonima di pioggia, dove si descrive quello che non accade. Una band che nasce quindi dal florido sottobosco veneto che già aveva dato vita ai One Dimensional Man (per cui hanno aperto alla recente data all’Ohibò di Milano), Teatro Degli Orrori e a tutta quella scena dove tutti sembrano conoscersi. Dalla loro parte, un modo di cantare quasi cantilenante, ipnotico, che dà al progetto un animo scanzonatorio e vivo di (auto)ironia. La rabbia tipica di questa scena post-Ministri c’è sempre, come anche la voglia di chiudersi in garage, spaccarsi i timpani e perdere la voce: voglia che si sente anche da ascoltatori, e si apprezza.
Canzone consigliata: Vicenza

 

morghiss

Pane, amore e ritenuta d'acconto. Concerti sotto la pioggia, film notturni, maratone seriali e relative conseguenze.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicci la tua