C’era una volta in transenna: 10 motivi per cui ai concerti mi sento pronta per la pensione

by NeevWilliams

Cari amici di NoisyRoad devo svelarvi un segreto: beati voi che avete ancora l’energia di essere giovani ai concerti perchè io, a 22 anni e con più di 200 band viste live tra concerti e festival, non l’ho più.

Ecco, fermi così: la vedo la vostra espressione in questo istante, riesco proprio a vederla. So che state tutti pensando: “a 22 anni la vecchiaia?” e storcete il naso, la bocca, strabuzzate gli occhi. Adottate la stessa mimica facciale di un Picasso.
Si.
A 22 anni mi sento vecchia quando vado ai concerti ed adesso, con qualche aneddoto e una giusta dose di lamentele, vi spiego come sono giunta a questa amara conclusione.

++ Attenzione: questo articolo contiene qualunquismi, generalizzazioni e una giusta dose di pacato nonnismo non autorizzato. Prendere il tutto con ironia.++

 

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L’autrice mentre scrive l’articolo

Sono andata a vedere i The Last Shadow Puppets a Ferrara e Milano.
Come ben sa chi mi conosce, sono una sorta di hooligan per tutto ciò che ruota intorno ad Arctic Monkeys ed amici e i LSP sono uno di quei gruppi che attendo da una vita. Sono stata una delle fortunate ad essersi vista la sorpresona a Finsbury Park, quando Alex Turner fu raggiunto da Miles Kane sul palco per intonare Standing Next To Me in un silenzio religioso e da quel momento ho iniziato a considerarmi quasi una miracolata. Chi ci sperava più in un nuovo album ed addirittura un tour? In Italia per di più, dove quei due smilzi non avevano mai messo piede. Ebbene, è successo e non potevo non presenziare ad entrambe le date. Potevo mai perdermi Alex Turner, sempre più simile ad un parcheggiatore rumeno abusivo che manda lo stipendio in patria e Miles Kane, l’unica rockstar che non è rockstar ma si sente terribilmente rockstar anche se somiglia a un tossico ad Ostia negli anni ’70?

Un tempo sarei partita all’alba del giorno prima munita dello stesso zaino di un Marine in partenza per il Vietnam, vestita in modo tattico (comunemente traducibile in: accozzaglia di cose comode ed inguardabili) senza pensare ai 40 gradi all’ombra dei concerti estivi pur di mettermi in coda e fondermi con il cemento della location in attesa dell’apertura porte, arrivando allo scatto finale per la conquista della transenna nelle stesse condizioni di un malato terminale. Un simpatico gioco sadico che adoravo, una sfida contro le leggi della natura e del corpo umano tutto pur di poggiare i miei gomiti su quel metallo bollente che mi avrebbe lasciato lividi ovunque ma che non avrei lasciato andare nemmeno se l’ISIS avesse preso in ostaggio la mia famiglia minacciandola di morte.
Un incubo per chiunque mirasse alla transenna centrale: non importava dove fosse il concerto, quanto ci fosse da attendere o le condizioni climatiche, anche con un disastro naturale in corso mi avrebbero trovata lì, in pole position, appollaiata o abbracciata alla transenna in attesa dell’inizio.
Credo di essermi presa parecchi insulti nel corso degli anni.

In ogni caso, questo è ciò che accadeva quando ero giovane e forte.

Ora le cose sono un po’ cambiate, compreso il pubblico medio ai concerti, e nemmeno so quando sia scattato il pre-pensionamento della sottoscritta ma, agli eventi degli scorsi giorni, ho realizzato che inizio a guardare l’odierno pubblico con lo stesso occhio critico di un anziano che scatarra a terra ed insulta le nuove generazioni.

10 ORRENDI MOTIVI PER I QUALI MI SENTO PRONTA PER L’OSPIZIO:

  1. Un tempo se arrivavo in coda alle 7 del mattino mi sentivo già in ritardo. Ora, sarà che non vivo più a Milano ma a Roma, sarà che sono universitaria in sessione o sarà che se mi metto in coda sotto il sole dalla mattina vado in arresto cardiaco, se arrivo alle 19 e le porte sono ancora chiuse mi sento in anticipo e vado al bar.
  2. Le code ai concerti sembrano sfilate di moda. Shorts e crop top all’ultimo grido, abiti lunghi, gonne girofiga, tacchi, acconciature ricercate e trucchi che manco Clio Make Up. Io mi sentivo fuori luogo se andavo con un jeans ed una maglietta dentro i pantaloni perchè poi avrei avuto difficoltà a correre, figuriamoci se avessi messo una minigonna o un abitino per poi stare in mezzo alla ressa di gente sudata. A fine live uscivo come una sopravvissuta alle Twin Towers, capelli alla Robert Smith e trucco alla Marylin Manson, oggigiorno fanno code, concerti in transenna ed escono Kate Moss. Non lo trovate ingiusto?
  3. Dopo miliardi di concerti conosco gente da tutta Italia, compagni di concerto che vedi giusto nell’occasione specifica e poi ritrovi allo stesso live 10 anni dopo. Che fai, non li saluti per bene? Non ci scappa il gossip violento? Eh no, la coda così non si può fare. Ci si trova, ci si aspetta e ci si incoda insieme al calar del sole. Se sei in coda riesci a far passare una, due persone e già rischi il linciaggio, vuoi mettere far passare un tour bus di gente racimolato in anni? Il concerto insieme ce lo si gode di più, e dentro un modo per eventualmente trovare una buona postazione anche senza coda lo si trova. Trucchi del mestiere? Forse.
  4. CORRERE. Ragazzi, ma vi sembra il caso? Ho smesso di correre in prima superiore quando mi inventavo strani esoneri per non fare educazione fisica, parliamone. Ma chi ha più l’età. Non correrei più nemmeno per prendere l’ultimo treno prima dello sciopero (ed abito a Roma, a buon conoscitore…) o se fossi inseguita da un uomo con una motosega, lo scatto finale prima dello shock mortale lasciatemelo per quando correrò a prendere la mia corona d’alloro.
  5. Se mi metto in coda presto per star davanti mi sembra di stare nel biennio del liceo. No davvero, non so se sia io a frequentare i concerti sbagliati o ci sia un abbassamento anagrafico che fa invidia allo scioglimento dei ghiacciai, ma ultimamente ai concerti vedo una media di pubblico principalmente giovane. Che è buono se consideriamo che così i cccciovani si avvicinano alla musica, ma ha i suoi lati negativi che tratterò nei prossimi punti. Sicuramente è negativo per noi giovani fuori e vecchi dentro, grazie ai vostri 16 anni ci sentiamo vecchi anche fuori.
  6. Quando vai ai concerti e vedi che metà parterre è occupato dai genitori. Quello si, ecco, quello ti fa sentire molto vecchia. Se avessi chiesto a mia madre di accompagnarmi ad un concerto, che fosse tribuna o parterre, mi avrebbe emancipata. Provo un moto di solidarietà verso gli amorevoli genitori che, incuranti e inconsapevoli di ciò che accadrà all’inizio del concerto, guardano disperatamente il telefono per passare il tempo.
  7. Vecchiaia è anche entrare nella location e non dirigersi a conquistare il proprio posto sotto palco ma verso il bar per conquistare almeno una birra da sorseggiare molto, molto lentamente visto il costo lievitato.
  8. Quando, presa da un moto di malinconia verso la gioventù ormai andata, sfondi il parterre a suon di gomitate o segui la scia di chi lo fa e finisci ugualmente sotto il palco anche se sei entrato a porte aperte. Non sarà correttissimo, certo, ma ai concerti succede anche questo e che tu abbia fatto ore di coda o meno ti devi adeguare. Non è positivo ma è parte del live. In compenso, sotto palco, inizi a capire che no, non hai più il fisico per star lì ed ecco comparire un dolorino al braccio, la gamba con i crampi, la schiena tutta rigida, e che palle sto caldo, ma che palle la gente, ma cosa spingono a fare, ma lo sanno come si sta ad un concerto? Ma distanziatevi un pochino, ma cosa pressate a fare non è che il mio corpo sfida leggi fisiche e si assottiglia diventando una sogliola…vabbè, io torno dietro che non ho più il fisico.
  9. Quando, sempre sottopalco, non capisci se sei al live per cui hai preso il biglietto o un secret show degli One Direction. Inizi a sentire, al posto della gente che canta, salta, urla, affermazioni quali, prendendo ad esempio il live milanese della band sopracitata ed ovviamente in un italiano folcloristico, indubbiamente parlato alla perfezione dal gruppo in questione…: a) “ESCILO”, affermazione da non sottovalutare sotto più aspetti. -soprattutto dal punto di vista della sottoscritta che un giorno spera di trovar lavoro con una laurea in lettere-. Escilo? E poi che ti fa, l’elicottero? Amica, se lo esce per te finisce il galera, io te lo dico. b) “SEI FIGOOOO” ma chi? Turner o Kane? Ah il tecnico delle luci dici? Ah c) “TI AMOOOO” lui no. Rassegnati, la friendzone capita a tutti almeno una volta nella vita. d) “COSA TI FAREI SEI TROPPO FIGOOOO” io vedendo Turner una doccia gli farei, considerato che a Ferrara nemmeno è tornato in hotel a sciacquarsi post live. Poi fate voi, son gusti. e) “GUARDA IL CULOOO” …ma quale? f) varianti di queste affermazioni che mi portano a pensare di monetizzare Alex Turner creando gadget erotici da comprare nei migliori Sexy Shop.
    La parte migliore è che poi ti giri: chi ha affermato codeste cose è decisamente minorenne, anche se di aspetto (ma che gli date a queste nuove generazioni da mangiare?!) sembra più grande di te. Questo non per fare di tutta l’erba un fascio perchè di queste persone insopportabili ne è pieno ogni concerto e sono di ogni età, ma non si può negare che la “fangirl” solitamente corrisponda ad un profilo definito ed ad ora per la maggioranza dei casi mi è sembrato corrispondesse. Sicuro corrispondeva negli ultimi concerti da me visti. Il dubbio sorge: si è lì per la musica, per il cantante o per il pre-ciclo?
  10. Quando al sottopalco inizi a pensare che, infine, laterale o leggermente infondo si stia meglio: “Beh ma qui c’è più aria…poi c’è libertà di movimento! Poi senti l’acustica dai…non c’è paragone, guarda come si sente meglio!”. Ti guardi attorno e vedi che lì, proprio attorno a te, ci sono tutte le persone che da anni vedi ai concerti e che prima ritrovavi come vicini di transenna. Eccoli lì, anche loro, birra in mano e libertà di movimento. Occhiata complice.
    Esci dal concerto e ci scambi due chiacchiere:
    “Io non ho più l’età per i concerti”
    “No ma nemmeno io. Ho un male al braccio che non ti dico…”
    “No ma poi mi sento troppo grande…non vedo l’ora dei concerti in tribuna…”
    “Eh capito…pure io…”.
    Nemmeno aspettate l’uscita della band, tanto ormai si è così abituati ai meccanismi che si capisce subito dove uscirà e quando, se uscirà e se si fermerà.
    “Vabbè si è fatta una certa”
    “Casa?”
    “Si, sono stanca”
    “Pure io”
    “Alla prossima eh!”
    Ognuno sogna già il proprio pigiama.
Il vero party è dopo il mixer
Il vero party è dopo il mixer

A me lo hanno sempre detto gli amici più grandi di qualche anno, me lo hanno sempre fatto quello sguardo profetico:
“Vedrai che tra qualche anno ti passerà la voglia di far queste cose e ti ritroveremo dietro…”
“Ma figurati, sono abbonata alla transenna io! Ho fatto le transenne anche ai festival! 80.000 persone dietro di me! Non ho pisciato per 50 ore!”
Vedrai, dicevano. Vedrai.

Ho 22 anni e mi sento vecchia per i concerti, continuo a farli e questa estate andrò ad un festival. Amo tutto ciò che succede durante un live, come la musica dal vivo sia un’esperienza che ti inglobi totalmente ma ora ve lo dico pure io: vedrete tra qualche anno, vedrete, miei cari assaltatori di transenne, stoici combattenti sotto il sole cocente delle 13, astemi e detentori del record per “non aver pisciato per tre giorni di seguito”. Non importa che voi abbiate 15 o 20 anni, minorenni o maggiorenni, accompagnati da madri o da fidanzati, un cambio generazionale c’è anche nella sfera della musica dal vivo e prima o poi, ed immaginatemi alla Nostradamus, ci faremo compagnia in fondo alla platea.
* inserire qui il rimbombo di un tuono, una pioggia improvvisa ed una risata malefica *

Per quando sarà mi ritroverete lì, con i miei capelli bianchi (ormai diventati bianchi in modo naturale) a sorseggiare birra ed accogliervi a braccia aperte con una stampella ed una sedia portatile per riposare la schiena.
Però ve lo giuro! Quando si diventa vecchi per i concerti in transenna si sperimenta una nuova sensazione di live e si apprezza anche “la retrovia”.
Parola di “quella biondabbianca, con i tatuaggi e sempre in transenna”, come un tempo mi avreste vista e riconosciuta.

SE VEDEMO
SE VEDEMO
NeevWilliams

Ho i capelli bianchi come gli anziani, i tatuaggi come i carcerati e nonostante il mio vero nome derivi da una regina guerriera sul campo di battaglia saprei difendermi esclusivamente a colpi di sarcasmo. Un'antica leggenda narra che sotto i miei innumerevoli braccialetti da festival musicali esista addirittura un braccio... ma nessuno è mai vissuto così a lungo per poterlo provare.

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1 Comment
  • Camilla

      REPLY

    Ti capisco e ho vent'anni! Preoccupante, lo so. Inoltre anch'io ero a vedere i TLSP a Milano e ti invido per avere avuto la prestanza di andare anche a Ferrara, io non ce l'avrei fatta ?

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