Do you want to go to the seaside? 9 canzoni straniere che parlano di mare

by Giada Agnoli

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E’ arrivato finalmente giugno: caldo, crema solare, zanzare, falò, condizionatore e perché no, una vacanza al mare! Lo scorso mese vi avevo proposto nove canzoni italiane che parlano di mare, anticipandovi già che prima o poi sarebbe arrivata la sua continuazione con altre nove canzoni, ma straniere. Di seguito trovate la lista dei brani selezionati, ma visto che la scelta dei pezzi è stata molto difficile, abbiamo deciso di riunire tutti le canzoni in una playlist (che troverete alla fine dell’articolo). Nella playlist troverete sia tutti i diciotto pezzi, sia altri brani che potevano benissimo rientrare in questa tematica. Bene, ora non vi resta che mettervi gli occhiali da sole, aprire l’ombrellone e premere play: la playlist da spiaggia è pronta!

Dissolve Me – alt-j

She makes the sound,
the sound the sea makes
to calm me down

Il riferimento alla droga in questo pezzo è chiaro, non lo posso negare. In ogni caso però, credo che il verso in cui viene nominato il mare sia uno dei migliori mai scritti nella storia: sarà che ho una grande fantasia, una fervida immaginazione e che mi so immedesimare molto nei testi e nelle canzoni che ascolto e che amo. Il testo, tradotto in italiano (non odiatemi, vi prego) cita: “Da battito a battito; lei fa il suono che il mare fa per calmarmi”. Leggendo queste parole mi sono sempre immaginata il paragone tra il rumore del battito del cuore o il rumore del respiro dell’amata del protagonista con il suono delle onde del mare che si frantumano sulla spiaggia o sugli scogli. Una bellissima metafora e un bellissimo complimento per qualunque persona che ama il mare, la sabbia ed il buon profumo che solo il mare riesce ad emanare.

Oceans – Seafret

It feels like there’s oceans
Between me and you once again

Un brano totalmente abbandonato alla voce e alla chitarra, un testo semplice e diretto: questa è Oceans, composta da un duo dello Yorkshire e che porta un nome in tema alla nostra lista, i Seafret. Il loro nome tradotto, infatti, sta per “nebbia marina”. Il brano, da quanto dicono i due ragazzi, è stato scritto appena dopo il loro trasferimento a Londra, dopo aver abbandonato la loro famiglia e i loro amici di una vita. Il testo, in effetti, lascia intendere quell’affetto a distanza che i ragazzi ci hanno descritto. Vengono citate emozioni manifestate solo sotto la superficie del mare, in modo da far finta che non esistano. Un brano un po’ triste ma che, anche grazie ad un bel video clip, riesce a trasmettere molto.

Seaside – The Kooks

Do you want to go to the seaside?
I’m not trying to say that everybody wants to go
I fell in love at the seaside
I handled my charm with time and slight of hand

Non potevo proprio non inserire in questa lista Seaside, dato che ho voluto chiamare questa rubrica Do you want to go to the seaside, in onore a quella canzone dei Kooks da me tanto amata. La band di Brighton si è presentata al mondo proprio con questo album, proprio con questo brano. Seaside è infatti il primo pezzo del loro primo progetto: Inside In / Inside Out, seguito da altre 13 canzoni che completano un’opera fantastica e ancora oggi ricordata da molti con fierezza. É un inizio tranquillizzante, un’apertura acustica che fa da prologo al resto dell’album, in cui si vuole raccontare la storia d’amore tra il protagonista e l’amata, anche se il tono cupo della canzone fa pensare che questa love story non andrà proprio a buon fine. Il fatto che i Kooks vengano da Brighton fa pensare che il pezzo sia stato scritto proprio lì, che sia un racconto autobiografico e che la coppia si sia innamorata sulle rive di quella spiaggia.

Alla fine, chi di noi non ha mai avuto una storia d’amore al mare? Siate sinceri dai, Seaside non è altro che la porta-bandiera di tutte queste nostre love story, nate, consumate, vissute e probabilmente morte sopra spiagge dorate.

Sea of Love – The National

I see people on the floor
They’re slidin’ to the sea
Can’t stay here anymore
We’re turning into thieves

Sea of Love racconta (tanto per cambiare) la storia di un amore che sta per finire, di un rapporto tra due persone che non si regalano più gioia l’un l’altro ma trascinano la propria relazione verso l’orlo di un precipizio, relazione nella quale rimanere significa solo avere coraggio di dire “stop”. Da quanto ha confermato il frontman della band, Matt Berninger, in Sea of Love è presente l’intento di descrivere una grande stanza colma di persone che stanno scivolando nel mare dell’amore, un mare tanto bello quanto insicuro e debole. Mi piace pensare che questa stanza possa essere la stessa che i National ci propongono nel loro video ufficiale. La canzone è un po’ triste, sì, lo ammetto, ma possiede un video veramente spettacolare, ve lo lascio qui sotto così potete godervelo insieme a noi.

The Ocean – Led Zeppelin

Singing to an ocean, I can hear the ocean’s roar

Non poteva mancare all’interno di questa lista un grande classico, e per voi questa volta ho scelto un brano dei Led Zeppelin, la traccia numero otto del loro quinto album, Houses of the Holy, pubblicato nel 1973. L’oceano che nominano spesso tra i versi del testo è un chiaro riferimento al mare di fan che i membri del gruppo vedevano ad ogni loro concerto dal proprio palco, tanto che questa canzone è stata proprio dedicata a “quella marea di teste”. Piccolo Fun Fact su questo brano: nelle ultime righe, Robert Plant scrive “To the girl who won my heart“, la ragazza a cui fa riferimento è la figlia Carmen, che all’epoca aveva tre anni.

Ma è inutile perderci in chiacchiere, The Oceans rimarrà nella storia, sia della band (tanto che Rolling Stones la inserì al quattordicesimo posto delle canzoni più belle del gruppo), sia della musica mondiale.

Dead Sea – The Lumineers

Like the dead sea
You told me I was like the dead sea
You’ll never sink when you are with me
Oh, lord, like the dead sea

Non so voi, ma a me i Lumineers mancano tantissimo, soprattutto quando mi capita di riprendere “vecchi” pezzi come Dead Sea (vecchi per modo di dire, dato che il brano in questione è stato pubblicato solamente sette anni fa). La loro ultima fatica, però, risale al 2016, il loro ultimo concerto in Italia al 2017 e dato che la band non ama molto far parlar dei sè, dei loro progetti si è sempre saputo ben poco. Poche cose sono certe: che torneranno in Italia questo autunno a Milano (concerto già sold out) e che il loro prossimo disco, III, uscirà il 13 settembre. Non disperate però, fino a quel giorno potrete riascoltare le loro vecchie glorie tratte dai loro primi due album.

E’ molto curioso, a parer mio, che il titolo di questa canzone porti il nome del lago salato per eccellenza: il Mar Morto, situato al confine tra Giordania ed Israele. L’elevata salinità del lago permette ai bagnanti di poter galleggiare senza alcuno sforzo ed è quest’ultima affermazione che ci porta al significato del nostro brano, che racconta di come una persona può tenerne un’altra ben fissa a terra. Il concetto è chiaramente un ossimoro, perché vengono proposte due figure nettamente in contrasto tra loro: il Mar Morto, che fa galleggiare chiunque, e il desiderio di tenere qualcuno ben saldo a terra. I Lumineers hanno proprio una bella fantasia!

Sea and Sand – The Who

Here by the sea and sand
Nothing ever goes as planned
I just couldn’t face going home

Sea and Sand è seconda traccia del terzo lato del disco Quadrophenia, pubblicato nel 1973. Il brano in questione è quasi una mini-opera fine a sé stessa, ed è sicuramente una delle tracce più caratteristiche dell’album. Il testo ritrae l’affinità del protagonista con la spiaggia come una fuga dalle spiacevoli realtà della vita. Dopo che il protagonista esce di casa, decide di passare un po’ di tempo sulla sabbia, per riflettere sulla sua inadeguatezza nell’amore e sull’incapacità di adattarsi alla propria società. La canzone descrive anche della crescente alienazione di Townshend dalla sua band e della scena musicale nel suo complesso. In questo modo le strofe anticipano un po’ la storia degli Who degli anni a venire: Sea and Sand è quindi una canzone premonitrice.

Oceans – Coldplay

Wait for your call, love
The call never came
Ready to fall, love
Ready to claim

Vi devo svelare un segreto: a me i Coldplay non sono mai piaciuti, e credo che mai mi piaceranno. Però ci sono alcuni pezzi che secondo me vale davvero la pena di ascoltare come Viva la Vida e X&Y. La stesura di questa lista mi ha permesso di scoprire nuovi brani da me prima sconosciuti, tra cui questo, il settimo brano contenuto all’interno di Ghost Story, pubblicato nel 2014.

La parola “oceans” appare solo nel titolo, infatti nel testo non c’è traccia. Tra le strofe emerge un disperato appello del protagonista verso l’amata che ha perso. La caratteristica più particolare di Oceans è un segnale intermittente che ricorda il suono di un sonar, cioè quel richiamo che aiuta le navi perse nel mare a ritrovare la strada verso la terraferma.

Underwater – Mika

‘Cause all I need
Is the love you breathe
Put your lips on me and
I can live under water

Potrebbe essere amore sott’acqua? Ve lo siete mai chiesti? Beh, il nostro caro Mika sì, e lo fa all’interno del quarto singolo estratto dall’album Origin of Love (2012). Il pezzo è sicuramente il brano più easy listening del disco, dato che può essere considerata come una ballad che inizia con un accompagnamento di solo pianoforte e che poi si sviluppa in un crescendo orchestrale.  Underwater è una invocazione per un amore che riempie la vita, un amore talmente grande e sentito da permettere di respirare sotto acqua, come si vede anche nel video. Brano davvero immancabile all’interno di questa lista!

 

Trovate queste e altre storie di mare nella nostra playlist Do you want to go to the seaside?:

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Giada Agnoli

Ai concerti mi emoziono così tanto da dimenticarmi di respirare

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