La top 10 dei video musicali usciti nel 2017

by Silvia Rizzetto

Solstizio d’inverno, un sibilo di consonanti che mi fa dimenticare persino l’opprimente memento “sigilla gli stipiti quando hai ancora il pranzo che va su e giù per il tuo apparato digerente”. Pomeriggi pigri in cui non si addita più l’arsura ma l’umidità che entra persino dentro i vestiti; ahimè, l’inseparabile «portable heater» a pochi centimetri da me e Greenpeace pronta a farmi causa. Tutto questo mi mette un’«angoscia» tale da far concorrenza al pluri-rattristato Cristiano Malgioglio, che sarà costretto a chiedermi il diritto di utilizzare il termine nelle sue boutade. Una soluzione c’è ed è banale: guardare un videoclip musicale quando sono accomodata sul bordo del caminetto e mi sento meno in colpa con i meravigliosi orsi polari. Quest’anno, tra i tanti corti in musica apprezzati dagli autori di NoisyRoad, soltanto dieci mi hanno fatto ridere, riflettere, piagnucolare di più: scopriamoli insieme «from the bottom to the top»!

10. Blossoms – Honey Sweet

All’apparenza, quella sera di trent’anni fa fu monotona come quelle interminabili repliche autunnali in cui si sta a casa ad aspettare annoiati la cena, se non che un punto di una mappa colse lo sguardo incredulo di un giovane cittadino di Stockport. Si disse che qualcuno lo vide sfrecciare in bici verso il bosco in compagnia di quattro amici. Biff Tannen, uno non tanto contento della sua vita, disse che c’era un pazzo solitario di nome Emmett Brown che affermava di averli incontrati l’undici febbraio 2017 in un localino di Milano mentre cantavano di una certa Felicia. Io lo posso confermare.

 

9. The Lemon Twigs – I Wanna Prove To You

Il regista Nick Roney ha ingaggiato due cavie per collaborare ad un esperimento sociale, un’analisi del comportamento dei propri nonni durante i momenti di intimità. Si evincerà un amore semplice e puro come i loro sguardi di intesa e come l’assenza di un copione che avrebbe reso il focolare domestico un regno dei ghiacci, nonché fatto saltare il progetto. Il tutto è condito dalla presenza dei topolini canterini, che finiranno per prendere il posto del beffato pargolo di casa Roney, che senza via d’uscita, si darà all’alcol. Risate assicurate.

 

8. Kasabian – Ill Ray (The King)

La modernità non guarda in faccia nessuno: gli alberi, i fiumi, le abbazie. Sì, pure un luogo di culto collaterale alla fine della guerra delle due rose è diventato un parcheggio. A Leicester, la rosa bianca degli York è sopravvissuta alla febbre dell’asfalto ed è stata simbolicamente recuperata nel 2012 attraverso la riesumazione dello scheletrino di Riccardo III, l’indimenticabile protagonista dell’omonima tragedia shakesperiana. Il brillante regista Dan Cadan ha voluto omaggiare l’impresa ideando una commedia leggera, fiaba dei nostri tempi in cui trionfa il «mai una gioia», interpretata dagli eccellenti attori britannici Lena Headey e Michael Socha.

 

7. Beck – Colors

Chiedi chi era Beck, questa ragazzina vi risponderà che lo vedeva comparire su MTV nei pomeriggi passati a fare i compiti. Lui, figurina rossa che sbracciava in mezzo a pazzi e pupazzi intenti a sfidare la logica delle leggi del sesso, è tornato alla ribalta con Colors (Capitol Records, 2017), un album così pulito e spensierato che si rischia di definirlo pop trito e ritrito, mentre è un’ennesima trovata del vascello apparentemente insensato e imperfetto della sua fantasia in un mare di musica leggera mai solcato prima d’ora. Un «hurrà!» per quest’uomo che non annoia mai che ha appena ritrovato i colori della sua vita sentimentale, tutti riuniti sotto forma di slime (una sorta di plastilina gelatinosa) spappolata, la regina dei video anti-stress di Instagram. Tra le tante mani, ci sono quelle piccine di una biondina: una mini Hansen.

 

6. Declan McKenna – Why Do You Feel So Down?

Niente è peggiore di sentirsi sminuire un malessere che è scaturito, talvolta senza un motivo, dalla propria psiche. Ci autoproclamiamo bravi nel raffinare con il raspino chi si para davanti a noi, ma siamo consapevoli della possibilità di ferirli? Seppur giovanissimo, Declan McKenna è un egregio osservatore della realtà e in questa canzone ha riportato alcune espressioni di chi fa fatica ad immedesimarsi nel corpo di un malato di depressione: non si tratta di semplice tristezza, di ripicca dovuta ad uno screzio passato o di sciocchezze di cui ci si vergogna e dunque si fa scena muta. Dietro a questi interrogativi incalzanti, c’è dall’altro capo la richiesta accorata a bocca chiusa di una compagnia di silenzi rassicuranti. Il videoclip, rappresentazione di un segmento di un programma mattutino di ginnastica dolce, mi ha portato ad interpretare in questo modo la canzone, lasciata aperta ai dibattiti dal suo autore. La semplicità dei gesti, la qualità non più ottima da VHS consumata, i sorrisi fermi e quasi finti dei signori, rappresentazione degli sforzi (errati) di una persona che non comprende che la depressione non si risolve con una barzelletta, tantomeno dai cartelloni con le emoticon, rendono il video realistico. C’è un qualcosa, a mio parere, che possa essere ritenuto come un ottimo diversivo per chi sta male: l’attività fisica all’aria aperta, possibilmente seguiti da quell’uomo vestito di rosa così ipnotizzante da essere anche rincuorante. È lui che mi spinge a premere replay.

 

5. Foo Fighters – Run

Una leggenda narra che un uomo, mentre portava sulle spalle l’anziano padre verso un dirupo, destino di tutti gli ammassi di carne inutili, si fermò perché stanco del peso. Durante il riposo, il padre gli rivolse la parola dicendo: «Pure io mi fermai in questo punto quando portai tuo nonno». Da quel giorno, i vecchi divennero i baluardi delle famiglie. Pure il povero Mr Bayer ha fatto una brutta fine ed è stato relegato in maniera forzata in un ospizio, eppure sente ancora ardere un fuoco nelle viscere. Un bel giorno decide di buttare quelle medicine che lo rimbambiscono e di scatenare -sì, ma niente di serio- una rivolta nel salone durante un concerto di un gruppo, i Foo Fighters invecchiati apposta per questo video. Non si è mai vecchi per realizzare i propri sogni e non c’è un limite di età per essere se stessi: queste sono le morali cantate da Dave Grohl.

 

4. Baustelle – Il Vangelo Di Giovanni

Questa è la storia di un italiano del ventunesimo secolo di nome Giovanni, provato dal dramma dei migranti. Dietro alla morte dei profughi si nasconde il nostro volto da occidentali figli del benessere e schiavi, anche noi, dello strapotere di qualcuno dal basso quoziente intellettivo che preme sornione il sedere su una poltrona di velluto. La violenza abbatte il nostro giovane e lo inabissa in uno stato di borderline: «io non ho più voglia di ascoltare questa musica leggera», ripete tra sé, accorgendosi della vacuità delle delusioni d’amore, un tempo unici crucci, tant’è che preferisce «sparire nel mistero del colore delle cose quando il sole se ne va». E il destino lo assolve, attraverso il gesto efferato di un Giuda qualunque. Il Giovanni del regista Ottomano è in parte simile al simpleton di Grotowski presente nel dramma Apocalypsis Cum Figuris, un martire bastonato perché debole, incapace di reagire ma dalla visione disincantata. Arriverà la salvezza per tutti? Al di là delle retoriche biascicate tra i banchi di una parrocchia, ciò che ci deve far andare avanti è il prossimo, stringere e tirare su quella mano che sta per essere inghiottita dai flutti.

 

3. Alt-J – Pleader

Lo spettacolo della vita sin dal concepimento, lo sviluppo della crescita di un bambino ed una tragedia di cui è sopravvissuto. I primi passi di un uomo senza il sostegno di nessuno: rimane un antico canto, unica traccia vivida del passato, che lo accompagnerà nella sua maturità. Piccola perla di RELAXER (Infectious Music, 2017), Pleader fugge ogni cuore di pietra. Le parole non possono sostituire le azioni qui rappresentate.

 

2. Harry Styles – Kiwi

Un climax ascendente breve e intenso che raggruppa tutto ciò di cui una persona spensierata ha bisogno: dolcetti, cuccioli, bambini pestiferi, rock and roll, uno dei One Direction in completo a fiori firmato Gucci. Si scherza: non è passato inascoltato l’album di debutto di Harry Styles (Harry Styles, Columbia Records, 2017), una sorpresa inaspettata per chi non fosse a conoscenza di questo artista e dei suoi punti di riferimento: in Kiwi, canzone ritenuta dai fan più maliziosi (ed amanti delle congetture infondate) come un’allusione alla figura di Louis Tomlinson, ascoltiamo il punk rock della Bay Area, ma anche qualcosina non troppo complessa dei “coniugi” White. Bravo Styles, un maestro da 10 e lode capace di placare gli animi riottosi dei suoi piccoli che in questo video incarnano con tenerezza le brutture del mondo tra cui la guerra, sempre scatenata per motivi futili.

 

 1. Ok Go – Obsession

Quando ho digitato il titolo su Google, il primo risultato è stato il tormentone degli Aventura, una cricca nota per essere stata la vergogna del Bronx newyorkese: «no es amor, no es amor, es un obsesión». Un elettroshock, grazie. Quello che cercavo era un gruppo di incantatori alternative dalle pose aggraziate, dai balzi da “ginnasti – vite parallele”: gli Ok Go, reduci da una coreografia futurista che ha visto la presenza di 567 stampanti di ultima generazione. In questa pubblicità della ditta che ha fornito il materiale, i quattro compiono rotazioni e sorvolano tra fantasie di colori e buchi neri; ad un certo punto il cantante rischia persino di scivolare sui fogli lucidi. La tensione è sempre tenuta ai livelli massimi ed è scandita dal rumore delle macchine. È stato annunciato che il ricavato del riciclo della carta verrà devoluto a Greenpeace: l’artico ringrazia.

Silvia Rizzetto

Uno sfortunato insieme di atomi amante del passato, dei cimiteri e del Romanticismo.

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