I Migliori Album del 2018

10
IDLES Joy as an Act of Resistance
A solo un anno di distanza dall’album di debutto Brutalism, il quintetto di Bristol ha riconfermato il proprio primo posto fra la giovane generazione punk inglese con Joy as an Act of Resistance., un lavoro più solido e liricamente raffinato del precedente, portavoce in un timbro hardcore di un astioso dissenso della bieca ignoranza dei singoli e della classe dirigente del loro Paese, una reazione che nonostante l’indelicatezza dei suoni e dei testi risulta essere molto umana, addirittura gioiosa. Sono dodici tracce caratterizzate da un cinismo modesto perché riottoso ma non prepotente, animate da un andamento ritmico seguace della cerchia del garage e fedele a quella musica di periferia unita ai principi della working class, concorrono ad una riproposizione stilistica di una musica che tristemente è rimasta incagliata per vent’anni in accordi esasperanti, in costanti colpi sul crash per fingere una consapevolezza dello strumento, in voci perforanti ma poco profonde che cercano di rappresentare con frasi aride il proprio antagonismo.
9
Beach House 7
7 come le meraviglie del mondo, 7 come il numero dei loro album, 77 come i pezzi nel loro repertorio. In 7 ritroviamo le sonorità oniriche e soffuse tipiche dei Beach House, che questa volta hanno cercato di narrare di cose, fatti, esperienze reali e personali. L'atmosfera è quella di una notte estiva a bordo del motorino, mentre sfrecci per le strade fresche ed umide di campagna. Un ricordo, qualcosa di reale, qualcosa di inspiegabilmente dolceamaro.
Il duo è riuscito a mantenere la propria identità e la propria firma, arrangiando ed evolvendo il proprio sound, rendendolo ancora più rarefatto, ma potente come una coltellata in pieno petto. Un album tutto da pensare, da ascoltare davanti ad un cielo stellato in estate.
8
MGMT Little Dark Age
Little Dark Age è l’album dell’equilibrio per gli MGMT: dopo aver evitato melodie pop, tra indigestione post-Oracular e testardaggine post-Congratulations, la band ha finalmente aperto la propria vena creativa senza limitarsi, creando un mix perfetto tra canzoni orecchiabili e pezzi più psichedelici e meno accessibili. Fare pop non è un peccato, anzi, se i risultati sono quelli di Time To Pretend e Kids, è un peccato non farlo: è bello vedere che la band sia di nuovo a proprio agio e che non senta il bisogno di dimostrare niente. Con il dark synth-pop stile anni ’80 gli MGMT hanno creato un’atmosfera molto precisa e in cui puoi immergerti senza conoscere i testi. E il sound degli eighties si sposa perfettamente con le loro idee artistiche – forse anche perché da sempre la band è fan della musica di quel periodo.
7
Confidence Man Confident Music for Confident People
Un album che dice tutto già dal titolo. Confident, ovvero sicuro di sè, stravagante, forte, divertente dall’inizio alla fine, dai testi sfacciati e irriverenti che parlano di feste e backstage e dalle sonorità dance dannatamente accattivanti. Difficile resistergli e non ballare sopra tracce come Don’t Ya Know I’m In a Band o Try Your Luck. Veri e propri pezzi che ti si fissano in testa e non se ne vanno per i successivi due mesi.
Il debut della band australiana, anche grazie alla sua estetica e ai suoi video, è un’enorme festa in costume, una parodia, una presa per i fondelli della vita mondana, della coolness e di tutto ciò sia patinato. Ottimo per qualsiasi momento in cui abbiate bisogno di una carica extra, dalla preparazione pre-night-out, alla palestra, alla botta di adrenalina per affrontare la giornata.
6
Jon Hopkins Singularity
Missione compiuta. Le esperienze allucinogene e qualche serie tv di troppo (forse) hanno contribuito e alimentato l’ispirazione per questo ultimo prodotto del compositore/dj/producer inglese. “Mission complete” perché questa volta, con Singularity, Jon Hopkins mette d’accordo un po’ tutti, dal Capo Nord a Capo di Buona Speranza della musica elettronica, preparando un equilibratissimo composto di ricerca e profondità del suono che di tanto in tanto si fa trascinare dalla cassa dritta, quella che aveva caratterizzato la sua consacrazione con Immunity nel 2013. Tecnicamente è indiscutibile la raffinatezza, l'attenzione al particolare e bravura di Hopkins, che propone - in un periodo in cui pochi si fermano ad ascoltare un album e non a consumarlo - un prodotto del genere.
5
Florence + the Machine High as Hope
Florence Welch con questo disco raggiunge la maturità sotto diversi punti di vista: personale, musicale e lirico. Innanzitutto, prende il meglio dei tre album precedenti e lo condensa in un sound allo stesso tempo ricercato e morbido, dolce e maestoso, in cui la produzione orchestrale torna ad essere la caratteristica distintiva della band, il tocco di classe. Ovviamente è un album che non si può ascoltare senza tener conto dei testi, intimi, in cui ritrovarsi nei periodi di confusione e malinconia. Il testo non segue più la struttura classica, ma viene strappato direttamente da uno dei tanti flussi di coscienza scritti quotidianamente dalla cantante, ciò li rende intimi e intimisti, altamente personali e coraggiosi, in cui i bisogni più privati vengono analizzati sotto la lente d’ingrandimento e portano la cantante a mettersi a nudo, per sé stessa e per chi le fa compagnia in questo viaggio all’infinita ricerca d’affetto. Non è facile. Non è da tutti.
4
The 1975 A Brief Inquiry Into Online Relationships
In quella che è una analisi dell’alienazione e della confusione delle nuove generazioni nella realtà tecnologica contemporanea, i The 1975 forzano i confini dell'indie pop, aprendosi ad una moltitudine di generi e stili e realizzando un vero e proprio spaccato della realtà contemporanea. Con il terzo album Matt Healy e soci decidono infatti di non deludere le aspettative ed effettuare una ricerca sonora su arrangiamenti e composizioni così curata da ottenere un disco inaspettatamente ricco e variegato di influenze al punto da rendere questo lavoro il più interessante ed intrigante dell'anno appena trascorso.
3
Parcels Parcels
Parcels è un disco curato in maniera maniacale fino all’ultima battitura, ambizioso, uno dei migliori debut che ci si poteva aspettare da questo 2018. Sicuramente non è immediato, come da tradizione, gioca sul replicare lo stesso riff più e più volte, ma non fatevi ipnotizzare, ad ogni ascolto fa trapelare una particolarità, una sfumatura diversa. Un album fatto per essere ascoltare quasi esclusivamente tutto in una sola corsa, 12 tracce che mentalmente, fisicamente, musicalmente sono un viaggio.
Va lodato il fatto che il disco sia stato totalmente auto-prodotto e scritto, che siano riusciti a costruire un moderno melting pot di generi musicali passati, che ogni costrutto di questo disco, dalle visual alle ritmiche, lo renda quasi un concept album su qualche terra lontana. Una band tutta in ascesa.
2
Janelle Monáe Dirty Computer
Janelle Monáe ha sbaragliato la concorrenza e (quasi) conquistato il 2018 con Dirty Computer, terzo album in studio pubblicato in aprile. Sul filone cyber-apocalittico dei precedenti The ArchAndroid e The Electric Lady, Dirty Computer rappresenta alla perfezione il delirio della nostra società odierna.
Le note del funky si uniscono al calore del soul, i crudi versi rappati si intersecano agli assoli glam à la Prince, i beat elettronici accompagnano i testi simbolo del Women Power: la varietà di stili, influenze e stimoli è impagabile. Tra l’ironia di vivere una Crazy, Classic, Life, la sfrontatezza di Screwed e la purezza di PYNK, Janelle Monáe sa essere caleidoscopica quanto i suoi video, riassumendo in questo album tutta la bellezza della libertà creativa e lasciando agli ascoltatori un disco completo, riflessivo e semplicemente irresistibile.
1
Arctic Monkeys Tranquility Base Hotel + Casino
Nascostosi dietro una cinepresa da ottantotto tasti alternati e calatosi ufficiosamente nei panni di un tanto loquace Kubrick, Turner dirige solennemente il ritorno del suo equipaggio dal pallido satellite firmandone la sceneggiatura attraverso l’iper-guida del suo scisso Io, ormai saldamente insidiato in costanti flussi di coscienziosi elettroni in vena di evidenziare rischi e lanciare messaggi cifrati. Impossibile non cedere alla tentazione di perdere più e più volte il filo del proprio discorso, una volta sopraffatti dalla gravità di questa nuova alba per gli Arctic Monkeys.