I Migliori Album Italiani del 2018

10
Baustelle L'amore e la violenza - Vol. 2
Nonostante qualche brano sia forse privo dell’ambizione del primo volume, al punto da poter essere quasi scambiato per dei lato B del precedente album, stiamo comunque parlando di un ottimo lavoro, che conferma i Baustelle sull’Olimpo della scena indie italiana. Descrivere le canzoni dei Baustelle vorrebbe dire parlare, più che fuori dal tempo, di brani senza tempo, dalla straordinaria capacità di viaggiare tra varie epoche e stili e fondere i Pulp con la tradizione cantautoriale italiana, le armonie degli anni ’70 con la musica elettronica contemporanea, con tanti riferimenti e citazioni che sin dai primi album ne rappresentano una peculiarità e una ricchezza. Anche in questo disco i Baustelle sono infatti da leggere e da apprezzare per una scrittura matura e lontana da certe banalità canzonettare sempre più presenti nella attuale scena discografica italiana.
9
Calcutta Evergreen
Evergreen un po’ ci confonde, succede questo perché l’album si allontana da Mainstream ma allo stesso tempo rimane Calcutta, il dolce Calcutta, che ci racconta storie che diventano universali e nostre. Citando Rolling Stones, potremmo dire che Calcutta non è la voce della nuova generazione, ma è la nuova generazione e possiamo consigliarvi di ascoltare Evergreen stesi su un prato verde proprio come quello della copertina e chiudere gli occhi (meglio non circondati da pecore, però), godervi le sue note e i suoi testi che possono dirvi niente o possono dirvi tutto. Le parole di Edoardo (Calcutta, per chi non lo sapesse) sono arrivate ai pensieri di milioni di persone, ed è successo perché ha una voce splendida e tenera, perché i suoi testi sinceri e quotidiani sono in grado di emozionare, che vi piacciano oppure no. Potremmo dire che la copertina è solo il punto di partenza per un altro diario di viaggio.
8
Francesco De Leo La Malanoche
Ex frontman de L’Officina della Camomilla al suo primo serio debutto solista. Immancabili sono gli elementi che lo hanno reso celebre con il progetto precedente: testi allucinati, distaccati dalla realtà e citazioni che si colgono preferibilmente quando si è poco sobri. Cambiano però le sonorità, si imbraccia sempre la chitarra acustica che passa allo sfondo per lasciare spazio a giochi elettronici leggiadri in stile Mac DeMarco, Yellow Days e Pizza Girl. L’album è sostanzialmente riassumibili in 3 parole: sesso, sesso, sesso, per i più romantici una passeggiata alcolica notturna per Milano in compagnia di Heroin Chic quali Lucy e Mylena, con le luci dei lampioni ad intermittenza e l’afa della città a livelli stratosferici.
7
Weird Bloom Blisstonia
Di artisti strani ne abbiamo visti parecchi, ma nessuno è così tanto eccentrico come l’unico e inimitabile Weird Bloom. L’artista dietro a questo psichedelico progetto si chiama Luca Di Cataldo e il debut che ha conquistato i nostri cuori è Blisstonia, prodotto da WWNBB Collective. Prima di sbocciare in uno degli artisti più interessanti della scena italiana, Weird Bloom si chiamava Weird Black e aveva pubblicato un disco homemade, Hy Brazil. Ora, con questo nuovo ritorno, i toni si fanno ancora più... weird. Non fatevi ingannare dal lupo incazzoso in copertina: Blisstonia è la visione psichedelica, sperimentale e un po’ matta dell’artista romano consacrato (da noi) il cugino italiano di Mac DeMarco. Si è persino guadagnato un posto alla Rough Trade di Londra di fianco alle scimmie artiche.
6
Any Other Two, Geography
A tre anni dall’esordio con Silently. Quietly. Going Away, gli Any Other ritornano con Two, Geography, lavoro che rappresenta il punto d’arrivo verso una maturità artistica raggiunta ante tempus. Maturità che si evince tanto dal dato testuale, che ci consegna il vissuto di Adele Nigro con un’autenticità e una crudezza da togliere il fiato, quanto da quello musicale, con arrangiamenti eleganti e una linea melodica mai banale e sempre emozionante. Two, Geography, non è solamente la consacrazione di un progetto musicale raffinato, ma è soprattutto un disco del quale si sentiva il bisogno, che trasuda semplicità e verità, presentandosi come un’alternativa di qualità all’it-pop, senza però nulla togliere a questo.
5
Riccardo Senigallia CIAO CUORE
Il 2018 ha sancito l’atteso ritorno di una delle penne più raffinate del cantautorato italiano, ovvero Riccardo Sinigallia che a settembre ha pubblicato CIAO CUORE, un album che non ha assolutamente deluso le aspettative, ma ha confermato la sua capacità di ricrearsi e sperimentarsi. Si tratta di un lavoro meticolosamente prodotto e di una tipologia di cantautorato vecchio stampo, che non necessita di eccessivo clamore mediatico, ma solo della voglia di mettersi in gioco per proporre sempre qualcosa di nuovo.
4
La Rappresentante Di Lista Go Go Diva
Giunti alla metà di dicembre pensavamo tutti che ormai il 2018, almeno in ambito musicale, fosse arrivato agli sgoccioli. Invece eccolo lì, arrivato il 14 dicembre quello che è senza ombra di dubbio uno dei dischi italiani migliori dell’anno. Go Go Diva è il terzo album in studio de La Rappresentante di Lista, al secolo Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, ovvero uno dei progetti artistici più interessanti e intelligenti del territorio nostrano. Basta soffermarsi qualche secondo sulla meravigliosa copertina per capire che questo è un disco che non vuole darsi alcun tipo di limitazione, ma desidera indagare tutte le sfaccettature dell’essere umano, osare, sperimentare, stupire. Si tratta di un lavoro contemporaneo sia nelle sonorità che nei temi trattati, che forse non arriverà immediatamente a tutti, specialmente al pubblico ormai totalmente ingurgitato dalla vuotezza degli ultimi tempi ma che, siamo certi, è destinato a restare
3
Motta Vivere o Morire
Con Motta è facile dimenticarsi di quella figurina del cantautore solitamente romanticizzata dalla critica, quel profilo timido con la chitarra classica in legno scartavetrato acquistata a un prezzo stracciato nel mercatino delle pulci; è risaputo che chiunque svolge questa carriera è abituato a sporcarsi le mani, a mordere l’attimo per riversarlo in un testo lurido stravolto dai nervi tesi e dagli sputi amari. Francesco Motta è di origini livornesi come Amedeo Modigliani, quell’artista maledetto triste e visionario, colui che immortalava la leggiadria in uno stile africano, lo stesso safari di idee introdotto nei primi battiti di Vivere o morire, una tavolozza di colori caldi, delle tele con tratti delicati e sfumature cupe raffiguranti uomini comuni che si rimboccano le maniche, vite a metà tra la vacuità e l’appagamento visceralmente congiunte con l’ascoltatore.
2
Maria Antonietta Deluderti
Quella che ritroviamo oggi è una Maria Antonietta più matura e consapevole, sicuramente diversa rispetto a quella che avevamo lasciato nel 2014. Forse potrà non piacere, forse chi aveva amato la ragazza ribelle, le ritmiche pestate e i toni crudi degli esordi sarà rimasto deluso. Eppure crediamo che in un marasma di basi preconfezionate, testi al limite del ridicolo e band che suonano un po’ tutte uguali, Deluderti sia il disco che tutti noi amanti della buona musica italiana (ormai parlare di indie è diventato pericoloso) aspettavamo. Ma, soprattutto, siamo convinti del fatto che artisti che possano vantare il talento, la classe e l’intelligenza di Maria Antonietta non si trovino tutti i giorni. Per cui non possiamo fare altro che consigliarvi di comprare i suoi dischi, andare ai suoi concerti, perdere cinque minuti del vostro tempo a leggere le sue interviste, perché fidatevi, ne vale davvero la pena.
1
Cosmo Cosmotronic
Un album atipico, sui generis, sperimentale, in cui Cosmo ci ha buttato tutto sé stesso, anche la parte più marcia, un album talmente particolare e complesso da spiegare in tutte le sue sfaccettature che non ha bisogno di nessuna etichetta. È un genere a sé stante. È Cosmo, punto è e stop. Il cantautore di Ivrea diventa il punto di incontro tra due universi paralleli: quello della musica da club, fatta di basi fortemente cadenzate e “monotone”, e quella del cantautorato di qualità, fatto di poche, semplici parole istintive. Il risultato è un album completo, che si diverte a giocare con le contraddizioni: canzoni cervellotiche ma allo stesso tempo istintive e quasi animalesche, si parla e si canta, temi da massimi sistemi e temi all’ordine del giorno, romanticismo e erotismo, stop bruschi e accelerazioni graduali. Cosmotronic manda semplicemente fuori di testa.