Musica e letteratura: quando i cantanti rubano agli scrittori

by Riccardo Conte

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Non credo sia un mistero che spesso e volentieri la musica abbia tratto ispirazione dalla nobile arte della letteratura. Sono molti i casi in cui una canzone o un album sono figli di opere letterarie. Ecco allora per voi sette esempi, nemmeno troppo velati, di come gli artisti si divertano ad attingere a piene mani dalla letteratura.

Iron Maiden – The Rime of the Ancient Mariner

È un vecchio marinaio,
e ferma uno dei tre:
“Per la tua lunga barba grigia e il tuo occhio scintillante,
perché ora mi fermi?

Le porte dello Sposo son già tutte aperte,
e io sono il più stretto parente;
i convitati son già riuniti, la festa è pronta,
puoi udirne l’allegro rumore”.

(Samuel Coleridge – La Ballata del Vecchio Marinaio)

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Credo, o meglio spero, di non essere l’unico a cui la professoressa di inglese ha parlato fino all’esasperazione della storia del  vecchio lupo di mare con l’occhio scintillante che ferma un povero malcapitato per strada e gli rovina letteralmente la festa. Pensateci un attimo. State andando tranquillamente ad un matrimonio e pregustate già la sbronza ed i vani tentativi di riuscire a prendere il numero della bella damigella, quando un vecchio barbone vi ferma per strada e vi racconta una storia angosciante fatta di maledizioni e morte. Non so voi ma al matrimonio io ci andrei in un altro modo.

Probabilmente deve essere capitato qualcosa di simile anche a Bruce Dickinson e soci che hanno deciso di mettere in musica questo autentico capolavoro della letteratura romantica inglese. Ma, naturalmente, un testo così lungo ed importante non poteva essere certo racchiuso in 3 o 4 minuti. Ed ecco allora che gli Iron Maiden confezionano un pezzo di più di 13 minuti per farci sentire un po’ tutti invitati a questo matrimonio. La prossima volta meglio sbronzarsi prima del ricevimento.

 

Edoardo Bennato – Burattino Senza Fili

C’era una volta…

– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

(Carlo Collodi – Le Avventure di Pinocchio)

Spostiamoci momentaneamente nel nostro Paese per dire due parole sull’album Burattino Senza Fili del rocker napoletano per antonomasia, ovvero, Edoardo Bennato. Credo che il riferimento al romanzo di Collodi sia più che palese. Le avventure del burattino di legno sono da sempre un passaggio obbligato nell’infanzia di tutti noi, anche se in maniera molto più snella, e, volenti o nolenti, ci hanno insegnato a stare in guardia dal gatto e dalla volpe di turno.

Bennato attualizza le situazioni ed i personaggi facendo forse quello che avrebbe fatto Collodi se fosse nato negli anni ’70 e creando una sorta di piccolo riassunto del romanzo. Probabilmente una parte dei diritti sarebbe da destinare al signor Collodi.

 

Ahab – The Call of the Wretched Sea

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E’ un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.

(Herman Melville – Moby Dick)

Credo che non sbaglierei più di tanto se definissi gli Ahab come dei “fissati”. Perchè? guardate il nome. Non vi ricorda un capitano con una protesi alla gamba, ossessionato da un capodoglio bianco? Nulla? Questo gruppo tedesco ha un’autentica ossessione per l’oceano e per le storie ad esso legato. Tanto è vero che hanno dedicato il loro album d’esordio all’opera più famosa di Herman Melville: Moby Dick. Nell’album viene ripercorsa tutta la storia del cetaceo albino e nonostante facciano, cito testualmente, funeral doom metal, devo ammettere che sono sorprendentemente rilassanti.

Nota a margine: so già che state pensando indignati ai Led Zeppelin ed alla loro “Moby Dick”, ma loro me li gioco adesso con…….

 

Led Zeppelin – Ramble On

Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nell’oscurità incatenarli.
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende.

(John R.R. Tolkien – Il Signore degli Anelli)

Credo che la maggior parte di voi abbia accompagnato Frodo ed il fedelissimo Sam fino al Monte Fato almeno una volta nella vita. L’universo creato da Tolkien ancora oggi fa da archetipo per qualunque tipo di testo fantasy. La cura per i particolari, la costruzione di un mondo completamente da zero con propri modi di dire, una propria mitologia, una propria cultura. Tutto ciò rende il mondo di Arda qualcosa di unico.

Sul rapporto tra Tolkien e i Led Zeppelin ci sarebbe molto da dire. I riferimenti alle opere dello scrittore inglese abbondano all’interno della produzione di Plant e soci. In particolare in “Ramble On” vengono citati esplicitamente sia Gollum che Mordor, ma altri riferimenti possiamo trovarli anche in “The Battle of Evermore” oppure in “Misty Mountains Hop”. Alla luce di ciò fa sorridere pensare a come il destino del padre del fantasy moderno e quello dei padri dell’hard rock si siano incontrati tanto raggicinatamente.

 

Tuomas Holopainen – Music Inspired by the Life and Times of Scrooge

(Don Rosa – Saga di Paperon de’ Paperoni)

Nonostante siano spesso etichettati come “infantili”, i fumetti rappresentano una branca della letteratura che non bisogna ignorare. La Saga di Paperon de’ Paperoninell’immaginario di ogni appassionato, rappresenta una delle punte più alte del fumetto d’autore, cortesia di Don Rosa. Il passato del papero più ricco del mondo ci viene narrato in toto, dalla povertà e gli ostacoli in Scozia, alle prime fortune, contribuendo a farci amare ancora di più questo iconico personaggio.

Evidentemente Tuomas Holopainen, tastierista dei Nightwish, deve essere particolarmente affezionato all’avaro Zione, tanto da dedicargli un album davvero notevole la cui copertina è stata disegnata da Don Rosa in persona. Ogni traccia descrive perfettamente un momento della vita di Paperone e, se posso permettermi di darvi un consiglio, provate ad ascoltarlo mentre sfogliate questa pietra miliare del fumetto. Capirete quanto l’album sia strettamente correlato all’opera cartacea.

 

Fabrizio De André – Non al denaro non all’amore né al cielo

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley,
il debole di volontà, il forte di braccia, il buffone, l’ubriacone, l’attaccabrighe?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Uno morì di febbre,
uno bruciato in miniera,
uno ucciso in una rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte mentre faticava per moglie e figli –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

(Edgar Lee Masters – Antologia di Spoon River)

Credo che non ci sia bisogno di fare presentazioni. Un poeta prende ispirazione da un altro poeta. Le epigrafi tombali che compongono l’opera vanno a raccontare la vita di ogni personaggio nei minimi dettagli, compreso i loro segreti più intimi. Ciò procurò a Masters non pochi fastidi, visto che molti personaggi citati erano reali e ancora viventi, così come i loro altarini. In Italia, poi, la raccolta ha provocato un soggiorno in prigione alla coraggiosa traduttrice Fernanda Pivano. Storie ordinarie di regime fascista.

Le premesse c’erano tutte. Opera osteggiata dai potenti, innocenti ingiustamente puniti, vite di persone reali da raccontare. Allora chi meglio di un cantastorie come De André poteva metterle in musica e rielaborare questi scritti con tanta maestria? Certo non sarebbe stato possibile riscrivere tutte le poesie presenti nella raccolta, ma quelle che Faber ha deciso di mettere sul disco direi che sono in grado di soddisfare i palati più fini.

 

Metamorfosi – Inferno

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

(Dante Alighieri – Divina Commedia)

Chiudiamo con una chicca. Senza dubbio la Divina Commedia è l’opera più grande della letteratura italiana, se non mondiale (con buona pace degli abitanti di Albione che tentano di convincerci che I Racconti di Canterbury siano migliori). L’opera del papà della lingua italiana ancora oggi continua ad influenzare ogni ambito dell’arte.

Non stupisce più di tanto, quindi, che il gruppo prog rock dei Metamorfosi abbia deciso di dedicare un album alla cantica dell’Inferno. In realtà l’album fa parte di una trilogia che comprende anche Purgatorio e Paradiso, anche se tra Inferno ed il successivo Paradiso hanno fatto passare diversi anni. La Divina Commedia viene quindi presa nei suoi episodi chiave e rapportata alla società odierna, così che per il Vate valga il discorso fatto in precedenza per Collodi: pagategli i diritti d’autore!

 

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