Il weekend italiano dei Biffy Clyro: Trezzo e Bologna, doppia recensione

by Mara Tabiadon

Appena tornata da un weekend di fuoco (ma anche ghiaccio, considerate le temperature) mi viene chiesto di scrivere sui live dei Biffy Clyro a Trezzo sull’Adda (luogo reale) e Bologna, e sono un po’ titubante:
ho un po’ pietà di me stessa perché ricordo addirittura con precisione la data dell’uscita dei biglietti, mi sento estremamente di parte MA soprattutto temo attacchi di nostalgia più potenti. Però avanti, accetto.

Inizierei subito col dirvi che se non fosse stato per il nome della band sul biglietto e le canzoni vagamente (vagamente) familiari, non avrei detto di trovarmi a due live di fila dello stesso gruppo. Il singalong è stato ovviamente onnipresente (con l’eccezione della povera Glitter and Trauma) ad entrambi i live, ma a Bologna c’era il vero pubblico scatenato e senza timore di buttarsi tra la folla per godersi il concerto senza, ovviamente, cercare di fare del male a nessuno, passando pure acqua propria ad altri e complimentandosi a vicenda per  essere ancora vivi.
I Biffy Clyro non sono esattamente una band tranquilla, ma entrare sul palco con We Are Family in sottofondo fa già intendere i livelli di serietà del trio scozzese, sempre pronto a scherzare tra una canzone e l’altra. Different People è la canzone di apertura presa dal nuovo doppio disco Opposites, ed è un’ottima scelta se si vuole iniziare ad animare ogni spirito presente, pronto a sfogarsi totalmente sulla successiva That Golden Rule, che a Bologna è stata in grado di trascinarmi da un lato all’altro dell’Estragon per un totale di 6 volte. Qui sono volati via molti cellulari, scarpe e sicuramente la totale dignità di ogni presente.  Seguono fisse Who’s got a Match? (che è in posizione molto strategica per far riposare temporaneamente il pubblico) Sounds Like Balloons e la ormai classica Biblical, conosciuta anche come la Many of Horror del 2013. Arriviamo al momento in cui i fans maniaci come me si domandano cosa suoneranno tra quelle poche canzoni probabili, e mentre a Trezzo appare un’ottima (ma un po’ scontata) Victory Over the Sun, a Bologna vengo accontentata con Accident Without Emergency.  Comincia successivamente la classica God & Satan.  Mentre tutti cantano a squarciagola, noto addirittura ragazzi che cercano di pogare durante questa canzone, e se non fosse stato per il sudore collettivo li avrei pure abbracciati.
Inizia Glitter and Trauma ed è subito un rave della peggior specie, ma ancora non riesco a spiegarmi come mai sia stata eletta la più snobbata della serata.  Il concerto continua con Bubbles e Spanish Radio, e la band è chiaramente divertita e anche sorpresa dall’energia dei presenti (che non vede in date proprie da 4 anni), tanto che a Trezzo Neil afferma di non aver mai visto un pubblico così caloroso e James chiede agli spettatori di Bologna se siamo tutti integri. La risposta la sentono chiaramente nel finale di Spanish Radio, in cui ci prepariamo tutti all’ennesima esplosione di energia.
È tempo del secondo momento decisivo per la setlist: a Trezzo comincia Little Hospitals, che seppure un po’ canzone-tappabuchi di Opposites  viene ben eseguita nel complessivo.

biffy
Essendo Sabato, a Bologna parte invece Saturday Superhouse (la sanno lunga), che viene nettamente preferita alla gemella in scaletta della sera precedente.
Aprirei una parentesi sul fatto che, mentre congelavamo in fila davanti all’Estragon, è partito il soundcheck di Saturday ed altre (come A Whole Child Ago, Shock Shock e Know Your Quarry) e io avevo un’espressione che assomigliava ad un insieme di “????” e “!!!!” (giusto per farmi intendere al meglio) quindi è stata una mezza sorpresa, ma sicuramente ben accetta.
Incominciano le due canzoni acustiche suonate da Simon, e dopo una commovente (seppur troppo breve) The Rain (b-side del singolo Black Chandelier), Trezzo continua a struggersi con Folding Stars e Bologna viene accontentata con la richiesta di Machines, sulla stessa lunghezza d’onda della precedente.
Arriviamo a Living is a Problem Because Everything Dies, che ritengo personalmente una delle canzoni meglio riuscite della serata a livello di esibizione. Simon annuncia poi  “cinquantasette”, l’unica rimasta (e che si dubita sparirà mai) dal debut Blackened Sky, e il singalong riesce a superarsi sempre più. Seguono la famosissima strappalacrime Many of Horror (sulla quale non mi soffermerò per non ripetere ciò che scriveranno/hanno scritto tutti a riguardo), l’emozionante Modern Magic Formula (una delle meglio riuscite di Opposites) e l’altra hit Black Chandelier, che allenta la tensione e consente un breve riposo.

Ormai il concerto è agli sgoccioli e le canzoni che si aspettano sono scontate, sebbene ci sia ancora una chance per i fans nostalgici: mentre a Trezzo tutti si scatenano lo stesso con Woo Woo (che malgrado il titolo, live è molto godibile), a Bologna il pubblico non demorde e chiede (la così abbreviata) Jaggy Snake, ma malgrado un piccolo momento di sconforto si comincia a ballare lo stesso su  quella che in realtà si rivela essere sempre Woo Woo (o woo wowuuwo wo, come ve la presenterebbe Neil).
Dopo un’impeccabile the Captain, inizia l’encore con le fisse Opposite, Stingin’ Belle e Mountains, che chiude entrambe le serate in maniera perfetta.

Nel complessivo, entrambi gli spettatori delle due giornate sono stati accontentati nelle setlist, e sebbene ci saranno sempre i fans che vi diranno che loro volevano Jaggy, All the Way Down o the Thaw, quelle stesse persone concorderanno comunque con i “fans alla Biblical e Many of Horror” sul fatto che questo sia stato uno dei concerti migliori a cui abbiano mai assistito.

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