Il giusto mix tra energia e commozione: Franz Ferdinand e The National @Milano Rocks

by Giada Agnoli

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La seconda giornata al Milano Rocks ha dovuto fare i conti con il pensiero del diluvio universale del giorno prima, che purtroppo ha colpito gli Imagine Dragons, gli headliner della prima di tre serate targate ancora una volta Virgin Radio. Per fortuna il cielo ha voluto risparmiare gli artisti che si sono esibiti lo scorso venerdì in questo nuovo festival che tanti stavano aspettando; la temperatura si è alzata in poche ore e la terra non era più bagnata: scenario perfetto per Mésa, Stella Maris, Franz Ferdinand e The National.

La line-up di questo festival ha fatto storcere un po’ il naso a molti, e dovuti sono stati i paragoni con il Firenze Rocks, svoltosi a giugno. Che il Milano Rocks sembrasse la brutta copia di quello fiorentino era a tutti chiaro, ma devo ammettere che mi sono dovuta ricredere!

Raggiungere il palco è stato un’impresa e chi non è stato all’Idays quest’anno non può proprio capire. Il decumano sembrava non avere mai fine, ma per fortuna la temperatura non troppo elevata di venerdì ha trasformato quel percorso (che io ricordavo come una colata di cemento bollente in una torrida giornata di giugno) in una bella passeggiata. La giornata che prevedeva come protagonisti la band di Glasgow (i Franz Ferdinand) e i The National è stata la meno affollata delle tre e anche la più tranquilla, secondo la formula: chi primo arriva meglio alloggia. Non erano previsti infatti biglietti speciali e più costosi per l’area Pit, ma semplicemente veniva consegnato un bracciale ai primi fortunati, che avevano diritto ad entrare nella zona più vicina al palco. L’età media dei presenti era sicuramente la più alta delle tre date e passeggiando in giro per l’area concerti ho notato come i presenti hanno voluto vivere quella giornata: in maniera tranquilla e comoda. La poca affluenza si poteva notare già ai cancelli perché all’apertura delle porte erano presenti poco più di un centinaio di persone, che con calma e senza correre, si sono avvicinati al palco sfidando l’infinito decumano.

Mèsa (Federica Messa) è l’artista che ha aperto la sfilza di concerti di venerdì. Cantautrice romana che un po’ ci ricorda Levante, reduce del suo esordio per Bomba Dischi dello scorso aprile: Touché. Mésa ha aperto la strada ai Stella Maris, capitanati da un in formissima Umberto Maria Giardini. La band ci ha riportato un po’ di sonorità new wave molto anni ’80, tramite anche melodie particolarmente orecchiabili.

Erano circa le venti quando, sotto uno splendido cielo in tramonto, i Franz Ferdinand hanno fatto il loro ingresso sul palco. É Do You Want To ad aprire il live della nostra amata band scozzese. La canzone, tratta dall’album del 2005 riesce alla perfezione a scaldare il pubblico e a prepararlo ad un live che difficilmente dimenticherà. D’altronde, esiste qualcuno al mondo che alle parole “lucky lucky, you’re so lucky” riesce a non cantare e saltare?

Lo show in generale non ha avuto nulla di particolare, è stato un concerto semplice, ma le tredici canzoni, una dopo l’altra, senza pause, sono risultate tutte cariche di un’energia formidabile. La tracklist ci ha permesso di fare un viaggio nel tempo, scoprendo quell’indie rock tanto classico quanto irriprodrucibile.

La band di Alex Kapranos e soci ci ha deliziato con brani estrapolati da tutti i loro album, dai più vecchi a quelli più contemporanei. Sono solo tre, però, i brani del nuovo album rilasciato a febbraio (Always Ascending, che Noisyroad a recensito qui) presenti nella tracklist di venerdì: l’omonima canzone, che è proprio usata dalla band scozzese come apertura al disco, Feel the Love Go e Lazy Boy. Quest’ultimo, con un ritornello che tanto non si distacca dallo stile intramontabile di Take Me Out, non ci fa rimpiangere i bei tempi andati dei Franz, anzi, ci riporta la fiducia che molti fan avevano perso con l’uscita di Always Ascending. La scelta di inserire meno brani dell’ultimo disco è stata un po’ azzardata e controversa, visto che nelle date italiane precedenti (Bologna e Roma) il gruppo ne aveva inserite di più. Con molte probabilità, la location, la tracklist più ridotta e il mood del Milano Rocks hanno influito su questa decisione.

La band ha deciso di regalarci un finale spettacolare con due brani immancabili, entrambi del 2004: Take Me Out, che a quattordici anni dall’uscita rimane ancora un classico intramontabile, e This Fire.

Nonostante l’età che avanza, il frontman Alex Kapranos (che si è presentato sul palco con una camicia su cui erano ricamante delle splendide ragnatele) è riuscito a fare comunque la figura del grillo parlante, con un atteggiamento ricco di entusiasmo ed energia. Nonostante l’impedimento della chitarra e di un palco non particolarmente grande, Alex si è cimentato in acrobazie, salti e corse da un lato all’altro dello stage, cercando di coinvolgere il suo pubblico.

Dopo tanti anni di carriera divisi in cinque album oserei dire che venerdì sera i Franz Ferdinand si sono dimostrati ancora in grado di mantenere lo spirito e lo stile che tanto ci aveva fatto innamorare della musica, per certi versi originale, che hanno sempre prodotto. Alex, il frontman, a concerto finito, ha consigliato a tutti noi di rimanere e goderci la buona musica della band successiva: i The National. Ed è proprio quello che tutti hanno fatto.

L’ultimo concerto in Italia della band americana risale a due anni fa ed infatti, il pubblico era colmo di fan storici che non aspettavano altro che questo giorno per rivedere o godersi per la prima volta il live. Il gruppo fa il loro ingresso sul palco nel buio pesto delle 21:30. Ma il buio dura ben poco, perché tutto d’un tratto sono le luci e i giochi scenografici a diventare protagonisti dello show. Il palco si colora di effetti caleidoscopici, psichedelici e quasi esagerati da quanto sono belli. La magia di questa ipnosi colorata si mischia immediatamente alla musica della band americana capitanata da Matt Berninger.

La verità è che i National sono riusciti ad arrivare al cuore del pubblico, e l’hanno fatto con una tracklist molto completa: diciotto canzoni provenienti dai loro album. Ma non solo, perché Matt, a prima vista calmo, verso la fine del live si è buttato in mezzo al pubblico, condividendo il suo microfono con alcuni fan e mettendosi al collo una bandiera come mantello, regalata da uno dei presenti nella folla. Questi piccoli gesti hanno aiutato la band nel coinvolgimento del loro pubblico, impresa non particolarmente facile dato il genere di musica che i National producono.

Ma andiamo con un po’ di ordine: il live si apre con Nobody Else Will Be There, brano di apertura anche del loro ultimo disco, uscito lo scorso anno, Sleep Well Beast  (recensito da NoisyRoad qui). Quest’album, come spesso accade per quei dischi che tentano di trovare sonorità nuove, non ha convinto al 100% i fan. L’unica colpa che ha, a parer mio, è che è un disco che segna una forte svolta nel percorso della band, in cerca probabilmente di un nuovo utilizzo dei sound più elettronici. L’album, però, ci dimostra anche che le vecchie e crude sonorità romantiche esistono ancora nel cuore dei The National. Ce lo dimostrano con Day I Die, inserita pure nella tracklist del concerto al Milano Rocks. La ricca discografia del gruppo di Cincinnati (ben sette album) viene ripercorsa durante tutto il concerto, alternando brani provenienti da tutti i dischi rilasciati nel corso della loro carriera.

L’ultima canzone della tracklist ha colpito tutti: Vanderlyle Crybaby Geeks. Non poteva davvero esistere chiusura migliore se non quella. La band ha deciso di far cantare il brano, tratto dall’album del 2010 High Violet, solo al pubblico, creando così un momento molto emozionante e quasi commovente, nonostante sia ormai un loro rituale prevedibile.

Con la loro esibizione di questo venerdì posso ormai confermare che i The National sono mancati al popolo indie italiano, speriamo di non dover aspettare altri due anni per poterli rivedere.

Una delle cose che più ho apprezzato di questa seconda giornata del Milano Rocks è stato proprio il contrasto tra le due band headliner: l’entusiasmo e la grinta rock dei Franz Ferdinand contrapposto alla calma e alla commozione dei The National. Un mix perfetto per la buona riuscita della data. Era il 7 settembre, eravamo al Milano Rocks, e Noisyroad ha assistito a concerti fantastici. Abbiamo ascoltato i Franz, ci siamo un po’ commossi con i National. Ma in realtà noi abbiamo davvero avuto l’onore di ascoltare la Musica con la M maiuscola, nella sua massima espressione.

 

Franz Ferdinand setlist:

Do You Want To

The Dark of the Matinée

Glimpse of Love

Always Ascending

Walk Away

No You Girls

Lazy Boy

Michael

Feel the Love Go

Love Illumination

Ulysses

Take Me Out

This Fire

The National setlist:

Nobody Else Will Be There

The System Only Dreams in Total Darkness

Don’t Swallow the Cap

Walk It Back

Guilty Party

Bloodbuzz Ohio

I Need My Girl

Slow Show

Light Years

Day I Die

Carin at the Liquor Store

Graceless

Rylan

Fake Empire

Mr. November

Terrible Love

About Today

Encore:

Vanderlyle Crybaby Geeks

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Giada Agnoli

Ai concerti mi emoziono così tanto da dimenticarmi di respirare

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