Ecco i 10 momenti più belli (non solo musicali) di questa quinta edizione del TOdays Festival

by morghiss

Che io sia finita a fare tutte e cinque le edizioni del TOdays è sempre stato un po’ un caso: vuoi che una volta ci suonano gli Interpol (che sono la band che mi ha cresciuta, formata, educata e spesso zittita) e quindi bisogna andare per forza, vuoi che l’anno dopo non stai lavorando e ti prendi un weekend per staccare il cervello dalla pressione sociale che offre Milano, vuoi che poi trovi lavori in un ufficio stampa e al TOdays ci finisci pure a lavorare e vuoi che adesso sono arrivata al punto che se, anche solo per caso, considerassi di non tornarci, mi sentirei decisamente in colpa perchè ormai TOdays vuol dire anche un po’ tornare a casa. Un solo weekend all’anno per stare meglio, per tornare nell’unico festival italiano degno di questa definizione, per trovarsi ad ascoltare qualche piccola realtà underground che era sfuggita anche agli ascoltatori più attenti e, soprattutto, ritrovarsi di fronte a nuove e vecchie glorie di una line-up che ci invidierebbero tranquillamente anche all’estero.

Seguono, anche quest’anno, i dieci momenti più belli (musicali e non) di questo TOdays 2019.

1. Il meteo che minaccia pioggia, e poi non piove
Farsi il viaggio in treno da Milano e guardare il meteo per i giorni a venire, non perchè pensassi davvero di trovarmi a guardare il set di Johnny Marr sotto la pioggia, ma giusto per. Le previsioni sono per tre giorni di pioggia, senza scampo. E io già mi vedevo lì, con le Vans bucate, neanche un paio di calzini nel mio zaino, tanto meno una mantella impermeabile o una vaga possibilità di sopravvivere. Dopo qualche vaga considerazione, tra cui anche quella di piangere e quella di tornare a casa senza passare dal via, succede che piova davvero, tantissimo, ma per solo mezz’ora, per smettere poco prima dell’apertura dei cancelli del primo giorno.

2. La rivelazione di Adam Naas
Secondo giorno. In prima fila la schiera di ragazzine cariche per il set di Hozier alle 22 e probabilmente neanche si aspettano che il set più interessante della giornata sarà in realtà quello delle 18 del semi-sconosciuto Adam Naas che lì così, minuto e spavaldo, zittisce tutti come il più ispirato Michael Jackson, a tratti in completa perdizione bacchica. Un nome che sicuramente terrò a mente per la creazione delle prossime playlist da viaggio e che ancora una volta mi ha ricordato il senso stesso di andare ancora ai festival, anche se di fatto vivere in una città come Milano già sembra offrirmi tutta la musica di cui ho bisogno: aggirarsi con una birra in mano per rimanere ipnotizzata vedendo un tizio che mai avevo sentito prima e di cui ora non posso fare a meno è il regalo più bello che potesse farmi il TOdays quest’anno. (foto di Daniele Baldi)

3. Il Museo Egizio di Torino senza coda all’ingresso
Mattina del terzo giorno. Non sono in pochi quelli che, spavaldi, cercano comunque di alzarsi presto per godersi anche Torino che, contro ogni previsione meteorologica, è felicemente torrida, bollente e deserta. Infatti, se in qualsiasi altro periodo dell’anno di fronte al Museo Egizio c’è sempre un coda chilometrica che si compone di famiglie in fuga, gente che non si è premurata di fare i biglietti online e gite scolastiche, in questi giorni di fine agosto ci si può invece aggirare silenziosamente nella Sala Dei Faraoni, la più suggestiva dell’intero spazio, concedendosi qualche ora da turisti convenzionali prima di affrontare un altra serata allo Spazio211. Tra i pass al collo e i riconoscibilissimi braccialetti blu, ci si scambiano imbarazzanti saluti di complicità tra sconosciuti.

4. La lezione di Cristiano Godano dei Marlene Kuntz al Mercato Centrale
Un aspetto sottovalutato del TOdays sono anche tutte le attività collaterali, i corsi che hanno a che fare con le varie cose musiche per chi non si ferma alla purezza di un concerto semplicemente bello, ma che vuole vederci oltre. Sabato 25 agosto, il solido caldo asfissiante torinese che quasi si rimpiange la pioggia del giorno prima, e al Mercato Generale, nel cuore pulsante, multiculturale e vivo di Torino, c’è Cristiano Godano (frontman dei Marlene Kuntz), rigorosamente in completo con la giacca che, con quella sua classe invidiabile, riesce a parlare delle sue influenze, passando con naturalezza da considerazioni su Nabokov agli Slint, per poi arrivare al suo ultimo libro, a suo padre che era un commerciante di dolciumi e al suo disco solista, in arrivo prossimamente. Un momento intimo e raro per cui bisognerebbe ringraziare.

5. Un panino senza animali in onore all’estremismo di Morrisey
Una vecchia conoscenza. Chi s’è già fatto un TOdays da vegetariano sa che può contare su due cose: sulle scorpacciate di anguria al baracchino appena fuori dal festival e sul un panino vegetariano a base di spinaci (credo) che porta il nome di Morrisey, tra i più venduti in uno degli stand interni al festival.

6. Il set di Johnny Marr
Terzo giorno. Una leggenda vivente che consuma il palco con una maestria di un seduttore seriale. I brani degli Smiths che fanno ballare un pubblico di quarantenni che improvvisamente tornano adolescenti, e un pubblico di adolescenti che hanno avuto dei genitori con ottimi gusti musicali (o che sono dei radical con un bellissimo account Tumblr). Una delle ragazze in cassa esce dal gabbiotto all’ingresso e corre verso il palco sulle note di Bigmouth Strikes Again«Con questa canzone ci sono cresciuta!», mi dice mentre mi chiedo se Johnny Marr ha notato che c’è un panino che si chiama Morrisey nel menù del baracchino alla sua destra. Un set iconico, un classico, indimenticabile. (foto di Daniele Baldi)


7. La via degli ombrelli
Prima di tornare a casa. Camminando per Torino, rigorosamente con gli occhiali da sole a combattere con le palpebre socchiuse per farsi passare quella sbronza leggera che davvero non si capisce da dove arrivi. Le ore di sonno sono circa tre o quattro, prima che sia ora del check out dell’albergo o prima che l’amico che ti ha ospitato tre giorni ti sbatta fuori casa perché deve andare a lavorare. Quell’ultimo cocktail che in altre circostanze non avrebbe fatto nessun effetto, ora si concentra fastidiosamente sulla tempia destra. Ed aggirandosi tra le viette nelle zone adiacenti alla Chiesa della Gran Madre di Dio si estende un viale infinito, a tratti ombroso, ovunque deserto, in cui a parte una gelateria sperduta, tutto è chiuso in questo finire d’agosto, caldissimo, e sopra le nostre teste una miriade di ombrelli colorati. Surreale e bellissimo.

8. L’ipnosi collettiva dei Low
Un mio amico mi prende e trascina quasi in prima fila per il set dei Low e non smetterò mai di ringraziarlo abbastanza. Quello che segue è un’ipnosi generale, carismatiche derive noise, vortici sonori e immagini sparaflashate. Quello dei Low è un bel regalo che ci ha fatto il TOdays a noi vecchie anime e vecchie rocce che abbiamo vissuto il set di Hozier come una sorta di disintossicazione pacifica, da tutte queste tossine sonore, infiltranti, ficcanti, dilaganti che i Low, oscuri, silenziosi, freddi e professionali, ci hanno lasciato. Durante la loro oretta di live non s’è alzato neanche un sussurro, un silenzioso rispettoso e reverenziale tipico di quando si ha davanti una grande band.

9. Il tram numero 4
Quello che ogni sera prendevo a poche centinaia di metri dallo Spazio 211, che raccoglieva lavoratori notturni, bevitori occasionali, turisti che si sono persi e gli inevitabili compagni di TOdays, un percorso anche metaforico notturno dalle periferie sonore al centro storico di Torino.

10. La chiusura a mezzanotte di Nils Frahm
Indescrivibile.

morghiss

Pane, amore e ritenuta d'acconto. Concerti sotto la pioggia, film notturni, maratone seriali e relative conseguenze.

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