I’m an animal just like you: Foals in concerto a Milano

by NeevWilliams

Non siete riusciti a presenziare all’unica tappa italiana dei Foals, il 24 Ottobre a Milano? Che dire, mi spiace per voi. Però! Pensate che fortuna, noi c’eravamo e cercheremo di raccontarvi il concerto dei nostri Puledrini al meglio, senza chiaramente uscire dagli schemi di scrittura che oramai voi tutti conoscete.

 

E’ una classica giornata uggiosa milanese quella che attende i Foals, forse non troppo sconvolti venendo loro dall’inglese città di Oxford.

Se avete letto i miei precedenti racconti, sapete che io sono una di quelle persone che fondamentalmente viene definita sadica. In altre parole  voglio la transenna, quindi è mia abitudine incodarmi in orari improponibili per andare sul sicuro.

Ma non questa volta.

Questa volta, dopo complessi calcoli tipici da bestia da concerto, io e le mie compari decidiamo di arrivare davanti all’Alcatraz per le 18 circa.

Quello che ci troviamo davanti è il deserto.

Incodati troviamo solo pochissimi e stoicissimi fan, circa una 30ina, che si guardano attorno con fare disperato. Non è ancora chiaro se il tutto sia per via della poca gente, dalle nuvole che minacciano l’apocalisse o dagli stand delle orribili magliette taroccate nelle migliori stamperie di Caracas.

 

Dopo tanto tempo si verifica un fenomeno raro, rarissimo: aprono le porte e la gente entra con tutta calma, senza spingere, in perfetto ordine. LA COMMOZIONE, mi sembra quasi di essere ad un concerto all’estero. Che meraviglia!

Ed invece no. Entrando all’Alcatraz, sede del concerto, scopro che ad i Foals è stato riservato il palco minore. Ci rimango un po’ di merda, poi guardo la quantità di gente e quasi quasi concordo sulla scelta.

Con estrema gioia di una delle mie compari, fan suprema dai Foals e già in lacrime all’apertura dei cancelli, abbiamo un’ottima postazione centrale.

Poco prima dell’inizio della band di supporto mi guardo indietro, sperando che l’arena si riempia piano piano.

Niente, sembra sempre di più un secret show dove a partecipare ci saranno i Foals, noi poveri cristi, la nonna di Yannis, qualche amico intimo della band, le loro madri ed un paio di piccioni entrati per sbaglio dentro l’Alcatraz.

 

La band di supporto in questione è un gruppo di Manchester (che ultimamente è una fabbrica sforna band. Grazie!) di nome No Ceremony, già visti da qualcuno in apertura ai Pixies durante l’Itunes Festival 2013.  Mentre la prima parte di live vede la cantante (ebbene si, una voce femminile in una band maschile) ancheggiare alla Lana Del Rey (leggasi: fare il lampione) mentre miagola parole incomprensibili, ma che il pubblico ritiene perfette a giudicare dai “bella gnoccaaa” che echeggiano per la platea, nella seconda parte di live la band si anima e tira fuori un po’ di sano electro-pop. Per quanto l’audio fosse bassino, e quindi abbia penalizzato la loro performance, questo gruppo a mio giudizio ha le basi per combinare qualcosa di buono. Insomma, sicuramente non saranno i futuri Arcade Fire del loro genere ma, sotto sotto, una band assolutamente godibile. (Anche dal punto di vista estetico: se qualcuno ha nome e cognome del tizio che suonava sa-il-cazzo-cosa sulla sinistra della cantante dalla terza canzone in poi MI DICA PURE che 3/4 di pubblico femminile è rimasto estasiato).

 

A live finito, per curiosità, mi giro a vedere quanta gente ci sia a questo punto: l’Alcatraz è pieno, addirittura sold out. (Qualcuno tra gli organizzatori sostiene fosse prevedibile: ad allora perché non aprire il palco principale ma usare il minore? Mistero). Par che dai due amici intimi del frontman sia stata invitata direttamente tutta la Grecia. Daje!

 

Il pubblico è uno dei più carichi che abbia mai visto. I Foals, dopotutto, non vengono in Italia da troppo tempo e tutti aspettavano questo momento dalla messa in vendita dei biglietti.

Quando le luci si spengono e Jimmy (Smith, chitarrista) sale sul palco per anticipare la band sulle note di “Prelude”, la folla esplode. Cori, salti e spintoni iniziano da subito e da quel momento in poi non avranno più fine. Nota positiva della serata, per quanto possa sembrare strano: una buona parte del concerto l’han fatta proprio questi fan fantastici ed esagitati.

A seguire il resto della band sale sul palco e, prevedibilmente per ultimo, sale Yannis Philippakis, un massiccio uomo greco di un metro ed una ciliegia che ricorda tanto un Hobbit. Roba che, se si mettesse dietro ad un amplificatore, tutti penserebbero che sia sceso dal palco.

Tra giochi di luci e un sound perfetto, i Foals attaccano una canzone dopo l’altra, anche loro stupiti dalla reazione entusiasta della folla. “Miami”, “Olympic Airways”, le ossa del mio sterno che si accartocciano, il termometro dell’Alcatraz che credo abbia raggiunto i 70°. Con “Blue Blood” il volume dei cori della folla si alza ulteriormente e le mani di tutti si protendono verso il palco, come in un rito santo. L’atmosfera è davvero bella e questa band dal vivo stupisce sul serio. Se dovessi far un paragone, sicuramente sarebbero una macchina. Perfetti sotto ogni aspetto, tirano avanti senza sbagliarne una.

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L’Hobbit in azione.
Abbiate pietà della sottoscritta, è una foto fatta con l’Iphone nel mezzo della calca

Su “My Number” la folla prova a ballare con pessimi risultati: siamo così schiacciati che alle prime note di “Providence” iniziamo a sudare freddo, pronti a spezzarci gli ultimi arti rimasti. Proprio su questo brano il buon Hobbit decide di lanciarsi come un grillo sulla folla, non faccio nemmeno in tempo a vedere il momento del salto che già è immerso nel suo primo bagno d’amore.

Providence è stata, insieme a Late Night, la traccia che più ho apprezzato di Holy Fire, la loro ultima ed ottima fatica musicale. Sentirla dal vivo ha amplificato l’amore provato per questa canzone: suonata con una potenza assurda, la band la esegue in più riprese, allungandola. Gioia per le orecchie, disgrazia per gli arti.

 

Decido di arretrare, lasciando il posto ad altri fan e decidendo quindi di vivere ancora qualche ora e non morire giovane. Il live procede con “Milk & Black Spiders” e la meravigliosa “Spanish Sahara”, 9 minuti di estasi. “Red Socks Pugie” vede Jack (Bevan, batterista, ad occhio un 15enne, in realtà sui 27) salire sulla batteria ed un pubblico inarrestabile cantare a squarciagola. Durante “Late Night” la platea si divide in gente che limona, gente che piange e gente che piange disperata urlando ogni parola.

Il concerto è quasi finito, “Electric Bloom” chiude il set e vede Yannis camminare SULLA folla. Si, sulla. Avete presente Cristo sulle acque? Stessa cosa.

L’encore riparte con “Inhaler”, dedicata all’instancabile pubblico milanese, e si conclude con “Two Step Twice”: una bomba ad orologeria. Yannis decide di sgranchirsi le gambe e di girarsi a piedi tutto l’Alcatraz con tanto di tappa al bar, dove si butta giù uno shottino veloce. La maratona di questo piccolo grande uomo continua, viaggia per tutto il perimetro del locale, tribune comprese, sino a concludersi di nuovo sul palco, dove saluterà la folla estasiata con la promessa di tornare presto.

 

Che dire di questa band? Un live perfetto. Questa estate han suonato come headliner al Latitude e non mi stupirei di vederli headliner ad altri festival molto più grossi in futuro.

 

Nota positiva aggiuntiva: a fine live, ci siamo fermate all’uscita per cercare di incrociarli. Per quanto sicuramente non fossero totalmente sobri, tutti sono stati estremamente disponibili con i fan, cosa apprezzabilissima e da non dare per scontata.

Che dire, Foals. Ci si vede al prossimo concerto!

 

NeevWilliams

Ho i capelli bianchi come gli anziani, i tatuaggi come i carcerati e nonostante il mio vero nome derivi da una regina guerriera sul campo di battaglia saprei difendermi esclusivamente a colpi di sarcasmo. Un'antica leggenda narra che sotto i miei innumerevoli braccialetti da festival musicali esista addirittura un braccio... ma nessuno è mai vissuto così a lungo per poterlo provare.

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