Kodaline @ Fabrique, Milano

by Giada Agnoli

Protagonisti di questa domenica milanese particolarmente uggiosa sono stati i Kodaline, che si sono esibiti al Fabrique, completando una stagione ricca di concerti per il capoluogo lombardo. La band, per chi non li conoscesse, è di origine irlandese ed è composta da quattro membri: Stephen Garrigan (voce e chitarra), Jason Boland (basso), Vincent May (batteria) e Mark Prendergrast (chitarra). Non posseggono una lunga carriera perché contano solo tre album, di cui uno uscito solamente a settembre: Politics of Living.

Il fatto che la band non abbia un grosso impegno discografico sulle spalle ha favorito i fan datati della band, che si sono presentati nel primo pomeriggio al Fabrique con tutta tranquillità, nella speranza di ascoltare brani tratti da tutti e tre i dischi della loro carriera: In a Perfect world (2013), Coming Up for Air (2015) e Politics of Living (2018). Quest’ultimo contiene brani completamente diversi tra loro dal punto di vista del genere, ma chi ha avuto voglia e interesse di ripercorrere la loro discografia sa che i Kodaline sono famosi per produrre canzoni con sound anche opposti. Basti pensare all’acustico di The Answer, contenuta in In a Perfect world Deluxe, al pop di Brother e al folk di Way Back When. Insomma, avrete capito che i nostri amici irlandesi per quanto riguarda i generi sono molto multitasking e ce lo hanno dimostrato anche durante il concerto.

Lo scorso anno, il quartetto irlandese aveva annunciato una data all’Alcatraz, ma fu annullata solo dopo poche settimane, obbligando i fan a riportare indietro il biglietto acquistato (me compresa, tra l’altro). Questo scherzetto non ci è molto piaciuto, visto che le motivazioni della cancellazione non furono ben chiarite, ma per fortuna, dopo circa un anno, i Kodaline sono riusciti a farsi perdonare con uno show povero dal punto di vista scenografico ma ricco dal lato degli effetti di luci sul palco e delle emozioni.

La scelta dei brani della setlist ha permesso ai Kodaline di ripercorrere più o meno tutti gli album in maniera equilibrata.

E’ con l’energia di Follow Your Fire che il gruppo apre il concerto, probabilmente il singolo più forte di quest’ultimo album. Il brano in questione, pubblicato lo scorso 5 maggio, è stato prodotto da Steve Mac (già noto per le collaborazioni con Ed Sheeran e P!nk). E’ probabilmente per “colpa” di questo produttore se i Kodaline hanno cambiato radicalmente il loro sound, orientato ora verso il mondo musicale più mainstream. Quella canzone viene definita da Stephen, in una intervista rilasciata a Rolling Stone, una medaglia, completamente diversa dal classico suono Kodaline eppure completamente loro. Sostiene che quando l’hanno sentita per la prima volta in studio è diventato “uno di quei momenti eterni”, che ha definito tutto quell’album. Il sound racchiuso nel nuovo album dei Kodaline ha iniziato a svilupparsi con il singolo Raging che la band ha lanciato nel 2016 insieme a Kygo e suonato verso la fine del concerto a Milano.

Il quartetto non si perde in chiacchiere inutili e continua imperterrito a suonare la loro setlist. Brother è uno dei pezzi più belli, molto toccante, in cui la voce del cantante non è mai stata così emozionante e forte. Uno dei brani che mi ha più colpito, nonostante tutto, è I Wouldn’t Be, estrapolato sempre da Politics of Living. Mi sono sentita trasportata in un’altro mondo grazie ai cori “gospel” molto particolari che dominavano il palco. Anche il testo, molto commovente, dedicato agli affetti familiari, ha contribuito al mio stupore. Ma non è l’ultimo album quello più apprezzato dal pubblico presente, perché sono le canzoni del primo disco ad essere cantate e ballate maggiormente dalla platea del Fabrique. One Day per prima, seguita dal folk incessante di Love Like This.

Love Will Set You Free, una bella ballata soul arricchita da cori gospel, mostra come la qualità non manchi a questa band, ed è proprio questo il brano che, secondo la band, “sarà l’ultimo di questa sera”.

Il pubblico però non era del tutto contento e l’ha dimostrato reclamando All I Want, brano che non poteva proprio mancare nella loro setlist. La canzone è stata uno dei primi singoli estratti da In A Perfect World e racconta di un amore perduto e del desiderio di trovare un’altra persona in grado di riempire quel vuoto che tedia il protagonista della storia. Il brano è composto da un testo immediato e da un arrangiamento semplice: ingredienti che credo siano in grado di rendere All I Want uno dei brani più dolci mai scritti nella storia della musica di questo millennio. Il quartetto irlandese non ha deluso le aspettative della platea e torna saltellante sul palco, intonando le prime note di questo arcinoto brano. Una miriade di schermi di cellulari si alzano al cielo pronti ad immortalare le prime dolci parole di Stephen Garrigan: “All I want is nothing more to hear you knocking at my door”. Il brano live risulta ancora più bello che nella versione studio, probabilmente grazie alla voce di tutto il pubblico che completa questo capolavoro. Devo ammettere che durante questi minuti qualche lacrimuccia è scesa sulle mie guance (e non solo a me!), insomma, anche per un cuore di pietra era davvero impossibile resistere a quelle famose parole.

I Kodaline però, scelgono un’altra canzone come brano di chiusura del loro show: High Hopes, estrapolata (pure lei) dall’album del 2013. High Hopes regala al pubblico un’ottima chiusura dello show, dove tutti ballano e cantano con un bel sorriso stampato sul volto. La serata di domenica si può riassumere in tre parole: emozione (grazie ad All I Want e The One), gioia (con Love Like This e Head Held High) e affetto (merito dei testi di Brother e di I Wouldn’t Be); tre proprio come gli album presenti nella carriera discografica del nostro amato e caro quartetto irlandese che nonostante alcuni scivoloni e delusioni musicali, rimane nei nostri cuori da cinque anni a questa parte.

Setlist:

Follow Your Fire

Brand New Day

Ready

Honest

Brother

Shed a Tear

Head Held High

The One

Angel

I Wouldn’t Be

Love Like This

One Day

Born Again

Raging

Love Will Set You Free

All I Want

High Hopes

Giada Agnoli

Ai concerti mi emoziono così tanto da dimenticarmi di respirare

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