L’estate di NoisyRoad: Kasabian @ Postepay Sound, Padova

by Silvia Rizzetto

«Summer is here once again», canta malinconicamente Tom Meighan in Wasted. Ma l’estate italiana del 2017 non è per niente preoccupante: in ogni anfratto ameno, amatori musicali si stanno spingendo alla ricerca di occasioni imperdibili. Il mese scorso, NoisyRoad ha raccontato ai suoi lettori le storie di realtà piccole che lentamente si stanno ingigantendo (Mish Mash Festival e Alcart ne sono un esempio) e parecchio tempo addietro aveva dato consigli su come “rinfrescarsi” tra le ondate di caldo e musica. Chi scrive ha deciso di trascorrere qualche giorno di riposo in Veneto, regione che saluterà l’estate attraverso le musiche dei protagonisti dell’AMA Music Festival di Asolo (TV) e dell’Home Festival di Treviso, due dei festival più amati in Italia. Tra le tante tappe affrontate, la più agognata è stata Padova, che ha ospitato nel caldo sabato del 22 luglio i Kasabian, gli abitanti di Leicester più noti al mondo. Nessuno dei miei conoscenti non ha mai canticchiato una loro canzone, ed è impossibile non averli intravisti durante lo zapping: i conduttori fanno sempre leva sulle origini genovesi del chitarrista Sergio Pizzorno, il quale non dimentica di affermare la propria fede genoana (naturalmente successiva a quella dell’incredibile Leicester City, assurta all’Alto dei Cieli dall’ormai santo Claudio Ranieri). Annunciata in ritardo rispetto alle destinazioni vicine di Taormina, Roma e Lucca, la tappa di Padova si è rivelata da subito come la più sfortunata: inizialmente l’evento si doveva svolgere nell’Anfiteatro Camerini di Piazzola sul Brenta (PD), ridente cittadina sugli argini di un fiume che ha segnato la storia del nostro Paese, ma per problemi logistici, la gita immersa nella bellezza e nel passato è stata annullata e ci siamo ritrovati di fronte allo sfacelo di un luogo che fu per pochissimo un emblema ed una speranza per Padova: il foro boario di Via Giuseppe Tassinari, sito in periferia, difficile da raggiungere se non si è pratici della zona (le poche indicazioni per l’adiacente teatro Geox non aiutano).

La situazione alle 16:48.

Venendo da lontano e temendo un possibile pienone già dalle sette del mattino, mi sono sorpresa nel vedere la location vuota a mezzogiorno: presenti solo un gruppo di tre amiche ed io. Ritornata dopo pranzo, ho ripreso a far la fila, immutata; l’affluenza è aumentata attorno alle cinque e mezzo passate, orario di apertura dei cancelli per il controllo di zaini e borse. Gli ammiratori dei Kasabian, per la maggior parte adulti, giunti con i propri veicoli, al riparo dal sole all’ombra dei fini alberelli del parcheggio, non sono da biasimare: allo scoccare del quarto di secolo si inizia ad essere stanchi di vuote attese sull’ asfalto bollente e ci si preoccupa di questioni più importanti che tuttavia non scemano l’entusiasmo. Alle sette, gli organizzatori hanno dato il via all’entrata ordinata presso il palco. Dopo una corsetta da allergica allo sport, ho toccato per la prima volta la transenna di un evento che coinvolge artisti di fama internazionale.

La situazione alle 19:14. Foto di Alice, la mia vicina di transenna.

Un po’ dislocata a sinistra, ho rimpianto per pochissimo sia il mio essere gracile che mi ha impedito un posto centrale che la mia posizione di fronte a delle piccole casse che riproducevano stridenti gli acuti graffianti di Nic Cester, già meravigliosa voce dei Jet, il cui pluripremiato singolo Are you gonna be my girl? è stato richiesto dai più, ma ci è stato negato dall’uomo con un sorriso. Seppur ancora affascinato da tutto ciò che è stato prodotto negli anni Cinquanta, Cester ha ambizioni differenti con la sua Milano Elettrica: un super-gruppo blues composto da nove milanesi d’adozione, di cui due batteristi (sabato però Daniel Plentz dei Selton non era presente), una sezione di fiati (tromba e sassofono) e i noti Sergio Carnevale (Bluvertigo) ed Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion). Le canzoni presentate faranno parte di un album che uscirà a fine anno; di seguito, un video della canzone più acclamata di sabato, girato pochi mesi fa al Byron Bay Bluesfest:

In meno di un’ora, la Milano Elettrica ci ha incantato: è un gruppo che non si può definire «spalla» perché la qualità era eguale a quella degli headliner, il cui concerto è stato introdotto con un lieve ritardo dalla registrazione della celebre romanza Nessun dorma di Giacomo Puccini, cantata dal mito intramontabile Luciano Pavarotti. Mentre il led-wall si illuminava per mostrare un cuore palpitante sottoposto ad un elettrocardiogramma, i Kasabian sono entrati nell’oscurità ed hanno attaccato con Ill Ray (The King) scatenando una tachicardia generale che si è protratta nella successione senza pausa di Underdog ed Eez-Eh, rilassandosi per poco con la cover di Around The World dei Daft Punk. Per questo tour italiano, i Kasabian hanno deciso di eseguire i brani più noti, scartando tuttavia gioielli quali Reason Is Treason, Empire, Switchblade Smiles e Bumblebee, adattandosi ad un gusto maggioritario che un tempo aveva fatto balzare in alto alle classifiche Man Of Simple Pleasures e Goodbye Kiss. Quest’ultima, eseguita in acustico con la sola presenza di Meighan e Pizzorno, è stata un regalo inaspettato al pubblico di un Paese che si è approssimato a loro sin dai primi successi e che li ha sempre accolti calorosamente (al momento i concerti italiani sono stati i più lunghi del tour). La mia sana euforia (accompagnata a quella delle persone a me vicine) è stata addirittura fraintesa dal cantante, che l’ha simulata di fronte a Sergio: inizialmente mi sono sentita un po’ in imbarazzo, poi ho riso tanto della loro condizione di alticci per nulla invidiabile, che però non ha compromesso l’andamento della serata, anzi, l’alcol è stato il loro carburante. Caro Tom, come si può stare fermi quando si ha una transenna con cui reggersi (perché si è ormai vecchietti) durante i saltelli?

L’intesa dei Kasabian, rafforzata nel tempo da un sentimento di profonda amicizia, permette a loro di muoversi sul palco senza esitazioni ed avvalora ogni possibilità di considerare le loro esibizioni migliori dei lavori in studio: Ian Matthews picchia fortissimo le pelli; Ben Kealey dà tanta carica solo a vederlo; Sergio Pizzorno ha interagito con il pubblico (durante l’esibizione di Fire ci ha dato prima l’ordine di accovacciarci e poi di saltare); Tom Meighan ha sopportato il caldo come un mercuriano, ballando avvolto in un cappotto raffigurante un teschio tipico delle tele barocche, e ci ha più volte salutato allegramente con un gesto ambiguo ma indubbiamente simpatico. I Kasabian sono singolari anche nei piccoli particolari, così come è singolare la loro scelta di non mandare in pensione il roadie Rick Graham e di farlo, ormai glabro, un’icona pop. Nonostante li abbia osservati a lungo, è un vero peccato dover spendere poche parole su Chris Edwards e Tim Carter: troppo fermi nella loro posizione, hanno però partecipato ai cori.

 

Ho cercato di immortalare Rick Graham, ribattezzato “il Pierazzi” da Ambra, Cecilia e Lucia, le prime a giungere all’ex Foro Boario. Troppo lontano ma riconoscibile, nonostante l’età è ancora solerte.

 

Prima di congedarsi, i Kasabian hanno salutato e ringraziato il pubblico.

 

La scaletta.

  1. Introduzione: Nessun Dorma (dalla Turandot di Giacomo Puccini)
  2. Ill Ray (The King)
  3. Underdog
  4. Eez-Eh (più Around the World dei Daft Punk)
  5. Shoot the Runner
  6. Days Are Forgotten (con l’esecuzione di un inno in lode a Ranieri sulle note del ritornello di Nel Blu Dipinto Di Blu)
  7. You’re in Love With a Psycho
  8. Man of Simple Pleasures
  9. Club Foot
  10. Re‐Wired
  11. La Fée Verte
  12. Treat
  13. Bless This Acid House
  14. Stevie
  15. Put Your Life on It
  16. L.S.F. (Lost Souls Forever)
  17. Bis: Goodbye Kiss (in acustico)
  18. Bis: Comeback Kid
  19. Bis: Vlad the Impaler
  20. Bis: Fire

Si ringrazia Natascia Torres per l’immagine di copertina.

Silvia Rizzetto

Uno sfortunato insieme di atomi amante del passato, dei cimiteri e del Romanticismo.

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