Circa Waves @ Guild Of Students, Liverpool

by Sara

Viaggiare grazie alla musica (no, per una volta non intendo i film mentali quotidiani) è una delle attività più emozionanti per noi giovani music lovers, basti pensare al brivido prolungato dato dal dilapidare il proprio patrimonio comprando non solo il biglietto per un concerto ma anche quello di un aereo o di un treno. Ed è ancora più bello quando la musica oltre a viaggiare permette di conoscere persone nuove con le quali si crea un legame speciale nonostante le distanze, sia in termini di tempo che di spazio. Il tutto sommato ad un pò di sano fangirling per il gruppo in questione, ovviamente. Insomma, feels a livelli multipli.

"Yeah we're dressed in black, head to toe" ...ah no, quella era un'altra band (modalità Shazam: The 1975 - Chocolate)
“Yeah we’re dressed in black, head to toe”
…ah no, quella era un’altra band (modalità Shazam: The 1975 – Chocolate)

Chissà per quanto ancora noi millennials riusciremo a compiere il nostro periodico pellegrinaggio verso Albion prima che un lembo di acqua diventi un muro concreto difficile da scavalcare. Tempo e voli Ryanair permettendo, è meglio approfittare delle circostanze finché si può. Inoltre, you’re not nineteen forever. Spinta anche dalla saggezza classica rievocata nei più moderni ritornelli di band quali i qui citati Courteeners, non mi ci è voluto molto (a dir la verità circa 5 minuti) a pianificare questo mio weekend in quella che considero la mia “patria spirituale”. In pochi minuti la destinazione “Liverpool + Manchester” era segnata in agenda. Purtroppo, con la stessa rapidità, il ricordo di un viaggio perfetto è stato spinto in fondo alla memoria dal rientro alla routine quotidiana. Il sole ha brillato davvero per 72 ore in Inghilterra? Ho davvero visto una delle mie band preferite suonare nella propria città?

La band in questione sono i Circa Waves, quattro baldi giovani che fanno un indie rock coi fiocchi made in Liverpool. Quella stessa band che più di due anni fa con il primo singolo (ma che dico, con il primo riff di chitarra) mi ha fatto salire in piedi su una sedia. Vederli suonare nella loro città natale era sulla mia bucket list da tempo, ed era giunta l’ora di depennarla.
Il 10 marzo è uscito il loro secondo album, intitolato “Different Creatures”, e con esso la band ha intrapreso la strada di un sound più heavy e dark, che si riflette anche nei testi. Riff di chitarra più densi e cupi rispetto al fratello maggiore “Young Chasers” che, come suggerisce il titolo, aveva una filosofia volta alla leggerezza, presentata in ogni dimensione del disco.

Già abituata alla presenza scenica dei Circa Waves, le aspettative erano alte e in cuor mio sapevo che non sarei stata delusa. In Inghilterra il mondo della musica (e dell’indie rock in particolare) è talmente sovraffollato da non lasciare spazio alla mediocrità, e se giovani band come questa riescono a riempire spazi medio grandi un motivo c’è. Dal vivo la band tiene benissimo il palco e interagisce con il proprio pubblico, composto principalmente (ma che dico, solo ed esclusivamente) da ragazzini, ansiosi di fare a gara di lividi nel mosh pit (per i ragazzi) e a chi ha più parti del corpo scoperte e più mascara (per le ragazze). Le due band di apertura, Inheaven e The Magic Gang, allietano l’attesa, mentre noi vecchi ci appoggiamo al muro sorseggiando birra. The Magic Gang in particolare hanno un sound davvero orecchiabile e accolgono un ottimo riscontro da parte del giovane pubblico, che sembra conoscere alcune canzoni.

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Il locale (locale?! è l’auditorium dell’università di Liverpool, con un palco e un impianto audio-luci che si sognano anche i veri locali da noi) è sold out! e ci mancherebbe altro

Kieran, Joe, Sam e Colin salgono sul palco alle 9.15 e senza troppe cerimonie attaccano con il primo estratto dal nuovo album, Wake Up. I colori e le luci sono rosse, proprio come la cover del disco. Tutto vuole comunicare una nuova dimensione della band, più aggressiva e adulta, che vuole distaccarsi dalla spensieratezza evocata dall’azzurro del primo album. Partono poi tutte d’un fiato Get Away, So Long e Lost It, tutti pezzi del primo album con cui il pubblico è più familiare. E’ impossibile non saltare e cantare a squarciagola, anche con una lunga giornata sulle spalle. La band è felicissima di suonare nella propria città e calca il palco con una sicurezza degna solo di chi si porta dietro talento ed esperienza, con un pizzico di ingenua arroganza tipica dei ventenni che sanno ciò che vogliono. Kieran e compagni non ne vogliono sapere di rallentare il ritmo, e attaccano con i nuovi brani Goodbye, che ha dei riff di chitarra fatti apposta per il mosh pit, e Out On My Own, che permette di riprendere fiato.

Si apre poi la seconda parte del concerto con una tripletta che manda in estasi la folla: Young Chasers, il primo vero singolo della band, che ahimè è tanto bello quanto corto, seguito da Fossils e dalla nuovissima Stuck, che potrebbe facilmente diventare il prossimo singolo e sedimentarsi nelle scalette. Segue la romantica My Love, dal primo album, e le nuove Different Creatures e A Night On The Broken Tiles, probabilmente le canzoni meno conosciute in assoluto. L’ultimo pezzo prima dell’encore è Stuck In My Teeth, che parte con la prima strofa cantata interamente dal pubblico, come da noi accade solo ai concerti di Vasco Rossi. Mi unisco al coro e assaporo questo momento, consapevole del fatto che in Italia non accadrà mai.

L’encore inizia con l’acustica Love’s Run Out, cantata in solitario da Kieran sul palco (unica novità, oltre alle canzoni inedite, rispetto ai tour precedenti), per essere poi raggiunto da Colin, Joe e Sam. Gli ultimi due pezzi sono Fire That Burns, secondo singolo del nuovo album, e T-Shirt Weather, il loro pezzo più famoso, che ha conquistato radio e playlist Spotify. E’ la giusta nota su cui chiudere il concerto: anche se non vengono sparati i coriandoli in aria come ci aspettiamo (avranno ridimensionato il budget? Il regolamento dell’università lo impedisce? boh) la spensieratezza di questo brano racchiusa nel verso finale “it’s gonna be okay” contagia tutti quanti. Cantare e ballare su queste ultime parole ha sempre un sapore speciale, e il desiderio comune è quello di ricominciare subito la festa.

Questo concerto è stato l’ennesima conferma che la band acquista ogni giorno di più fiducia in sé stessa e nel proprio sound. Il messaggio che Kieran e company trasmettono dal momento in cui salgono sul palco è “siamo qui, sappiamo chi siamo e questo è il nostro sound, che vi piaccia o no”. E più il pubblico è ricettivo, più la band di Liverpool da il meglio di sé. Non a caso, sono stati votati tra le migliori Best Live Band a Glastonbury 2015 dai lettori di NME. E se da un lato ad oggi in termini di numeri siano un passo indietro rispetto ai coetanei Catfish And The Bottlemen, può darsi che il loro vero momento debba ancora venire.

Sara

Ventenne con la testa tra le nuvole ma i piedi sempre per terra. Costantemente in bancarotta a causa del “carpe diem” in fatto di concerti, (troppo) spesso preferisco la musica alle persone.

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