Lorde @ Fabrique, Milano

by Federica Di Gaetano

Sono da poco passate le 20:00, a Milano fa particolarmente caldo per essere autunno e sul marciapiede fuori dal Fabrique c’è una fila interminabile. La prima cosa che ho notato una volta entrata all’interno del locale, colmo fino all’inverosimile (per raggiungere i bagni credo di aver pogato più che all’ultimo concerto dei Sum 41) è che quella di via Mecenate è una venue fin troppo piccola per accogliere uno dei live più attesi di tutto il 2017. La seconda è che il pubblico è decisamente vario: si passa dalle adolescenti con la fascetta rigorosamente tarocca legata fra i capelli a ragazzi che sembrano rimasti intrappolati dentro alla fashion week, fino ad arrivare ai padri di famiglia con i bimbi sulle spalle.

Come opening act è stato scelto lo statunitense Khalid, classe 1998, una nuova promessa dell’RnB che, nonostante non incontri il mio gusto personale, porta in scena una gran performance.

Sono da poco passate le 21:00 quando, invece, sale sul palco la stella della serata: Ella Yelich-O’Connor, che il mondo conosce come Lorde
Chi si aspettava uno show spettacolare, di quelli tipici da pop star, probabilmente sarà rimasto deluso.
Per questo tour, infatti, la giovane neozelandese ha scelto di essere accompagnata esclusivamente da due ballerini e, per quanto concerne la comparte strumentale, da una batteria elettronica, dei sintetizzatori e una tastiera alternata a una chitarra, la cui presenza però è quasi impercettibile. Per quanto riguarda la scenografia, invece, appare piuttosto scarna ma d’impatto, caratterizzata esclusivamente dalla scritta Melodrama (come il titolo del suo secondo disco, qui la nostra recensione
) fissa sopra al palco e da un grande astronauta formato da una serie di luci al neon, che mutano colore man mano che le canzoni si susseguono.  La scelta sembra essere quella di puntare tutto sulla figura dell’artista, sui suoi testi e sulla sua splendida voce, che rimarrà  impeccabile per tutto l’arco del concerto. 

Ad aprire le danze è una coppia di hit dance composta da “Homemade Dynamite”, scritto in collaborazione con Tove Lo e “Magnets”, singolo del 2015 contenuto nell’album “Caracal” dei Disclosure. Da qui in poi lo spettacolo  appare come diviso in tre parti, scandite anche da una serie di cambi d’abito. Durante il primo set l’artista indossa un lungo abito nero in pizzo (questo me lo hanno confermato i miei amici, dato che mia madre mi ha fatta alta 1.57 m e dalla mia postazione di Lorde è già tanto se vedevo i capelli) e porta in scena alcuni dei suoi brani più cupi e malinconici. Si va da “Tennis Court” a “Sober”, passando per “Hard Feelings”. Lorde sul palco parla tanto e sorride ancora di più. Dopo ogni brano ringrazia il suo pubblico e sembra sinceramente stupita del fatto che così tante persone, in una nazione lontanissima dalla sua città natale, si siano prese la briga di uscire di casa per assistere al suo show. 

Successivamente indossa un abito bianco, sullo sfondo appaiono dei motivi floreali e ha inizio il secondo set, quello più dolce e romantico. “A World Alone”, “The Louvre” e la meravigliosa “Liability”, uno dei miei pezzi preferiti della sua discografia, quello che ho voglia di tatuarmi in fronte ogni volta che penso di non essere abbastanza per qualcuno.  Ed è proprio in questo momento che ha luogo uno dei momenti più intensi ed emozionanti di tutto il concerto, durante il quale Lorde prende il microfono e inizia a raccontare come è nato il brano, di come la sua testa vaghi continuamente e di quanto, alle volte, si senta sola.

Dopo una cover di “Somebody Else” dei 1975, ha inizio la terza ultima parte dello show, quella più energica, festaiola, spensierata. L’artista sale sul palco con un meraviglioso abito rosso fuoco e dietro di lei compare una scintillante stella cometa che fa da sfondo all’esecuzione di “Supercut”, “Team”, “Perfect Places” e “Royal”, il singolo che le ha permesso di scalare le vette delle classifiche mondiali appena sedicenne.

Fino ad arrivare all’esplosiva chiusura sulle note di “Green Light”, durante la quale dal soffitto piove una pioggia di coriandoli e proprio nessuno fra il pubblico può fare a meno di ballare, anche in maniera imbarazzante come la sottoscritta. Prima che la festa volga davvero al termine e le luci si riaccendano, però, una Lorde che per tutta la durata del concerto non ha mai perso il suo enorme sorriso regala un ultimo brano tratto dall’ultimo disco, “Loveless”.

Premetto di aver aspettato di vedere Lorde dal vivo per così tanto tempo e di amare la sua musica tanto visceralmente che, per quanto mi riguarda, avrebbe anche potuto presentarsi sul palco in pigiama e intonare l’elenco telefonico, probabilmente l’avrei trovata ugualmente meravigliosa. Ma, nonostante questo, sono uscita dal Fabrique pienamente soddisfatta e tanto, tanto, felice. Ella ha dimostrato (nel caso qualcuno nutrisse ancora qualche dubbio) che il pop di qualità è vivo e vegeto e che per impressionare non servono tanti fronzoli, a volte basta semplicemente il talento. Ah, e che forse quando il buon David si è giusto un po’ sbilanciato definendola il futuro della musica, non aveva tutti i torti.

Lorde ha promesso che tornerà presto. Ed io ci sarò, senza ombra di dubbio.

 

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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