Nothing But Thieves @ Magnolia | We’re all Broken Machines

by Jacopo Schiavano

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Milano. Una fredda giornata di inizio dicembre vede apparire i suoi primi raggi di luce in mezzo al grigiore delle nuvole. Insieme ai primi chiarori della giornata vediamo apparire persone che si accodano davanti ai cancelli del Circolo Magnolia. Queste persone sono già oltre la quarantina allo scoccare di mezzogiorno e sono destinate ad aumentare fino a riempire quel posto fino all’orlo. Ma perché tutte quelle persone (me compreso) si sono recate lì tutte quelle ore prima?

La risposta sono i Nothing But Thieves.

Io che mi stupisco. Aiuto.

 

La giovane band inglese è nel pieno del tour europeo di promozione del loro secondo album Broken Machine, rilasciato questo settembre.

Ultimamente il loro bacino di fans in Italia si è ingrandito ancor di più, specialmente grazie alla partecipazione della band al festival Idays, svoltosi a giugno in quel di Monza. Questi ragazzi hanno infatti suonato davanti a circa 80.000 persone nella stessa giornata di Linkin Park, Blink 182 e Sum 41, catturando una grande quantità di nuovi fan estasiati dalla voce del frontman Conor Mason e dal grande talento dei suoi compagni Dom, Joe, Phil e James.

Questa band sta crescendo molto, sia come sound, che come persone, che come fanbase, e magari tra poco usciranno dalla fase “I Nothing but che? Ma chi sono?”.

Durante un interminabile pomeriggio di attesa, alleviato dalla numerosa compagnia, dalla partita di rugby nel campo vicino e dal vin brulè, siamo riusciti ad ascoltare un paio di canzoni al soundcheck, impazienti di essere là dentro.

Finalmente arrivano le otto, orario previsto per l’apertura dei cancelli, e dopo qualche minuto e timbro sulla mano, riusciamo ad entrare.

Puntuali, sale sul palco la prima band d’apertura, gli Airways. Questi ragazzi hanno rilasciato quest’anno il loro primo EP Starting to Spin, co-prodotto proprio dal chitarrista dei Nothing But Thieves (acquistabile qui). La band colpisce subito tutti già dalla prima canzone “One Foot”, un pezzo indie grintoso e catchy. Pezzo dopo pezzo il pubblico si scalda sempre di più, regalando agli Airways parecchi applausi. Ragionevole pensare che siano destinati a crescere, e non poco.

Ed ora è il turno del secondo opening act, gli scozzesi The XCerts. La band è presente nel mondo della musica già dal lontano 2001. Finora hanno rilasciato tre album, e il quarto, annunciato col titolo Hold On To Your Heart è previsto per il prossimo anno. Anche loro hanno contribuito ad accendere il pubblico a dovere, specialmente con il loro più recente singolo “Feels Like Falling In Love”

Si avvicina sempre di più il momento dei Nothing But Thieves, e il pubblico è già carico all’inverosimile grazie ai due opening acts e alla playlist che scorreva in attesa del concerto (sì, avevo già perso la voce, ovvio). Sulle note finali di una Mr Brightside cantata da tutti i presenti, parte una base, ed eccoli lì. I Nothing But Thieves, finalmente.

L’inizio è decisamente col botto  una vera e propria esplosione di energia con due pezzi del nuovo LP, I’m Not Made By Design e la canzone definita da loro stessi come un pezzo heavy metal-disco “Live Like Animals”, a cui forse va il premio come firestarter dell serata. Vi assicuro che durante quel pezzo si è creata una bolgia allucinante, please contattatemi se trovate in giro un mio menisco.

Ed ecco che si arriva anche a pezzi del primo album, come “Trip Switch” e “Wake Up Call”, seguiti dalla nuova “Soda” che spezza il ritmo forsennato del concerto fino a quel momento, una ballad che live rende 10 volte di più che in studio, specialmente nel finale.

Ad un certo punto Conor, visibilmente felice e divertito esclama “Ah, this is turning into a party, I like it”.

Menzione d’onore al loro roadie Stuart, conosciuto ed amato dalle folle italiane come Ciccio, al quale sono stati dedicati cori per tutta la durata del concerto.

Dopo altre canzoni dal primo album, tra cui “Graveyard Whistlings”, che ha creato un’atmosfera magica, il nostro Conor ci invita a creare un moshpit per la canzone seguente, che avevamo avuto la fortuna di sentire già dal soundcheck pomeridiano (mi scuso con i miei compagni di fila per averla cantata tutto il pomeriggio). La canzone è “I Was Just A Kid”, forse il pezzo più potente contenuto in Broken Machine. Panico e delirio.

Dopo “Hanging”, il cavallo di battaglia “Itch” e la bellissima “If I get High”, arriva il momento della title track “Broken Machine”, decisamente uno dei pezzi più sperimentali del gruppo.

La band lascia il palco per il momento acustico del concerto, nel quale il nostro frontman preferito si è esibito in una cover di una delle sue canzoni preferite “Free Fallin” di Tom Petty, e in seguito “Hell, Yeah”, forse uno dei pezzi più deboli del nuovo album ma che live ha il suo perché.

La band torna sul palco per le battute finali del primo set, con una “Ban All The Music” talmente potente che Milano in quel momento si era dimenticata del concerto di Coez che si stava svolgendo all’Alcatraz la stessa sera. Il set finisce con il singolo “Sorry”, cantato a squarciagola da tutto il pubblico.

È il momento dell’encore.

La band torna sul palco, e subito attacca con uno dei pezzi più belli della loro intera discografia, l’emozionante “Particles”.  Il testo, che parla dei mesi difficili che ha vissuto Conor durante lo scorso tour, ha commosso molte persone presenti, creando forse il momento più emozionante dell’intera serata, non solo per noi del pubblico, ma anche per la band, grazie ad una fan action organizzata dal fan club italiano, nella quale varie persone del pubblico hanno alzato il foglio con un disegno della band ed una parte del testo adattata, “And if it all falls apart, and if this thing goes wrong, oh put US back together”. Ogni membro della band aveva un sorriso enorme, specialmente Conor, che si è anche tenuto un foglio del flash mob. Ah, se non ci fossero i fan club.

Arriva il momento di salutarsi, ma non prima di una vera e propria mina, il primo estratto dal secondo LP, “Amsterdam”, e vi posso garantire che in quel momento c’era una confusione allucinante, nella quale probabilmente qualcuno di noi è ancora lì, per terra, che cerca di riprendersi.

Dopo aver visto varie volte questa band, ho capito che stanno crescendo concerto dopo concerto, diventando sempre più una delle migliori realtà della musica inglese, se non mondiale, pur mantenendo un’umiltà non indifferente, fermandosi sempre ad incontrare i fan dopo i concerti. Un pubblico soddisfatto dal magnifico concerto si avvia verso l’uscita, o si trattiene per rubare qualche foto alle band, tutte disponibilissime.

Ora non ci resta che aspettare le loro attesissime prossime date italiane, sabato 3 febbraio a Roma e domenica 4 febbraio a Bologna  (biglietti ancora disponibili qui per entrambe le date).

Ecco la scaletta intera:

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Jacopo Schiavano

Tante band, poco tempo, ancora meno soldi

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