Parcels @ Circolo Magnolia: Time To Lighten Up!

by Riccardo Martinelli

Li abbiamo visti quest’estate assieme a MGMT e Justice, e un’idea ce la si era già fatta.
Ma ora è il momento di accoglierli con il loro primo headline show italiano, quindi: welcome back dear Parcels!
L’immagine della copertina del loro omonimo debut album, Parcels, di cui ce ne aveva parlato la nostra Maria Vittoria (li ha anche intervistati anticipando i tempi, grande!), descrive alla perfezione il momento che stanno passando i 5 ragazzi australiani. Sballottati da una parte all’altra del globo e d’Europa, stasera fanno tappa al Circolo Magnolia, portandosi dietro le loro chitarre, basso, batteria, tastiere, luci e tendina argentata alle loro spalle.

Personalmente, non sapevo a cosa stavo andando incontro, ero abbastanza scettico, dal fatto che il loro album, è un vero e proprio gioiello. Equilibrato, fresco, uno dei miei preferiti in questo 2018, con una amalgama di voci difficile da trovare sul mercato e riff notevoli.
È andata così.

22.45, le luci si spengono e faretti iniziano a proiettare fasce luminose bianche che girano vorticosamente sul soffitto, fino ad andare a creare il logo dei nostri Parcels. Entrano così in scena Jules, Noah, Louie, Anatole e Patrick, sempre con le loro magliettine, dolcevita e giacche da abito. Ah, magliette rigorosamente nei pantaloni a vita alta.
Comedown è il primo atto del concerto, pare instaurare subito un contatto diretto tra tutti noi sotto il palco e chi ci sta sopra. Una strana sensazione, come fossero riusciti con un piccolo crescendo e il suono sottile della chitarra di Jules a intrappolarci tutti.
La maggior parte della gente davanti a loro salta, balla, e Lightenup non fa altro che esaltare ancora di più. Si staccano dal repertorio dell’album per dare spazio a due brani estratti da loro secondo EP, Hideout e Gamesofluck, uscite a inizio del 2017.

Senza tanti giri di parole, si capisce subito perché i Daft Punk hanno voluto produrli. La più lenta e romantica Withorwithout placa gli animi per dare spazio a qualche abbraccio, e chi è solo, si gode tantissimo il loro incredibile suono. Mantengono la stessa linea con Exotica, per arrivare al momento in cui anche Anatole detto “Toto” si stacca dalla sua batteria per raggiungere i suoi compagni in prima linea. Quest’ultimo, dopo aver mugugnato qualcosa facendo intendere che “in tanti mi dicono che “I look like an italian guy”, attacca Bemyself. Io rimango allibito. Cinque corpi che si divertono, sorridono, suonano magnificamente e cantano come un’unica voce. A dirigere il coro è, come quasi sempre, Jules.

Piccola riflessione personale che non vuole essere un paragone: vedere Jules Crommelin che fa un po’ da leader in questo gruppo, fa pensare che qualche Dio della musica si sia vendicato in qualche modo per il fatto che nei Beatles sia sempre stato un po’ oscurato George Harrison. La somiglianza tra il ragazzo di Liverpool e l’australiano è incredibile in alcuni frangenti. Saranno i capelli e il baffo, mah.

Comunque, a proposito dei Fab Four, il brano seguente è una cover della celebre Every Night di Sir Paul McCartney, ovviamente in versione groovy a la Parcels. Segue il delirio di Older, rimango davvero stupito e sorpreso, non pensavo ci sarebbe stata così tanta gente vogliosa di ballare ai loro concerti. È nettamente al di là delle aspettative quello che sta succedendo in questo momento. Placa gli animi danzanti la riflessiva Yourfault, la mezza ballad che avrebbe avuto successo anche 50 anni fa.
Durante il concerto (oltre a godermelo), rifletto su quanto stia funzionando tutto alla perfezione, sia tra il pubblico che qualche metro davanti a noi. Tanta voglia di suonare, di portare più gente possibile sul volo che si sono inventati questi ragazzi.

Quello che avviene in Everyroad è quello che meno ti aspetti da un concerto del genere. Conoscendo il brano, so che ha tre facce, la prima con una voce di sottofondo accompagnata dalla loro musica, la seconda è un grande crescendo sonoro che si dissolve in una chitarra delicata e synth ambient. La terza è una botta dubstep, qualcosa che non ti aspetti. E tutta la gente, aspettando quest’ultimo tratto del brano inizia ad abbassarsi e sedersi, finchè quasi tutta la sala è china sulle proprie ginocchia.La miccia arriva al punto di contatto e tutti saltano in piedi, per un minuto la sala si riempie di strobo e gente che alza e abbassa la testa seguendo i 70 bpm del brano.

Ciò che segue sono il primo singolo estratto dall’album, Tieduprightnow, Closetowhy e la canzone che me li ha fatti conoscere, Overnight, nonche il singolo prodotto con la compagnia dei due caschi argentati della french house. Che ci porta alla conclusione è Iknowhowifeel, che suona un po’ come una presa di posizione del momento entusiasta che sta passando la band.
Come è iniziato, finisce con la ripresa di Comedown, e in modo molto simpatico, ad uno ad uno i ragazzi smettono di suonare, fino a lasciare da solo sul palco il batterista.

Le gambe di molti non si fermano nemmeno sulle note riprodotte ora dall’impianto che accompagna l’uscita, in tanti sperano tornino sul palco, ma così non è. Cosa aggiungere, sono contagiosi questi qua. Non nascondo il mio entusiasmo, è stato uno di quei concerti che non ti scordi; voci perfette, ottimi musicisti e soprattutto, non avete idea di quanto si vedesse come se la godono la loro musica. È bello vedere tanta gente che salta quanto loro durante il concerto, è bello vedere apprezzata musica e artisti del genere. Il bello è contagioso.

Foto di Maria Laura Arturi: http://www.arturized.com/

 

Riccardo Martinelli

People try to put us down! (talkin' bout my generation)

Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicci la tua


Ci trovi anche qui: