Polaroid non convezionali dalla grande festa dei Tre Allegri Ragazzi Morti @ Santeria, Milano

by morghiss

Milano, quella di fine gennaio che brucia di freddo e frizza alcolica. É il 24 gennaio e in Santeria Social Club c’è quella che suoi vari social era presentata come “La grande festa dei Tre Allegri Ragazzi Morti“. Una decina di euro il biglietto, sold out assicurato e scontato, e nessuno che sa bene che cosa succederà appena varcato l’ingresso. Gente che bazzica al bar senza aver bene idea cosa stia succedendo. Se chiedete ai baristi qual è la loro birra preferita, vi diranno la IPA, ma non cascateci. Una lista accrediti infinita che comprende vari elementi della Milano indie-bene a partire da Dente, praticamente tutti i Ministri, LIM, Sacramento e addetti ai lavori vari, amici di amici famosi che si salutano sempre ma che non si sa mai bene chi siano.

Si entra alla spicciolata, stanno già suonando. Ma quanti brani hanno fatto? Ah, solo uno? Poi c’è Marco, il magliettaro. E ci si svincola facilmente, a raggiungere gli amici di amici in zona mixer, prima fila laterale e poi al bar. I Tre Allegri Ragazzi Morti sembrano abbastanza carichi, e ci si concede facilmente quattro chiacchiere perchè tanto siamo solo all’inizio del concerto… Ah no, tutto si interrompe, Davide Toffolo si toglie la maschera e chiede di non fare foto, segue circa un’ora (strana e a tratti imbarazzante per chi s’era appena caricato per muovere i fianchi abbracciato a sconosciuti tutta sera) di diapositive e aneddoti dallo studio: Viterbini che arrangia Tanti auguri per il compleanno di Enrico Molteni, la storia della ricerca disperata della statuetta di ceramica (trovata su internet, dalla California) che poi diventerà la copertina del nuovo album, poi ogni tanto luci spente e un ascolto silenzioso (si fa per dire) dei brani di “Sindacato Dei Sogni” – dalla mezzanotte del giorno dopo su tutte le piattaforme digitali.

Situazione un po’ strana per chi si aspettava un concerto vero e proprio, addirittura triste per chi ci ha messo dodici euro e si ritrova a guardare foto di boschi. Solo che poi si comincia a fare gli scemi indossando quella maschera che s’era presa a una festa dell’Unità quando eravamo alle medie, e siamo di nuovi tutti insieme, vecchi compagni di concerti indie, prima che ci si vergognasse dell’it-pop, e poi ci urla vergognosamente “Di che cosa parla veramente una canzone…” nell’ultima carrellata di classiconi a fine serata. E allora va bene tutto.

Si ringrazia Morgana per le polaroid.

morghiss

Pane, amore e ritenuta d'acconto. Concerti sotto la pioggia, film notturni, maratone seriali e relative conseguenze.

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