Qualche bella foto dall’elettronico set dei Metronomy al Magnolia

by Maria Vittoria Perin

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Venerdì sera, 21 giugno, primo giorno d’estate e a Milano c’è un’umidità che ti toglie il fiato, ti fa andare la pressione sotto il minimo consentito dal medico e ti toglie ogni briciolo di voglia di prendere la metro fino in Duomo per poi fare 20 fermate di autobus e arrivare a Linate, il punto più vicino al Circolo Magnolia. Ma ci sono i Metronomy, sono anni che cerchi di andare e vederli perciò dopo una granita e svariati bicchieri d’acqua raccogli i rimasugli di forza che hai ancora in corpo e ti convinci che vale la pena attraversare la città da ovest a est per una serata alternativa. In effetti ne vale la pena, a partire dal fresco gin tonic bevuto in compagnia di due nostri carinissimi lettori conosciuti in loco, in sottofondo un dj set con delle chicche provenienti dal momento d’oro dell’indie che spaziavano dai Phoenix ai Crystal Fighters.

Arriva il buio, spuntano le zanzare, ma per fortuna l’aria inizia ad essere velatamente più respirabile e alle 22:30 la band fa capolino sul palco con le loro tute bianche coordinate e una marea di fumo lattiginoso e dà il via ad un intro completamente strumentale, sotto forma di Boy Racers, che arriva al pubblico come un’enorme onda sonora travolgente, grazie anche ai potentissimi giri di basso che scuotono ogni centrimetro di pelle lasciata scoperta. Si prospetta una serata danzante e infatti il pubblico e il cantante stesso, Joseph Mount, si fanno trascinare sulle note ipnotiche dei pezzi più celebri del gruppo inglese, come The Bay, Everything Goes My Way, Reservoir e Old Skool. Ai cavalli di battaglia alternano 5 pezzi estratti dal prossimo Metronomy Forever, in uscita a settembre. Lately e Salted Caramel Ice Cream, i primi due singoli estratti, suonavano già benissimo in cuffia, ma live aggiungono rispettivamente un tocco di classe e del sano divertimento al set con quei giochi di tastiera della prima e quel jingle alla Super Mario della seconda. Per un’inguaribile romantica come la sottoscritta è impossibile trattenersi dal cantare queste due canzoni, i cui testi mi sono rimasti particolarmente impressi perché con parole molto semplici e immediate raccontano di una grande infatuazione per una lei per cui si è tutt’occhi, tutt’orecchi, tutto.

Gli altri nuovi pezzi sono Insecurity, Walking In The Dark, Wedding Bells e Withsand Bay per cui dovrete aspettarvi una svolta drastica verso riff di chitarra basilari e ruvidi, provenienti direttamente dagli anni ’90, tanto che ad un certo punto abbiamo tutti esclamato «ma questa mi ricorda una cover allegra di Smell Like Teen Spirit». I ritmi più incalzati e accelerati scaldano chi si trova tra le prime file però l’atmosfera si mantiene altamente rilassata, grazie anche alle costanti chiacchere in sottofondo, le numerose birre (unico soccorso alla calura) e l’incessante fumo di sigarette, tanto che sembra più un raduno di vecchi amici agghindati da improbabile camicie hawaiane ritrovatisi nella venue milanese per il fine settimana più che l’attesissimo ritorno di una delle band inglesi che ha modellato il suono del nuovo synth indie. Così ci si avvia verso la fine dove vengono suonate la sdolcinata Love Letter e la celeberrima The Look. Su You Could Easily Have Me, i Metronomy, timidamente, salutano il pubblico, senza troppe pretese, facendo ciao ciao con la mano. E noi stiamo lì ad aspettare, illusi, un encore o magari un «thank you Milan, see you soon», ma iniziano a smontare attrezzature e palco perciò, leggermente perplessi, non ci resta che tornare verso il caldo centro di Milano. Si sa, sono artisti.

Si ringrazia Maria Laura Arturi per le belle foto scattate durante il concerto: https://www.arturized.com/

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Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

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