Qualche bella foto da UNALTROFESTIVAL @ Magnolia

by Federica Di Gaetano

Come tutti sanno, estate significa una cosa sola: festival. E c’è un appuntamento che ormai da sette edizioni illumina la stagione estiva musicale milanese, con una rosa di artisti sempre fresca, innovativa e mai scontata, che per qualità potrebbe tranquillamente competere con i migliori festival internazionali. Si tratta di UNALTROFESTIVAL, andato in scena il 3 luglio al Circolo Magnolia. Quest’anno, in particolar modo, è stato più volte lodato il fatto che la lineup fosse interamente composta da artiste; questo per un paese come l’Italia, che ha ancora un evidente problema di sessismo (anche se spesso gli addetti ai lavori preferiscono minimizzarlo anziché trovare delle soluzioni effettive ed efficaci) è sicuramente un fattore da premiare. Nonostante questo, però, ritengo che il vero passo in avanti sarà compiuto nel momento in cui il fatto che a esibirsi siano solo donne non verrà più visto come un fattore rivoluzionario e, soprattutto, più unico che raro, che merita dei titoli ad hoc nella comunicazione e nei report, ma quando sarà semplicemente la norma. Grande assente della serata è stata Jade Bird, che lo scorso 19 aprile ha pubblicato il suo omonimo album di debutto. Il pomeriggio stesso dell’evento, l’organizzazione ha infatti annunciato che la cantautrice britannica non si sarebbe esibita a causa di problemi di salute. Per vederla finalmente live dovremo quindi aspettare il prossimo 14 marzo, quando si esibirà al Locomotiv Club di Bologna.

Ma entriamo nel vivo di questo live report, partendo da un lato negativo; nonostante quest’anno sembra che le zanzare abbiano deciso di darci un po’ di pace, c’è una cosa che non mi è proprio andata giù per quanto riguarda l’organizzazione dell’evento e che, a mio parere, ha impedito di godersi la metà dei concerti al meglio. Veniamo da una settimana di caldo asfissiante, il 3 luglio a Milano sono stati registrati più di 30 gradi alle 22.00 e in cartellone i nomi che si sarebbero susseguiti nel corso della serata erano quattro, non quaranta. Per cui, avendo il palco esterno libero, non riesco a capacitarmi di come il Circolo Magnolia abbia pensato che fosse una buona idea fare esibire sia gli Eugenia Post Meridiem che Julia Jacklin nell’area interna, che più che un locale somigliava a una fornace e che, visto lo spazio decisamente ridotto e il numero di presenti, non ha creato esattamente una condizione ottimale.

Ad aprire le danze intorno alle 20.30 troviamo gli italianissimi Eugenia Post Meridiem, fondati nel 2017 dall’incontro tra Eugenia (voce e chitarra), Matteo (basso), Giovanni (chitarra solista e tastiere) e Matteo (batteria e percussioni), che tornano sul palco del Magnolia dopo il battesimo indie ricevuto lo scorso giugno in occasione del Mi Ami. I musicisti sono saliti sul palco con delle stravaganti parrucche, lanciate poco dopo direttamente al pubblico. Nella selezione di brani proposti, i ragazzi presentano un’inedita fusione di generi, che spazio dalla psichedelia all’indie folk. In un panorama che pullula di progetti cantati in italiano e che sembrano l’uno la fotocopia dell’altro, la band di Genova potrebbe essere la nostra next big thing: non vedo quindi l’ora di poter finalmente ascoltare In Her Bones, il loro debut album, in uscita probabilmente a ottobre.

Una volta terminato il loro set, ci si dirige più veloci della luce in direzione del palco esterno (quello che verrà utilizzato per tutta la serata è lo stage più piccolo), dove poco più di cinque minuti più tardi i Videoclub sono già pronti a far ballare tutti i presenti con il loro irresistibile elettropop made in France, alternando i tre brani che hanno pubblicato fino ad ora e presentando anche una la cover di un brano di XXX Tentacion. Se da un lato il duo sembra uscito direttamente da un film di Xavier Dolan, dall’altro sono due scriccioli che devono ancora liberarsi da un po’ di goffaggine sul palco e mentre li guardi esibirsi ti viene voglia di abbracciarli. Hanno un paio di problemi tecnici innegabili, ma subito dopo averlo constatato penso che hanno appena diciassette anni e stanno affrontando un tour internazionale, per cui ci passo tranquillamente sopra perché, come ribadito dalla stessa Adèle Castillon prima di concludere il set “siamo ancora giovani, speriamo di crescere sempre di più“: e io sono sicura che sentiremo ancora parlare di loro.

Subito dopo torno (a mio malgrado) all’interno per assistere finalmente al concerto che attendo di più, ovvero quello dell’australiana Julia Jacklin, fresca della pubblicazione del suo secondo album, Crushingal suo debutto live nel nostro paese. Quello che Julia ha portato sul palco del Magnolia è stato un set potente e raffinato, dove a fare da padrone è l’indie folk di matrice americana. Le punte di diamante sono state senza dubbio il brano d’apertura, la delicata e malinconica Body e il pezzo finale, ovvero la travolgente Pressure to Party.

Arrivate le 22.25 in punto è finalmente il turno dell’headliner della serata, colei che tutto il pubblico aspetta. Si tratta della cantautrice britannica Anna Calvi, una delle voci più apprezzate e stimate della sua generazione, che quest’estate girerà il nostro paese per presentare Hunter, il suo terzo album pubblicato ormai quasi un anno fa. La scaletta, da cui è stato totalmente escluso il suo secondo lavoro, si compone di dodici pezzi, fra cui la cover di Ghost Rider dei Suicide, posta alla fine di un concerto che non prevederà né bis né il tanto fastidioso quanto inutile encore. Anna è silenziosa, le parole dette nel corso del suo set si possono contare sulle dita di una mano, lascia che a parlare per lei siano le sue canzoni, mentre lei sembra quasi posseduta. E quello che porta in scena è uno show mozzafiato, di una potenza quasi stravolgente, in cui le chitarre fanno da padrone e riescono a mettere i brividi. Fidatevi: andate a sentirla live almeno una volta, non ve ne pentirete.

Si ringrazia Elisa Hassert per le belle foto della serata!

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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