Qualche scatto dei Balthazar al Locomotiv di Bologna

by Renato Anelli

Il Belgio è un paese piccolo, non siamo particolarmente sciovinisti. Siamo sempre stati aperti alle diverse culture. Pensa alle band belghe del passato, come i dEUS, appunto. Erano un melting pot. Credo sia un’attitudine tipicamente belga verso la musica“.

Con queste parole Jinte Deprez, che insieme a Marteen Delvodere rappresenta la forza motrice dietro ai Balthazar si preparava qualche mese fa al ritorno nel Belpaese descrivendo il nuovo album Fever, pubblicato dopo quattro anni di pausa dall’ultimo lavoro del gruppo. Ed è proprio la tappa italiana presso il Locomotiv di Bologna che riesce a riassumere al meglio la capacità della band di riuscire a fondere perfettamente le personalità e le voci così distinte e distintive dei due frontman. Anime che i due avevano già avuto modo di mettere in mostra, nel paio di anni precedenti, grazie ai rispettivi progetti solisti, dove mentre Devoldere omaggiava i suoi idoli Leonard Cohen e Tom Waits con un cantautorato colto ed elegante, il “socio” Deprez sperimentava invece l’elettronica e il soul, cimentandosi in un contemporary R’n’B molto ispirato ai più noti Chet Faker e James Blake. Appare quindi inevitabile che anche sul palco bolognese del Locomotive (sold-out per l’occasione) emergessero a pieno le esperienze soliste dei due membri principali, senza tuttavia tradire il sound peculiare della band belga, che si inquadra in una scena indie pop molto raffinata e decadente caratterizzata da elementi molto caratteristici come archi, tromboni e synth. Nell’ora e trenta di concerto trovano quindi spazio sopratutto i brani tratti dall’ultimo album Fever, suonato quasi per intero (dal’omonima traccia che dà il titolo all’album, a You’re So Real, passando per Grapefruit e Wrong Vibration), ma anche brani di lavori passati, su tutti Boat, Do Not Claim Them Anymore e Bunker, per andare a chiudere nel migliore dei modi una serata all’insegna del melting pot musicale made in Belgium.

Di seguito un paio di scatti del nostro Renato Anelli:

Renato Anelli

Suono in conservatorio. Ma non mi aprono mai.

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