Royal Blood @ Fabrique | Thatcher illude la folla e Kerr deve imparare a parlare inglese, ma il resto è andato tutto bene

by Chiara Bustreo

Sono passati 4 anni dall’inizio dell’avventura, 3 dalla pubblicazione del loro primo album e poco più di 2 dall’ultimo concerto in Italia. Eppure i Royal Blood al Fabrique il 2 novembre sembrava avessero sulle spalle anni e anni di gavetta e, allo stesso tempo, la carica di quei sedicenni che hanno appena cominciato a suonare nella prima band del paesello di campagna e stanno vivendo la tipica fase da “luna di miele”.

Se lo sono meritato il sold out: un’ora e mezza intensa, ancora un brano e sarei svenuta io al posto loro per la fatica. Forse infatti hanno dato talmente tanta carica a Milano che hanno dovuto annullare la data del giorno dopo con destinazione Zurigo per “malattia grave”.

A parte piccoli inconvenienti tecnici al settaggio di un distorsore del bassista ci sono state chicche importanti. Partiamo dalle coriste, new entry esclusiva per le canzoni dal nuovo album: gli uomini d’Italia vi ringraziano. E anche se le luci erano la cosa più standard dell’universo tecnologico loro sculettavano che era un piacere e davano alla scenografia un certo spessore. Il batterista accompagnava bacchette rotte a bicchieri di birra vuoti, assoli tecnicamente perfetti a colpi di gong e campanaccio che Heidi e Mulan spostatevi. Altra piacevole constatazione era la cassa della batteria accordata al La del basso che rendeva l’atmosfera ancora più d’intesa tra i due, potente, carica e coinvolgente. E se Ben sosteneva il basso con i suoi magici piedi da Bolt, Mike gli rendeva omaggio facendo riverberare la coda di un brano proprio dal basso alla grancassa. Spettacolo.

Poi c’è da dire che se uno parlava e, oltre agli usuali “fuck fucking fuckers”, non si capiva nulla, l’altro appoggiava le bacchette, si metteva al centro del palco e dopo aver guardato tutti dall’alto al basso illudeva di voler fare l’angelo e buttarsi tra i suoi adorati fan. Fan gracilini e perennemente a dieta secondo me, altrimenti non si spiegherebbe perché, per ben quattro volte, non abbia avuto il coraggio di tuffarsi, se non alla fine. Burlone di un Ben.

Stiamo assistendo all’inevitabile crescita di coloro che sono stati definiti la “Next Big Thing” britannica. Entrambi molto più a loro agio e padroni del palco in confronto allo scorso tour, basti vedere che i colpi di pollice che Mike dava sul body del basso nello scorso tour si siano trasformati in veri e propri pugni, per poi far volteggiare il basso in giro per il palco come se il Bellamy del 2001 si fosse impossessato del suo corpo.
La fila fuori dal Fabrique si è andata a formare già a partire dalla mattinata, segno che la band con il suo sound inconfondibile sta davvero facendo breccia nei cuori di sempre più persone giorno dopo giorno.

Una delle poche cose comprensibili che ha detto Kerr invitava il pubblico ad urlare ed esaltarsi per il gruppo di supporto, i Black Honey, gruppo concittadino degli headliners (grazie per gli stickers e le spille che ci avete regalato mentre eravamo in fila, vi vogliamo bene). Loro sono come una di quelle donne del vecchio far-west, sexy, con due pistole sempre cariche nelle loro fondine borchiate e glitterate che intimoriscono qualsiasi cowboy con più esperienza di loro. Sei pezzi carichi e interpretati divinamente dai quattro componenti con a capo la biondissima Izzy, che in live rende 10 volte tanto.

Se capitate dalle parti di YouTube guardatevi il video di “Somebody Better” e capirete il perché della mia presentazione.

I Royal Blood oltre ad un bellissimo e azzeccatissimo merchandising (se qualcuno volesse farmi un regalo di natale anticipato la giacca con la tigre dietro mi piace tantissimo) hanno un bis da far perdere le ultime forze anche dopo 3 vodka-redbull: Hole e Out Of Black sono state solo due fra le mie canzoni preferite del concerto.
Nota di merito al pubblico che sotto invito del frontman ha innestato un Wall of Death devastante verso fine concerto, per non dimenticare gli innumerevoli moshpit creati. Le nostre ossa ringraziano, ne è valsa assolutamente la pena. Di seguito la scaletta.

P.s.: ho 17 canzoni preferite di questo concerto.

SETLIST ROYAL BLOOD @Fabrique, Milano

Chiara Bustreo

Mi piace il profumo della polvere del caffè e mi fanno paura i temporali e le galline. Un giorno mi piacerebbe diventare una sirena.

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