Tamino @ Santeria Social Club: un’esperienza trascendentale

by A. D. Sanders

Si fa fatica a trovare attualmente nel panorama musicale un’artista più talentuoso di Tamino. Sì, lo so, è un’affermazione forte ma giustificata dalla sua musica e dalle sue capacità dal vivo. Ed è una cosa di cui si è accorto anche il pubblico della Santeria che ha riempito fino al sold-out il locale milanese. La serata si apre con la cantautrice nostrana Marianne Mirage che propone un set acustico chitarra e voce molto convincente: alternando canzoni in inglese, francese e italiano, riesce a evocare sin dalle prime note un’atmosfera molto intima, perfetto preludio per il resto della serata.

Alle 21.30 sale sul palco Tamino: look da poeta maledetto, lineamenti che ricordano il volto di una statua greca e una probabile buona dose di drink bevuti poco prima. L’accenno di un sorriso e si parte. Quello che colpisce subito l’occhio è che è solo sul palco. Nonostante durante il tour attuale sia stato praticamente sempre accompagnato da una band (fra cui figura niente di meno che il bassista dei Radiohead Colin Greenwood), questa sera è l’unica persona su quel palco vuoto, riempito solo dall’amplificatore della sua chitarra e da uno sfondo nero su cui viene proiettato il suo nome. Sarà lui stesso a spiegare fra una canzone e l’altra che, causa problemi logistici, la band è stata impossibilita a seguirlo e che piuttosto che cancellare la data, aveva deciso di presentarsi da solo. Non che per lui sia un problema: chi aveva già avuto la fortuna di sentirlo dal vivo al Circolo Ohibò poco più di un anno fa, sa bene che cambia poco nella sostanza anche senza il supporto della band, essendo talmente bravo negli arrangiamenti e nella tecnica da non fare assolutamente pesare la mancanza di altri strumenti.

Ed è così che sin dalla prima nota di Intervals tutto il pubblico rimane rapito ed estasiato da questa bellezza. La sua capacità chitarristica va di pari passo con il suo incredibile talento vocale: un timbro che ricorda quello di Thom Yorke e Jeff Buckley, ma che allo stesso tempo ha già una sua propria identità. E un’estensione vocale fuori dal comune. Se la perfezione non appartiene a questo mondo, sappiate che la musica di Tamino dal vivo ci si avvicina moltissimo. Raramente ho assistito a una manifestazione artistica del genere, una sorta di epifania: uno di quei rari momenti dove sei consapevole di stare assistendo a qualcosa di decisamente fuori dal comune. La scaletta coincide con tutti i brani dell’album di debutto più un paio di altri inediti, e una cover molto interessante di My Kind of Woman di Mac DeMarco. Il pubblico è assolutamente in linea con il tipo di concerto: nessuno fiata o urla durante i brani, aspetta sempre la fine per esplodere in urla e applausi. C’è così tanta partecipazione emotiva, che mi piace pensare che il ragazzo che sviene improvvisamente davanti a me nel bel mezzo di una canzone, sia stato vittima della Sindrome di Stendhal (comunque tranquilli, si è ripreso poco dopo). Da segnalare comunque le esecuzioni di Indigo Night e Habibi, quest’ultima talmente potente e cruda che ti lascia disarmato e impotente.

Nell’era dell’apparenza, dove qualsiasi incapace che abbia un microfono viene definito artista, Tamino dimostra che non servono scenografie, basi registrate o chissà cosa per colpire il cuore del pubblico. Alla fine è sempre l’apparente semplicità il segreto dei più grandi artisti.

Si ringrazia Annalisa Fasano per i bei scatti di Tamino e Marianne Mirage che trovate qui sotto!

 

A. D. Sanders

Maybe when I was a kid I was dropped on my head... yeah, that would make some sense.

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