The 1975 a Milano: flashback dal passato

by NeevWilliams

Dei 1975 potrei parlare ore.
Non perchè ci sia una lunga storia dietro di loro, ed anche in caso, non sono qui per raccontarla, ma prevalentemente perchè è una di quelle band che ho visto crescere in modo esponenziale proprio sotto i miei occhi.
La travagliata storia tra me e questa band ha inizio nel lontano febbraio 2013, quando questi quattro ccciovani uomini furono una delle band d’apertura dei Two Door Cinema Club a Milano.
Quel giorno io al suddetto concerto arrivai tardissimo e finì per perdermi il loro set e metà di quello dei Dog Is Dead. Dei The 1975 ai tempi si parlava ben poco, se si parlava, e sicuramente in Italia erano poco più che estranei…talmente estraei che, a live dei TDCC finito, nessuno fece caso a loro, che stavano in un angolino vicino al tourbuss a parlare tra di loro.
Nemmeno io mi avvicinai, sia chiaro, ma di una cosa sono sicura: già quel giorno i loro bei faccini non passarono del tutto inosservati agli ormoni di molte ragazzuole, intenti a fare tripli salti mortali carpiati all’indietro nello scorgere i lineamenti dei mancuniani.
Quello che successe pochi giorni dopo fu la vera svolta.
Essendomi persa il set, curiosa del sapere qualcosa in più su questa band e spinta dalla sopracitata valanga ormonale, insieme alle mie fedeli compari iniziai a cercare info.
Due giorni dopo avevamo fondato la pagina facebook dedicata a Matt e le (ai tempi ben poche) canzoni dei 4 mancuniani erano a palla in tutti i nostri rispettivi ipod.
Amore a primo ascolto? A prima vista? Ad entrambe? Decisamente. Siamo donne, tutururu, ma abbiamo anche le orecchie. E che cazzo.
Tutto ciò solo per raccontarvi il primo approccio con questa band ed arrivare dunque all’evoluzione del fenomeno 1975…pian piano.

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Circa un mese dopo dal fatidico concerto, ancora nel pieno dell’uragano 1975 aka se-non-ascolto-le-3-canzoni-che-hanno-almeno-6-volte-all’ora-muoio, la venuta di cristo dall’alto dei cieli: i 1975 sarebbero stati i supporter degli Swim Deep nel loro breve tour europeo, tour che avrebbe toccato l’Italia per ben due date. Constatato che una delle due date si sarebbe tenuta proprio nel mio locale torinese di fiducia (a cui farei volentieri pubblicità ma non posso ergo fate una breve ricerca in internet) pensavo che finalmente qualcosa stesse andando per il verso giusto. Come mi basta poco, eh?
Il fatidico giorno passammo tutto il pomeriggio sedute nel dehor del locale a sorseggiare caffè&Bayles come se niente fosse al tavolo proprio di fianco a quello dove era seduta la band. Fangirl, dite? Per niente: ci facemmo i cazzacci nostri per qualcosa come 4 ore e non rivolgemmo la parola ai mancuniani nemmeno una volta, se non quando George, il loro batterista, ci chiese un accendino.
Miracolosamente ne tirammo fuori 50.
Nessuno si avvicinò a loro se non qualche fan coraggiosa (leggasi: 3 ragazze) e loro si godettero il pomeriggio torinese senza bisogno di scappare da nessuno. Bei tempi, neh?
Nel locale non esiste posto per la coda e nemmeno esiste persona a cui venga in mente di farla. Alle 21, però, il basement (NB: capienza attorno ai 150 posti) del locale era pieno di gente venuta anche da fuori Torino (no dai, non intendo gente di Milano come la sottoscritta in trasferta…gente dal Trentino, dall’Emilia, dalla Toscana!) e la cosa non poteva fare che piacere.
Accapparrata la nostra prima fila (non che ci volesse molto, insomma. Non esistono transenne, il palco è rialzato di poco…) e belle cariche per il live, i 4 fecero il loro ingresso sul palco ed attaccano il set, allora ben breve, e con canzoni arrangiate in modo diverso da quelle che noi ora tutti conosciamo.
Lasciato lo spazio agli Swim Deep, si misero a guardare il live giù, tra il pubblico, e proprio di fianco a noi. Assurdamente felici di fare quello che facevano, si concedettero a foto e chiacchiere con tutti, senza tralasciare nessuno. Gentilissimi e disponibilissimi, a differenza degli Swim Deep, già allora noi chiedemmo quando sarebbero tornati in Italia. “Presto!” ci dissero, forse in estate, forse no. Nemmeno loro sapevano.

Ed eccoci qui, al presente. In Italia ci sono tornati, ed io al Factory ci sono andata proprio volentieri. Certo, fossero rimasti ai Magazzini Generali ci sarei andata molto più volentieri, eh, ma questa è un’altra storia.

Quello che ne io ne loro potevamo sapere era quello che ci saremmo trovati davanti.
Incodate già dalla mattina presto, una miriade di ragazzine attendevano l’apertura delle porte.
Dalla mattina.
Per i 1975.
Al Factory.
Flash di Febbraio, flash di Maggio. Aiuto, come cambiano le cose.
Decido di non incodarmi, la transenna non la voglio. Piuttosto, incontro altre amiche ed insieme andiamo a sederci dietro il tourbuss a scolarci del sidro (ciao sidreria dietro il factory, grazie!)
Ottimo posto, da li potevamo vedere sia il backstage che, chiaramente, il tourbuss.
Amici, meglio che al cinema!
Ogni volta che usciva un componente dei 1975 qualcuna correva a placcarlo per foto, autografi, correva per vedere anche di striscio la schiena di qualcuno della band e ad autografo ottenuto era pronta a saltare dalla gioia con tanto di rotolamento a terra tipo puledro nel campo d’erba verde.
Non nego la mia espressione sconvolta dietro il mio ciuffo biondo, come non nego di aver pensato più volte di essere ad un concerto dei One Direction. Ma seriamente sono a vedere i The 1975? Avrò sbagliato posto?
Flash di febbraio, flash di maggio dove quelle anagraficamente più piccoline presenti al live eravamo noi, età compresa dai 18 ai 20.
Su Twitter si leggono cose come “ho visto Matty di schienaaa muoiooo” o “ho visto Matty mentre beveva del caffè nel backstage io non ce la posso fare”.
Chiedo aiuto, chiamate il 911.
All’apertura porte ancora non ci schiodiamo dalla nostra postazione, lasciamo che il Factory si riempia di figlie e genitori o dei pochi over 20 presenti.
Non fraintendete: l’età non è un limite nell’ascoltare musica, ma…fa impressione vedere un live con una soglia di fan anagraficalmente bassa. Ancora devo capire CHE impressione mi faccia.
Sorvoliamo ed arriviamo dunque alla band di apertura, i Wemen.
Non voglio sprecare parole su di loro, vista anche una recente discussione avuta tra la band ed una nota webzine riguardo ad una recensione negativa, dico solo che potrebbero essere la band giusta per le sagre di paese. A prescindere da chi suoni al suo interno e che dopo 3 canzoni (si, sono stata forte) ancora non avevo capito se cantassero in italiano o inglese. Davvero, amico P. ritenta e sarai più fortunato.
Oppure no.
Puoi sempre riesumare TRL, dai.

Le luci calano di nuovo ed alle 22.30 i 1975 fanno il loro ingresso sul palco attorniati da fumo ed illuminati solo da una luce bianca, oltre che dalla loro scenografia semplice ma d’impatto, scenografia che riprende la copertina del loro album di debutto. Il black&white tipico del loro stile si ripresenta anche nel live, come un po’ tutti ci aspettavamo.
Il boato del pubblico non tarda a farsi sentire e lo show ha inizio con uno dei loro singoli di successo, The City.
Di nuovo flash dei loro live passati, di come a maggio quelle 150 persone stavano strettissime e di come noi a momenti salissimo sul palco in cerca di spazio.
L’atmosfera buia ci accompagna anche durante le successive canzoni in scaletta, suonate una dietro l’altra. C’è giusto il tempo di salutare il pubblico, cosa che chiaramente spetta a Matt Healy, il cantante della band più magra della storia.
“Ciao Milano!” e subito si susseguono Milk, M.O.N.E.Y, So Far (It’s Alright), Talk, She Way Out, l’ultimo singolo Settle Down, Heart Out. Il pubblico canta, anche se l’acustica del Factory si riconferma scadente. Il live continua dinamico con le melodie funk-pop dei 1975 (Prince c’è e si sente, eccole le influenze della band che escono) mixate in una scaletta che si alterna a tracce con solo synth e quelle prevalentamente chitarristiche.
Pressure, Falling For You, You, Menswear, l’allegra Girls (colonna sonora del mio soggiorno londinese). Il live scorre veloce e mostra una band oramai solida, niente più a che vedere con i 4 ragazzi che vidi io a maggio. Un encore veloce, così veloce che nemmeno si vede e si riparte con le ultime 3 canzoni: Robbers, che sarà niente di meno che il prossimo singolo della band, l’oramai epica Chocolate e Sex, canzone che da sempre per tradizione urliamo a squarciagola e che ci riporta a quel famoso giorno di maggio, dove la urlammo così tanto da coprire quasi la voce di Matt.

Il live anche questa volta non mi delude e sembra che la stessa opinione la abbia il pubblico esaltato che aspetta l’uscita della band per strappare foto ed autografi. Un ammasso enorme di gente blocca le uscite ed ancora una volta mi chiedo come sia possibile il successo di questa band. In pochi mesi son passati dal suonare in scantinati torinesi all’avere centinaia di persone pronte a saltargli addosso solo per una foto. La sapete una cosa? Non lo so ancora come sia possibile, ma son proprio contenta. Che siano i One Direction dell’indie o meno, loro si riconfermano una band felice di fare ciò che fa, con i piedi per terra e con gli stessi principi che avevano all’inizio. Gentili e disponibili anche con i fan triplicati (no, non dite “eh, ci mancherebbe…non è così scontato) e subito pronti a soddisfare ogni richiesta.
Flash di febbraio, la band nell’angolino.
Flash di maggio, la band nello scantinato
Flash di marzo, la band attorniata dai fan.
Questa estate avrò ancora 3 occasioni per vederli, non vedo l’ora di vedere cosa mi aspetterà questa volta.

P.S: un saluto a tutti gli esseri che post live gironzolavano attorno al Factory in attesa di far serata. Pensavo che individui conciati come voi si fossero estinti nel 2009, invece ancora noto con piacere che il classico tamarro milanese amante del PGold e posti simili prospera ed ha trovato altri posti per sfoggiare capigliature improponibili e sopracciglia perfettamente rifinite.
Grazie per farmi rivalutare i chavs inglesi, vvb.

 

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NeevWilliams

Ho i capelli bianchi come gli anziani, i tatuaggi come i carcerati e nonostante il mio vero nome derivi da una regina guerriera sul campo di battaglia saprei difendermi esclusivamente a colpi di sarcasmo. Un'antica leggenda narra che sotto i miei innumerevoli braccialetti da festival musicali esista addirittura un braccio... ma nessuno è mai vissuto così a lungo per poterlo provare.

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