02 marzo 2020

Basta puzza sotto il naso: la playlist dedicata ai guilty pleasure dello staff di Noisyroad

Come saprete già, la redazione di Noisyroad si impegna quotidianamente nel cercare nuovi artisti da ascoltare, perseguendo l’obiettivo di ampliare i propri orizzonti oltre ad approfondire la conoscenza di questo universo in espansione che è l'indie. Tuttavia, quante sono le probabilità che a qualcuno piaccia un solo genere musicale dalla nascita alla morte? E, soprattutto, come potremmo parlare solo di indie se i confini dei generi musicali sono per definizione qualcosa di indefinito? Con queste premesse è partita l'idea di purificarci dalla puzza sotto il naso in ambito musicale che quotidianamente e inevitabilmente ci limita nella scelta di cosa ascoltare. Non siamo qui per fare la morale a nessuno, siamo solo dispiaciuti pensando a tutto il divertimento che ciascuno di noi si perde nel momento in cui ci si comporta da snob. Mettere le mani avanti non impedirà che scoppi un putiferio se quello che sto per dire non piace, per cui salto direttamente la parte «disclaimer» e vi spiego come mi sono trasformata da hater numero uno di più o meno qualsiasi cosa a pseudo-figlia dei fiori che ama incondizionatamente tutta la musica ed è in pace con il mondo.
Ecco cinque spunti di riflessione che potrebbero liberarci della puzza sotto il naso in ambito musicale.

Basta avere pregiudizi nei confronti di artisti che non ci piacciono, anche quando ritornano con un album grandioso

Facciamo un esempio pratico, alla portata della cultura generale di chiunque. Che tu abbia amato gli One Direction alla follia o che tu li abbia mal tollerati per anni (come ho fatto io), perché non ammettere che alcuni dei progetti da solisti di quei ragazzi siano grandiosi? Non avrei mai scommesso che Harry Styles potesse arrivare a piacermi tanto, eppure ricordo benissimo i brividi dovuti a Sign of the times la prima volta che l'ho ascoltata. Un discorso simile va fatto per quanto riguarda l’opinione pubblica di Justin Bieber, che godrebbe di una fama ben diversa se venisse considerato per l’album Purpose (2017) e non per il suo album di debutto (My World, 2009). Eppure, nessuno ricorda che la pop star fosse incredibilmente giovane all’epoca, mentre adesso è un uomo capace di dare vita a contenuti più maturi, sui quali viene riversato odio immotivato. È difficile da ammettere: l'hater/critico musicale che c'è in ciascuno di noi soffrirà all'inizio, ma poi ci farà l'abitudine e ci ringrazierà per aver ampliato i nostri orizzonti.

Se siamo appassionati di rock, ciò non significa che non possiamo divertirci ascoltando altri generi, anche quando non vengono considerati buona musica

Non precluderci l’ascolto di alcun artista potrebbe sorprenderci e salvarci quando meno ce l’aspettiamo. Potreste scoprire che la discografia di Taylor Swift guarisce i cuori infranti quanto le canzoni dei Coldplay (e fidatevi se vi dico che cantare We are never ever getting back together funziona), o che i 1975 possano dare la carica alla pari dei Black Keys. Non siamo solo noi di Noisyroad a pensarla in questo modo... In un'intervista di Fuse del 2012 ai Metal Hammer Golden Gods Awards è stato chiesto a ciascun artista presente di ammettere la propria guilty pleasure song. Vari musicisti, noti per i loro progetti musicali dal sound decisamente dark, hanno snocciolato nomi di pop stars, chi con imbarazzo e chi con orgoglio. Slash ama California Gurls di Katy Perry, i Lacuna Coil stimano Lady Gaga (d'altronde, chi non lo fa?), ma la miglior risposta è stata quella di Corey Taylor degli Slipknot. Rigorosamente senza la consueta maschera, afferma di non sentirsi affatto guilty per il suo ascoltare generi completamente diversi, dagli ABBA agli Anthrax. Un esempio da seguire.

 

E' un controsenso dichiararsi liberi e aperti e poi avere pregiudizi contro chi produce un genere diverso

Predicare l’amore, la libertà, l’uguaglianza e poi storcere il naso nel momento in cui una melodia che non ci garba raggiunge le nostre orecchie non è il comportamento più coerente del mondo. D'accordo, ciascuno fa come meglio crede, ma Noisyroad condivide per definizione l'amore. Cosa vi aspettavate, che fondassimo una setta per perseguitare chi non idolatra gli Strokes? Ma peggio per loro, noi intanto gliel'abbiamo detto che Julian Casablancas è un gran figo. Ma poi, perché mai dovremmo riversare negatività sul mondo della musica quando esiste la fit boxe per sfogarsi?

Tutti abbiamo un passato, durante il quale ascoltavamo cagate

Candida ammissione: nel lettore mp3 della me undicenne avreste trovato musica classica, Black Eyed Peas, Rihanna e i Green Day (questi ultimi, ai miei occhi, eroi del punk e salvatori dell'universo). Per di più odiavo a morte tutta l’elettronica per intero ed ora, a distanza di oltre un decennio, spero che gruppi come MGMT e Superorganism possano perdonarmi un giorno per averli inconsapevolmente esclusi dalle mie playlist. Perché ne parlo apertamente? Perché sono certa che tutti quanti abbiamo ascoltato con gusto (almeno una volta) qualcosa di cui ora ci vergogneremmo quasi. I gusti musicali si evolvono di pari passo con la crescita di ciascuno di noi, si ampliano e riflettono ciò che abbiamo dentro... E' un processo naturale.

Se la smettiamo di fare gli snob, c'è più probabilità che chi ha playlist incompatibili con le nostre si apra al dialogo

Ve lo dico da amica di una Belieber, ho esperienza in materia (5 anni di liceo scanditi da sfuriate): non ne vale la pena battibeccare per cercare di stabilire quale artista sia il migliore, poiché ciascuno rimarrà con le proprie idee alla fine della discussione e verrà sprecato un momento di crescita personale. Se, invece, diamo al nostro interlocutore la possibilità di farci ricredere, potremmo scoprire del materiale nuovo ed interessante, senza contare che potremmo fare lo stesso (ed in caso di successo, avremo qualcuno con cui condividere momenti bellissimi ai concerti). Cosa abbiamo da perdere? Una reputazione da rigidi censori riguardo qualcosa che dovrebbe invece renderci solo più felici?

A sostegno della tesi sopracitata, eccovi una playlist 100% guilty, per la quale abbiamo tirato fuori il meglio di noi: da Federica, fedele sostenitrice di One Direction, Louis Tomlinson & co., a Silvia, affezionata a Verka Serduchka. Maria Laura, Marzia e Charlie amano Britney Spears; Maria Vittoria ha detto solo due parole, Dua Lipa, prima di dileguarsi. Se anche tu hai playlists che spaziano dai Black Sabbath a Adele, beccati l'abbraccio virtuale da parte di tutto lo staff.

Federica: One Direction - Story of my life (+ bonus Gazzelle)

Chiunque mi conosce un minimo sa che io nei guilty pleasure ci sguazzo. Ma ce ne sono un paio che mi stanno particolarmente a cuore e il bene che voglio loro è direttamente proporzionale alla quantità di espressioni disgustate che compaiono sui volti delle persone quando rivelo queste mie passioni segrete.
I primi sono nientepopodimeno che gli One Direction: sì, ho un passato da Direction, sì li ho pure visti live a San Siro, no, non me ne vergogno assolutamente perché quel concerto mi ha insegnato che nella vita posso affrontare davvero qualsiasi cosa. Ah, sono fermamente convinta che Story of my life piaccia sinceramente a chiunque, e chi prova a negare sta evidentemente mentendo a se stesso. Ultimamente la nostalgia per i bei tempi andati sta prendendo il sopravvento e mi sono ritrovata ad ascoltaste in loop anche Walls, il debut come solista di Louis Tomlinson: non so bene che scuse portare in mia difesa, se non che Too Young è proprio tenera e carina e mi mette un gran buonumore.

Il secondo, invece, è un nome italico. Si tratta del mitico Flavio Pardini in arte Gazzelle. Non chiedetemi perché, so solo che qualche mese fa ho provato l’esperienza mistica di sfrecciare in macchina, di notte, di fianco al Colosseo illuminato cantando a squarciagola la tua bocca sa di Roma centro con un’amica e mi sono sentita sinceramente felice.

MV: Dua Lipa - IDGAF

Io il biglietto per la data al Forum l'ho preso a Natale, io ve lo dico, e ho una playlist Spotify chiamata "Dancefloor lalala" con una selezioni di hit di questo genere. Il primo disco della cantante inglese ha un'energia incredibile, travolgente, fortemente positiva, femminista, un album con i contro mazzi, è la migliore delle sveglie, ti fa venire voglia di urlare "Boy, I don't give a fuck" davanti allo specchio con lo spazzolino impugnato di prima mattina, la miglior medicina alle pene d'amore. I singoloni di Dua Lipa si contraddistinguono per una produzione pop gigante, da prima del campionato, che ti crea un party al suo apice della serata nelle orecchie e per questo mi è impossibile resisterle.

Marzia: Madonna - Hung up

Come MV e (spero) quasi tutti, anche io ho un lato "hit the dancefloor". Alle feste abbandono il mood intellettual-malinconico da ascoltatrice di indie e mi scateno cercando di emulare le mosse di Britney e Madonna (gli amici mi chiamano "MYSS KETA").  Ho molti guilty pleasure, di cui, come Corey Taylor, in realtà non mi vergogno affatto. Di Madonna trovo particolarmente accattivante Hung up, con il suo tema molto eighties e la citazione degli Abba.

Silvia: Verka Serduchka - Dancing Lasha Tumbai

Amo l’Europa dell’est, la sua storia, la sua società, i suoi stili di vita diversi da quelli che convivono nel Bel Paese. Anche la spontaneità e l’austerità della gente che lì abita, l’assenza di vie di mezzo, un susseguirsi di contraddizioni che spesso fanno sorridere ai miei connazionali. Spesso lo chiamano “degrado post-sovietico”, sorridendo. Ma gli stessi ex-comunisti d’Europa non sono da meno, sono abili nel fare ironia di sé. Verka Serduchka è una di loro. Nata sotto le cupole d’oro di Poltava, conserva ancora i tratti tradizionali della campagna ucraina. È la regina dei contrari. Star della musica pop, vive ancora con sua madre, che porta spesso nelle sue uscite osé, senza alcuna vergogna. Verka è una stage persona. Il palco più noto è stato quello dell’Eurovision, dove è arrivata seconda nell’edizione del 2007. Con una stella argentata in testa, ha portato Dancing Lasha Tumbai, conquistando tutti tranne il freddo blocco nordico. L’esibizione della finale è spaziale, ma anche un po’ alla Kraftwerk ubriachi che tentano invano di scimmiottare i Devo. Si è dimenata nella pista con soldatini e hostess prosperose. La temperatura era calda, il fascino della divisa ha scatenato in lei istinti sessuali da censura. Ma a noi spettatori davanti alla televisione ha suscitato una rumorosa risata. Quella sera Verka Serduchka ha vinto a modo suo, con ciò che sanno fare meglio i post-sovietici: divertire negli eccessi.

Andrea: Justin Timberlake - SexyBack (ft. Timbaland)

Più che dei guilty pleasures sono canzoni che andrebbero sbandierate con orgoglio: parliamoci chiaramente, negli anni 2000, Justin Timberlake non ne sbagliava praticamente una. Cry Me a River, Rock Your Body, What Goes Around... Comes Around, SexyBack sono esempi cristallini di musica pop fatta come Dio comanda. Sceglierne una in particolare è ardua: a questo giro vi propongo SexyBack con il suo groove sexy da discoteca zozza. E a tutti quelli fra voi che tutt’ora si vergognerebbero di ammetterlo in pubblico, dico solo che Marilyn Manson più volte nel corso degli anni ha coverizzato dal vivo le sue canzoni ed ha anche ammesso che Cry Me a River è stata una delle canzoni che più lo hanno ispirato in carriera.

Maria Laura: The Black Eyed Peas -  Imma Be

Non so nemmeno se sia corretto definirli un guilty pleasure, visto che i Black Eyed Peas hanno accompagnato buona parte della mia infanzia e adolescenza.
Amo quel misto di pop e hip hop tipico dei primi anni 2000 e, come potrete immaginare, quando ho sentito alla radio singoli come Where Is The Love?, Let's Get It Started Shut Up, è stato un colpo di fulmine: da allora non ho più smesso di ascoltarli, inizialmente col mio amato lettore CD e più avanti sull'mp3 e su Spotify. Will.I.Am & co. mi hanno conquistata con la loro capacità di sfornare tormentoni uno dopo l'altro, al punto che Monkey Business è stato il primo album che ho comprato (e che custodisco ancora gelosamente). Li ho persi di vista dopo The Beginning (2010), complice anche l'uscita di Fergie dalla band per dedicarsi alla sua carriera solista, ma nonostante tutto i loro brani non mancano mai nelle mie playlist.

Alessia: Jonas Brothers - Sucker

Lo ammetto: quando i Jonas Brothers hanno annunciato una reunion, un nuovo album e un tour mondiale mi sono (quasi) emozionata. Fatemi spiegare. Correva l'anno 2006, avevo 12 anni e un abbonamento a Disney Channel. Nei buchi di pausa tra gli episodi di RavenHannah Montana Lizzie McGuire andavano in onda i video musicali delle star Disney in un disperato tentativo di non far staccare gli occhi dalla tv nemmeno per un secondo. Missione compiuta. Giorno dopo giorno, la mia ossessione per i fratelli prodigio (in particolare Nick perché, diciamolo, merita) ha preso il sopravvento con i poster appesi in camera, i gadget e merchandise trovati nei giornalini e i loro due album, Jonas Brothers e A Little Bit Longer. Tra le mie canzoni preferite dei tempi che furono ci sono Hold On, When you look me in the eyes (lacrimoni) Lovebug, ascoltate fino allo sfinimento e preziosamente conservate nel mio primissimo iPod. Facciamo un balzo in avanti: esattamente 10 anni dopo dalla mia perdita di interesse nei loro confronti, i fratelli più famosi del mondo rilasciano Sucker, una hit talmente catchy da entrare nella mia top 10 delle canzoni più ascoltate del 2019 (oops) e da (quasi) rientrare nella playlist Serendipity (MV, mi sono trattenuta, ringraziami). Se riuscite a stare fermi durante il ritornello non avete un cuore.

Charlie: Sofi Tukker - Batshit

Ho avuto un periodo in cui ascoltavo musica discutibilmente discutibile. Però non me ne pento anche perché ho scoperto che quasi tutte quelle scelte "discutibili" fanno parte delle guilty pleasure dei miei colleghi. Poi, ad un certo punto della mia vita ho cominciato ad interessarmi veramente all'indie. Così mi sono fatta nuovi amici fighi e tutti alternativi con i quali andavo ai concerti, alle mostre, facendo un sacco di cose alternative e poeticamente fighe. Finché non mi sono resa conto che loro disprezzavano tutto quello che non fosse anticonformista. Spalavano badilate di m***a su tutto quello che secondo loro era da "inetti" e tutto ciò che fosse pop. E io, stranamente, avevo paura di dire la mia. Un bel giorno, per varie circostanze, mi sono ritrovata ad essere al di fuori di quella compagnia e, nel preciso momento in cui mi sono resa conto che non avrei mai più rivisto quegli stronzi, mi sono fatta almeno-almeno una settimana di pura musica trash. Ed è stata la migliore terapia del mondo. Quindi, non vergognatevi mai delle vostre guilty pleasure solo perché qualcuno vi fa sentire "inferiori" per i vostri gusti musicali. Perché oltre ai Sofi Tukker io mi ballo Toxic di Britney Spears ogni volta che la sento.