Le migliori canzoni del 2017 secondo NoisyRoad

by Maria Vittoria Perin

Gli ultimi trend di mercato dimostrano che le playlist stanno lentamente sostituendo i cari vecchi dischi. Niente più 40 minuti di musica cantata da un solo artista, niente più 11 tracce da ascoltare una di seguito all’altra, niente più concept attraverso i quali sviluppare la propria creatività. La moda sembra quella del singolo: una sola canzone, o vinci o perdi. Il singolo viene usato sempre più anche come strumento di marketing dalle case discografiche: avete notato quanti singoli vengono rilasciati prima e durante il lancio di un disco? Possono essere anche 4 o 5, in pratica quasi metà disco: vi danno un assaggio dell’album, aumentano l’aspettativa, vi ricordano regolarmente dell’imminente uscita e alla fine vi faranno andare ad ascoltarlo, per poi magari scoprire che è una delle più grandi delusioni dell’anno. Inoltre molti singoli sono infiocchettati con una propria copertina e con un proprio videoclip, tanto da sembrare progetti a sé stanti.

Al singolo poi è facile allacciare un ricordo: quando hai fatto quel viaggio in macchina con i tuoi amici alle 3 di notte ti risuonava in testa proprio quella canzone, quando vi siete incontrati in quel caffè per il vostro primo appuntamento hai subito pensato ad un determinato testo, quella sera di cui non ricordi assolutamente nulla, in cui ti sei ubriaco, sapevi cantare a squarciagola solo quel pezzo. La canzone è più facile, più immediata e nella maggior parte dei casi richiede meno ascolti di un album. A parere mio il 2017 ci ha riservato delle ottime sorprese in quanto album, tra vecchi ritorni come LCD Soundsystem e National, e debut di cui sarà difficile dimenticarsi come quelli dei Sundara Karma e Declan McKenna (leggi qui la nostra classifica). Album buoni equivaranno a singoli buoni, no? In effetti l’equazione funziona. Il 2017 ci ha regalato l’interminabile saga dei Gallagher, che ha visto da una parte Liam e la sua “mi-mancano-gli-Oasis” Wall Of Glass, dall’altra Noel con Holy Mountain, un pezzo in salsa California anni ’60 che ha diviso i seguaci del fratello più vecchio, lasciandone molti a bocca aperta e altrettanti perplessi. Sul fronte guitar indie, abbiamo il tanto acclamato ritorno alle chitarre elettriche dei Kasabian e III Ray (The King) ne è stato la riprova, un singolo talmente potente da essere riuscito a farmi voler pogare nel salotto di casa al primo ascolto, a cui si aggiunge il ritorno di un altro colosso primi 2000, i Franz Ferdinand. Nuova formazione per il gruppo scozzese dopo la dipartita di Nick; il primo pezzo rilasciato, Always Ascending, è un crescendo costante in cui la band si apre alle sperimentazioni e abbraccia i suoni elettronici. I Franz Ferdinand non sono gli unici che aspettiamo con ansia: il 2018 si prospetta un anno di grandi ritorni, tra cui spiccano gli MGMT, che con Little Dark Age ci hanno dato un assaggio molto oscuro e accativante di ciò che sarà il prossimo album, e gli Wombats, che con Turn speriamo siano tornati sulla retta via. Sfortunatamente ci sono stati anche momenti tristi, dai grandi ritorni che però hanno deluso parecchio, come quello degli Arcade Fire, escludendo alcune eccezioni come Creature Comfort su cui è impossibile non scuotere la testa, alle rotture inaspettate come quella dei Wild Beasts, che vanno omaggiati obbligatoriamente con Punk Drunk & Trembling. Non mancano i one to watch, primi tra tutti Superorganism, Rex Orange County e Childcare.

Fare una classifica dei migliori singoli pubblicati quest’anno ci è sembrato riduttivo nonchè troppo difficile, avremmo cambiato sicuramente idea dopo 5 minuti dalla pubblicazione del listone, perciò abbiamo pensato ad una playlist in cui abbiamo inserito 50 pezzi indie che riassumono in musica questo 2017. Nessun ordine dal migliore al peggiore, ma un mix di hit e nomi emergenti, canzoni su cui danzare senza scrupoli e canzoni con con piangere a dirotto, chitarre e sintetizzatori. Signori e signore, allaciatevi le cinture e preparatevi a riavvolgere i ricordi e rivivere quest’anno in 3 ore e 18 minuti.

Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicci la tua