Noel Gallagher | Chasing Yesterday

by Daniele Convertino
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Quest’anno Natale è venuto due volte. Quest’anno è Natale anche a marzo, perché è uscito Chasing Yesterday (Sour Mash, 2015), secondo album dei Noel Gallagher’s High Flying Birds, progetto solista post-Oasis di Noel Gallagher. Un ritorno atteso, dopo il debutto con l’omonimo disco, pubblicato a fine 2011.

Noel Gallagher Immagine profilo facebook

Chasing Yesterday arriva con delle premesse non esattamente entusiasmanti. “Il nuovo album ha lo spirito di Definitely Maybe” diceva un anno fa Mark Coyle, collaboratore e amico di Noel nonché produttore proprio di quell’album, ad NME. “Non sta proprio cercando un’undicesima traccia per completare l’album”, aggiungeva poi, sebbene non si capisca esattamente cosa intendesse, dato che di Definitely Maybe non vi è traccia (veramente difficile riprodurre un simile ‘spirito’ a più di quarant’anni) e i pezzi dell’album sono 10. Tra l’altro, nel 2014 è ricorso il ventesimo anniversario dall’uscita di Definitely Maybe, con annessa ristampa, seguita da quella di (What’s The Story) Morning Glory?. Nel frattempo, i Beady Eye, dopo il loro secondo album, si sono sciolti, o meglio:”are no longer”. E Liam, tra un divorzio e l’altro, pare stia lavorando ad un progetto solista. Per il momento, dunque, non si può ancora pensare all’inevitabile “cash-in reunion” (rubo la definizione da Pitchfork), che comunque ci sarà. Non lo dico per fare il madferit a tutti i costi (lo sono), ma perché è così che va la musica.

Ebbene, sono un madferit. (What’s The Story) Morning Glory è stato il primo album che io abbia mai ascoltato, a 6 o 7 anni. Ho adorato – e tuttora lo faccio, ma non come prima – gli Oasis, poi i Beady Eye, poi gli High Flying Birds di Noel. Ma mi sono reso conto che c’è un difetto. C’è un difetto se mi piacciono quasi tutti gli album, quasi tutte le canzoni: a loro modo, son tutti simili, se non uguali. E Chasing Yesterday è stata la conferma ulteriore della ripetitività artistica di Noel Gallagher. Una ripetitività che va avanti dal 2000 circa, anche quando Noel smise di essere l’unico autore delle canzoni degli Oasis. Ho sperato sentitamente che per il suo secondo disco solista, Noel collaborasse con gli Amorphous Androgynous, ed invece ci hanno lasciato solo un remix di If I Had A Gun… , singolo estratto da Noel Gallagher’s High Flying Birds.

Ma veniamo all’album vero e proprio ed alle tracce che lo compongono: è Riverman ad aprire le danze. Danze davvero poco movimentate, con i soliti 3 accordi suonati in acustica che culminano in un assolo di elettrica direttamente dagli anni 80’, condito da una sfiatata di sax. Fa tanto Dire Straits, ma nemmeno troppo (per fortuna?). Noel è anche questo, un “campionatore” di professione, che proprio come un qualunque artista hip-hop, ha preso pezzi di canzoni e ci ha costruito un suo stile ed una carriera ventennale. E’ così che va un po’ tutta la musica, non solo Noel Gallagher. E’ difficile prescindere dai propri predecessori – ma non impossibile.

“Na na na na na na na na na na na na na”. Li ho contati, sono tutti i Na na na del motivetto di In The Heat Of The Moment, seconda traccia e primo singolo pre-Chasing Yesterday, reso pubblico subito dopo un’intervista presso gli studi di Facebook di Londra, che si poteva anche seguire in streaming online. Già, Facebook. Nel 2014 lo staff degli Oasis ha scoperto Facebook, e così è stato anche per Noel, la cui pagina è ora attivissima (naturalmente è gestita dal suo staff, perché lui ha scritto The Importance Of Being Idle, ricordatelo).

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A seguire, Girl With X-Ray Eyes è un esempio di auto-plagio alla Noel Gallagher. Pochi secondi dopo l’inizio della canzone, viene spontaneo ad un madferit cantare The Masterplan, vecchia, vecchissima b-side ma che poteva essere tranquillamente un singolo. E i madferit lo sanno.

Testimone di come il titolo ‘Chasing Yesterday’ sia un tutto dire è Lock All The Doors. Un brano che risale addirittura alle primissime demo degli Oasis (‘91-‘94) – nemmeno lo sforzo di comporre un pezzo nuovo, per dire. E’ stata sicuramente rivista rispetto alla versione demo, seppure suoni molto alla I Can See A Liar, singolo dell’album Standing On The Shoulder Of Giants (Noel è troppo pigro perfino per scrivere correttamente i titoli) che, però, era cantata da Liam . Non bisogna spostarsi di tanto nel tempo per trovare qualcosa di simile cantato da Noel. I fan più accaniti (se li hai scoperti nel 2013 non vale) conoscono Full On, strepitosa b-side di Sunday Morning Call, singolo tratto dallo stesso album appena citato (molto spesso le b-side degli Oasis sono state – quasi ‘obbiettivamente’ – migliori dei singoli). Lo stile gallagheriano è un moto circolare uniforme, costante nel tempo.

Giunti alla metà dell’album, vi è un brano che era già noto ai fan, ma non perché fosse una vecchia demo. Si tratta di The Dying Of The Light, pezzo che Noel ha provato durante i soundcheck dello scorso tour e che qualcuno è riuscito a registrare, sbagliandone però il titolo. Evidentemente influenzato dal ritornello, l’autore della registrazione clandestina l’aveva intitolata ‘It Makes Me Wanna Cry’, ma come ha spiegato Noel – parlando con NME – “non è una canzone riguardo una cipolla”. Ah-ah. Ne ha fatte di migliori di battute, l’ultima pervenuta proprio mentre scrivo, riferita alla vicenda Kanye-Beck-Beyoncé dei Grammy. “Vorrei dire a Kanye di prendere un dizionario e cercare la parola “talento”, e vedere se si applica a Beyoncé”. Noel ce l’ha proprio a morte con la famiglia Carter, specie dopo la faida con Jay Z terminata con quest’ultimo che canta (di merda, peraltro) e finge di suonare Wonderwall a Glastonbury da headliner, nel 2008.

The Right Stuff è pregevole. E’ proprio la “roba giusta” del disco. Elaborata, ricca, curata quel che basta per apparire matura, ma senza stancare troppo. Ancora fiati, ancora assoli di chitarra, ma stavolta meglio strutturati e collocati nella canzone, senza per forza dover cadere in scomodi paragoni. Per quanto vi siano numerosi suoni, il pezzo non è per nulla disordinato, anzi, è davvero ben “orchestrato”. Quel che ci si aspetta da un artista maturo, ma non necessariamente.

E adesso Noel mi dà ragione. While The Song Remains The Same, brano intriso di atmosfere dell’album precedente, che non considero “migliore” solo perché ne ho un ricordo “migliore” (forse più felice, ma questa è un’altra storia), bensì perché presentava qualche spunto in più da poter sviluppare in Chasing Yesterday. E invece, qualche passo indietro c’è stato. Oppure Noel è semplicemente rimasto fermo, mentre le canzoni rimangono le stesse.

Il riff di chitarra scarno e grezzo della traccia seguente, The Mexican, segna un altro tipo di ripetitività molto Noel Gallagher: quella dei temi. “Thought I was talkin’ ‘bout a new religion”. Noel e la religione, che fantastico rapporto. Beh, lui è un ateo dichiarato o quasi, sia nelle canzoni che nelle interviste. La parola God è una delle più ricorrenti nell’intera discografia degli Oasis ed anche in In The Heat Of Moment. Tornando al brano, per fortuna (o grazie a Dio?), evolve e alla crudezza iniziale man mano vengono ad aggiungersi fiati che ammorbidiscono l’atmosfera.

You Know We Can’t Go Back l’avrei vista bene in Be Here Now ed apre la strada alla traccia di chiusura del disco: Ballad Of The Mighty I. L’ultimo pezzo è anche il secondo singolo ad anticipare Chasing Yesterday: una ballata vendibile ma la cui domanda è nettamente inferiore all’offerta. E non è nemmeno questa grande offerta.

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In fin dei conti, Chasing Yesterday è un disco che può piacere e che già lo fa – visto che è stato piratato a poche settimane dall’uscita: il problema è il perché lo faccia. In realtà sembra che l’industria britannica sia un po’ in crisi di idee, soprattutto di nuove idee. Basta pensare a prodotti come gli Strypes e Jake Bugg (e perché no, anche Miles Kane) di cui nemmeno si parla più tanto, ma le cui sonorità vanno alla grande.. come, scusa, non è il 1970? Pensare che gli unici a cercare di risollevare la qualità della produzione rock britannica siano Arctic Monkeys e Kasabian – almeno nelle premesse – la dice lunga. Naturalmente mi riferisco alle realtà più grandi e sensazionali, ampiamente pompate da NME che nell’ultimo periodo si è distinto per una serie di articoli su Noel Gallagher dello stesso livello di quelli su Alex Turner durante l’era AM. L’ultimo è stato riguardo l’opinione di Gallagher sugli Alt-J – band su cui preferisco non esprimermi, però sono la miglior band sensazionale hipster: un ossimoro? No.

I Gallagher sono da sempre innamorati dell’Italia e dei fan italiani (ma come fanno?). Spesso sono in vacanza qui e negli ultimi due anni Noel è stato nella mia città nel mese di aprile. Non sono mai riuscito ad incontrarlo, per Bacco maledetto. Quest’anno dubito passerà di qui, almeno non ad aprile, visto che è in tour e il 14 marzo farà tappa al Fabrique di Milano (già sold out), un posto piccolo e con due colonne quasi al centro del parterre. Chissà che ne verrà fuori.

 

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Daniele Convertino

Direttamente dai putridi Bassifondi?, un tipico ribellino fuck-da-system schiavo della monotonia.

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