Noel Gallagher’s High Flying Birds | Who Built The Moon?

by Jacopo Giovanni Peroni

Voto:

A-
Teatrale

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Mesi e mesi fa, se mi avessero chiesto di puntare su chi della faida Gallagher avrebbe potuto spuntarla in questo autunnale showdown di album, avrei sicuramente giocato per istinto su quel burlone di Liam Gallagher dal tweet facile, forse ingenuamente convinto da un attimo di défaillance causa quei 180 (ora 280) caratteri infuocati di tipico flusso di coscienza da vera “ROCK N ROLL STAR” (citazione obbligatoria del sommo).

La verità purtroppo è che sono un pessimo scommettitore. Annebbiato dall’ironia dei nascenti meme e simili, non ho colto ciò che i Noel Gallagher’s High Flying Birds stavano preparando a testa bassa per la Sour Mash Records sotto la coproduzione tra Noel Gallagher stesso e David Holmes: “Who Built The Moon?

Un interrogativo che detta le influenze elettro-psichedeliche di un album dai testi e contorni sfumati, che lasciano spazio a predominanti sonorità retrospettive delle annate vecchia scuola, quali gli anni ’60 e ’70, se osservate con le giuste lenti comprate nel 1995. Noel Gallagher e i suoi volano davvero alti, lasciandosi alle spalle l’inutilità dello scontro diretto con l’altro fratello Oasis, per presentare una decina (dover escludere i due Interlude mi rattrista, ma non posso fare a meno di pensare alla musica da ascensore quando li sento) di tracce solide con una certa ed intrinseca volontà di teatralità.

L’album inizia facendo subito il colpaccio con Fort Knox, traccia-trip al 90% strumentale ispirata da Power di Kanye West (parole di Mr Gallagher, non mie), in pratica la proiezione mentale di Noel del suo Kanye digitale tra elettronica, chitarre e cori che rievocano una dimensione stellare da Elon Musk su Marte, roba da Matrix se fosse stato girato durante l’epoca di “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd.

La ferocità di Fort Knox viene poi domata dal primo singolo estratto, Holy Mountain, brano catchy come pochi sull’album destinato a conquistare le radio di certe decappottabili (menzione d’onore per quei tre strumenti a fiato che gonfiano bene il suono).

Malgrado i testi rimangano, nella stragrande maggioranza dei casi, privi di quel preciso spessore per sorpassare lo status quo già fissato da Gallagher&Co, “Who Built The Moon?” è un continuum di brani riusciti di cui poco posso scrivere se non tesser loro le lodi: Keep On Reaching, It’s A Beautiful World, She Taught Me How To Fly sono pezzi tanto diversificati quanto appartenenti ad una matrice comune, che allo stesso tempo connotano l’abilità di Gallagher di approfondire la nuova corrente cosmica prefissata per l’album.

Discorso diverso per Be Careful What You Wish For, la dimensione spaziale trascende in un Neil Armstrong munito di giacca di pelle che discute in maniera rilassata del classico e ben visitato tema del “noi e loro” con una notevole linea di basso reminiscenza dei Beatles.

Tuttavia all’alba della settima traccia, Black & White Sunshine, gli spettri del già sentito e del disco rotto si palesano più incarogniti che mai a riscuotere tributi e, purtroppo, non si può far altro che cedere alle loro richieste, sia qui sia in If Love Is The Law, i punti relativamente più bassi dell’album nel suo complesso.

Nonostante questo momentaneo attimo di sconforto, alla fine ci si ritrova davanti a The Man Who Built The Moon, la migliore canzone qui presente insieme a Fort Knox. C’è poco da girarci intorno e mi tocca dar ragione ad altre opinioni comparse sul web: questo brano è palesemente scritto, diretto e interpretato per fare da sottofondo per i più classici titoli iniziali di un qualsiasi James Bond (non che sia una nota negativa, anzi tutt’altro), toni cupi e fattori orchestrali inclusi. Sfido chiunque a non notare la stretta correlazione tra i due, basta un attimo di fantasia ed ascoltando questo brano si può allucinare un “Basato sui romanzi di Ian Fleming” in controluce.

Non parte dell’album, ma inclusa come traccia bonus, Dead In The Water, brano acustico suonato dal vivo, è una mini perla che fa rimpiangere che non sia stata inclusa nel pacchetto complessivo. Da non sottovalutare.

Noel Gallagher e i suoi High Flying Birds hanno quindi risposto al quesito su chi abbia costruito la luna? Non ne sono pienamente convinto, ma tra teatralità varie ed echi di un cosmo remoto hanno reso omaggio ad un filone passato che necessitava di un glorioso revival, il tutto allontanandosi dal loro stile e sperimentando pesantemente con elettronica varia.

A mio avviso? Un punto a favore per Noel nella faida dei fratelli Oasis e più specificamente nello scontro di due album/realtà completamente differenti.

Per noi pubblico? Due ottime opere con rispettivi punti di forza e di debolezza, non c’è da che lamentarsi.

[Battuta pessima bonus per chi è arrivato fin qui: si può dire che entrambi gli album stiano a galla(gher)]

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Jacopo Giovanni Peroni

Fiero discepolo della teoria di salvare il meglio per ultimo...solo se si inizia dalla fine.

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