The S.L.P. | The S.L.P.

by Martina Pagliara

Voto:

B+
Urgente

Sergio Lorenzo Pizzorno ci ha messo tutto sé stesso, inclusi il nome e la faccia, nel produrre un album completamente suo. Lo denota sia il nome del progetto self-titled, The S.L.P., sia la copertina con il suo viso cosparso di glitter, sia un maggiore impiego delle piattaforme social rispetto alla band principale dell’artista, i Kasabian. Instagram stories e teaser divertenti, un look ironico e una tangibile voglia di libertà sono solo alcuni degli elementi attraverso i quali ha espresso ciò che altrimenti non avrebbe potuto condividere sotto il nome del gruppo. A suo rischio e pericolo, quindi, il 30 agosto 2019 è stato pubblicato il primo lavoro in assoluto da solista di Sergio Pizzorno. E’ composto da 11 tracce, le quali probabilmente sono solo i diamanti passati al setaccio fra chissà quante altre idee che frullavano in testa all’amatissimo chitarrista e che hanno reso urgente il bisogno di sfruttare l’anno sabbatico”dei Kasabian. Le foto delle bozze dei testi sono state condivise in fase di stesura, sotto forma di scarabocchi su un quaderno (spiccano i “mi piace” di Miles Kane su alcuni post su Instagram). Anche i teaser comici con Noel Fielding e Stephen Graham (del video di You’re in love with a psycho dei Kasabian) hanno attirato l’attenzione.

Ma l’anticipazione che davvero ha reso impazienti i fan è avvenuta lo scorso 14 maggio, con il primo singolo, Favourites. In una frase direi che, basandoti dai primi secondi di ascolto, sai già che sarà un grande pezzo. Ha un che di universale, ricorda a tutti qualcosa, poiché c’è un po’ di tutto. Dimenticate le sonorità da tipica rock band inglese composta principalmente da chitarristi, magari con un batterista old school: questa è una canzone da brillante artista pop con influenze rap. I protagonisti sono synth e basso all’inizio, grida computerizzate e percussioni sul finale, che conferiscono un suono indie R&B. Realizzato in collaborazione con la talentuosa Little Simz, che ricorda lo stile Nicky Minaj, il brano è la perfetta sintesi dell’era di Tinder.

She was my favourite
Yeah, she was my favourite
Well, she was my favourite
And I hope tonight it stays that way
But you’re on thin ice
You’re on thin ice
You’re on cracked ice and on a slippery road

Pizzorno ha dichiarato al riguardo “it is about identity in the digital age”, poiché possiamo essere persone splendide dietro ad uno schermo e innamorarci dell’idea che abbiamo delle nostre conoscenze virtuali, ma poi di persona rischiamo di restare delusi. Mandi un cuoricino virtuale all’indirizzo di un viso carino e un bel corpo, magari appartenenti a una persona con i tuoi stessi interessi. Anche l’altra persona mette un cuore a te (che culo!) e fai match, vi scrivete e decidete di vedervi. Fra tensione ed aspettative varie, ti carichi di tante sensazioni diverse. E magari, una volta che incontri i suoi occhi dal vivo, non scatta la scintilla. Argh.

Order what you want but it won’t be on my cheque
She was thinking about the future in her long term mind
Sucks cause he’s never been a long term guy

In un concentrato simile di allegria vi è nascosto un significato crudo e realista, il lato oscuro del mondo com’è attualmente. E’ da apprezzare che, sebbene Pizzorno non sia più un ragazzino, scriva pensando a ciò che sta vivendo la nuova generazione e riesca a immedesimarsi piuttosto bene.

L’evoluzione di stile dell’artista si evince soprattutto dalla trilogia di brani Meanwhile, ovvero Meanwhile… In Genova, Meanwhile… At the Welcome Break e Meanwhile… In the Silent Nowhere. Rispettivamente primo, sesto e ultimo brano dell’album, guidano l’ascoltatore fungendo da filo logico, come in un concept album.”Meanwhile…” è una parola utilizzata per crearsi uno spazio accanto alla propria band principale, così da poter essere creativo su due fronti. Meanwhile… In Genova è una piccola lettera d’amore alla terra natìa del nonno paterno, come ha dichiarato Sergio in un’intervista, fiero delle origini italiane della propria famiglia. Completamente strumentale, potrebbe essere la colonna sonora di un film western o d’azione. Meanwhile… At The Welcomebreak è un palese omaggio a Ennio Morricone (d’altronde il primo figlio di Pizzorno si chiama Ennio Silva  per un motivo), carico di pathos, triste e romantico. Un fischio, una chitarra, strumenti a fiato (Gary Alesbrook alla tromba, come nei Kasabian), rulli di tamburi cadenzati e, infine, gli archi: la marcia perfetta per un anti-eroe. Meanwhile… In the Silent Nowhere, la canzone più malinconica dell’album, unisce un cantato dolce a dei beats decisi e mette un punto alla storia che Pizzorno ha raccontato in maniera velata sino ad ora.
In Lockdown è presente il pianoforte, che assieme al testo conferisce un’aria romantica ad un brano che altrimenti risulterebbe un po’ insignificante. C’è una traccia che, invece, supera le altre, contraddistinguendosi per un sound diverso, ma non troppo lontano da quello dei Kasabian. Stiamo parlando di ((trance)), che definirei geniale per il ritornello che, come un inno, entra in testa nonostante la voce strascicata di Sergio. Il video è stato pubblicato il 4 settembre 2019 ed è diretto dallo stesso Pizzorno.

Hold me
Tell me I don’t need hate
Tell me I’ll be right as rain
In the end
And I won’t fall down into pieces
Take my chance I see this through
Till the end

The Wu fa riferimento al Wu-Tang Clan, un supergruppo americano che, dagli anni Novanta in poi, ha portato innovazione nel mondo hip hop. E’ un brano che alterna dance a momenti più reggae, fino a sfiorare la trap. Il ritmo è apparentemente molto veloce. Di influenze simili è Soldiers 00018, con la voce pesantemente modificata da effetti. In questo mix di generi sapientemente uniti, che convergono in un unica fonte di energia positiva, spicca Nobody Else. Pubblicata come secondo singolo, la traccia è la più innovativa, nonché al momento la più popolare su Spotify. La prima strofa sembra parlare semplicemente del dolce far nulla, ma c’è molto di più: la voglia di evasione e di star bene.

Some days I wake up and I feel light
Some days I wake up and I know I’ll be alright

E’ ingannevole, poiché parte lenta, come una bellissima canzone d’amore, ma in un attimo il pianoforte accelera vertiginosamente. La protagonista diventa la batteria, eccezion fatta per alcuni effetti durante il bridge. Il visualizer del singolo combina la semplicità di una foto con la dinamicità di un video.

In un minuto esatto Kvng Fv, solo e soltanto chitarra, fa da preludio alla potentissima The Youngest Gary. Quest’ultima canzone è psichedelica dall’inizio alla fine, rompe gli schemi e sorprende ancora una volta l’ascoltatore con un eccesso di effetti.

Questo è un album di cui si sa tutto. Non c’è nulla che Sergio Pizzorno non abbia condiviso con noi. Questo musicista ci ha letteralmente regalato una parte di sé, attraverso vari canali. La passione che ci ha messo rende il suo album genuino, tanto da meritare la ribalta quanto i precedenti lavori con i Kasabian.

Martina Pagliara

La fata madrina con i capelli tinti male, il frigo pieno di birre artigianali, la testa sintonizzata su brani anni 2000. Parla in inglese nel sonno, ammesso ch'ella riesca a dormire.

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