Two Door Cinema Club | False Alarm

by Martina Pagliara

Voto:

C-
Riflessivo

C’è stata una band che, nel 2010, ha esordito con un album che hanno amato tutti. I singoli estratti erano caratterizzati da riff che ricordiamo a memoria dopo quasi dieci anni. Sempre in quel periodo, una piccola me pre-adolescente odiava le tastiere ed evitava tutto ciò che avesse un sound vagamente dance. Così scartai a priori quella band. Li ho amati tardi, i Two Door Cinema Club. Ho apprezzato Tourist History e Beacon quando ormai era stato pubblicato il meno entusiasmante Gameshow. Cominciai ad ascoltarli proprio quando su YouTube, ogni tanto, compariva una loro sessione acustica. Però sono sempre in tempo per recuperare. La buona musica non ha date di scadenza.

Lo scorso 21 giugno 2019 il trio irlandese, composto da Alex Trimble, Sam Halliday e Kevin Baird, ha rilasciato il quarto album in studio, preceduto da ben quattro singoli. E’ difficile capire da un primo impatto se il nuovo disco sia all’altezza delle aspettative o meno, soprattutto perché le opinioni sulla musica dei Two Door Cinema Club dividono spesso gli ascoltatori fra entusiasti e delusi. I Two Door Cinema Club sono noti per la schiettezza e l’ironia dei loro brani, ma anche per la presenza sia di componenti elettroniche che di chitarre. Il loro nuovo lavoro non si discosta da ciò che sono stati fino ad ora, ma ripropone tutti questi ingredienti con proporzioni diverse. Ciò significa che ascolteremo ancora tastiere, ancora riff accattivanti e frasi divertenti, ma nella chiave di lettura di tre ragazzi invecchiati di un decennio.

Accolto grossomodo bene dalla critica, False Alarm è un discreto concentrato di allegria e malinconia fuse in dieci tracce, caratterizzate da temi più adulti. Sicuramente i testi sono più profondi rispetto a quelli dei tempi di Undercover Martyn.

Il ritornello di Dirty Air, terzo singolo estratto, tocca senza ombra di dubbio il tema ambientale. Evidentemente, come molti giovani della nostra generazione, questi tre artisti non sono rimasti indifferenti al cambiamento climatico e si sono fatti sentire con una bellissima canzone:

The sky is falling, so pull up a chair
Everyone’s watching like nobody cares
The queen of fashion, ahead of her time
Whatever happens, the pleasure is mine

Non possono vantare la stessa originalità brani come Once e So Many People, che da un primo ascolto portano ad un confronto inevitabile con gruppi come Phoenix e The Killers. Se pensiamo al fatto che i Two Door Cinema Club ci abbiano abituati a sonorità innovative, dispiace constatare che stavolta, per alcune tracce, sembrano rimasti sospesi fra i vecchi sé stessi e le influenze della generazione indie rock precedente alla loro. Ciò nonostante, con questi due pezzi hanno detto quasi del tutto addio ai ritmi frenetici dei loro celebri singoli dance. Questa è stata una decisione molto coraggiosa, che implica una maturazione personale oltre che musicale.

Protagonista indiscusso delle trasmissioni radio e di Spotify sarà Talk, sorprendente primo estratto del disco. Strofe un po’ più veloci, synth che conferiscono un’aria allegra e pop… insomma, è il brano perfetto per rappresentare l’intero album.

Satisfaction Guaranteed è frutto di una collaborazione con Mokoomba, un complesso musicale originario dello Zimbabwe.
Rientra decisamente fra le canzoni migliori, catchy come solo loro le sanno fare. Il testo scredita il paradiso materialista decantato dai social e dalla pubblicità:

Paint a picture from the other side
What you get is what you see
(Closer to heaven)
Could do better if you only tried
Stay connected for free

Il trio abbandona il punto di vista strettamente personale per lanciarsi contro il sistema con consapevolezza. Non sembrano quasi più gli stessi autori di Sleep Alone. Le sonorità decisamente anni Ottanta e le parti in falsetto fanno si che il brano somigli ad una lucida constatazione più che ad una mera lamentela. Mi entusiasma anche Nice To See You, poiché si distingue chiaramente il basso di Kevin Baird. Quest’ultimo brano è in collaborazione con Open Mike Eagle, artista hip-hop americano. Parte con una base semplice e “pulita”, ma sulla fine sfuma in un sound altrettanto delicato ma elettronico. Ricorda un po’ i suoni bianchi, e non me lo sarei mai aspettato dai Two Door Cinema Club.

Satellite, pomo della discordia del disco, è un vero e proprio tuffo nel passato. Potrebbe sembrare qualcosa di banale, ma ci regala un viaggio nel lato psichedelico anni Settanta e Ottanta. Entra in testa senza che tu lo voglia, per perseguitarti per tutta la giornata. Already Gone, con le stesse influenze stilistiche, perde energia in quanto ultima traccia. E’ interamente cantata in un falsetto che sa di nostalgia e di spiritualità.

Tutto sommato, False Alarm non è affatto un album mediocre. La durata di 40 minuti complessivi è onesta. Far durare all’infinito un disco così particolare risulterebbe poi monotono. Non ha grossi difetti, se non una mancanza di originalità in alcune tracce. Ad esempio, Break mi ha persino ricordato alcune canzoni di Neffa. I Two Door Cinema Club hanno cavalcato l’onda che un po’ tutti i gruppi hanno seguito negli ultimi due anni, tutto qui. Anzi, ci sono riusciti meglio di altri. Questo step è stato necessario per la loro evoluzione, e quantomeno non hanno finto di essere adolescenti in calore solo per vendere più copie, ora che sono alla soglia dei trent’anni.

Martina Pagliara

La fata madrina con i capelli tinti male, il frigo pieno di birre artigianali, la testa sintonizzata su brani anni 2000. Parla in inglese nel sonno, ammesso ch'ella riesca a dormire.

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