Davide Viviani: un cantautore leggero

by Giovanni Ducoli

E’ impossibile ricordare la prima canzone ascoltata nella vita. La musica è un’ esperienza che portiamo dentro e che non lascia tracce all’inizio del percorso. Si tiene nascosta e si concede pian piano. Riconosciamo qualche indizio, ci ricordiamo soltanto anni più tardi di alcune canzoni che ci piacevano da bambini, qualche reminiscenza melodica di ciò che ascoltavamo in macchina, seduti sul sedile posteriore perchè eravamo ancora troppo piccoli per stare davanti.

Le canzoni per un certo tempo le abbiamo tenute nascoste e poi ad un tratto ricompaiono per caso, canzoni diverse, ma stesso percorso e destino: la musica ci attraversa e ci accompagna. Non si può far altro che riconoscere che – nel bene o nel male – è una cosa grossa delle nostre vite.

L’arte del cantautorato sta nel riuscire a scavare la propria storia per trovare questi ricordi ed essere in grado di costruire delle storie intrecciate tra la realtà vissuta e quella desiderata. Bisogna avere leggerezza, intelligenza e ordine nell’anima. La musica è un lavoro che in bilico tra la pittura e la psicoterapia.

Recentemente è stato pubblicato un album di un ragazzo che è un vero e proprio artigiano della canzone, Capace di rendere la musica una cosa utile, per lui e per chi la ascolta; si tratta di Davide Viviani, un cantautore poco conosciuto di Salò, Brescia, ma che merita molto.

Il nuovo album “L’Oreficeria” parte con una traccia da 110 e lode, E A Tutto Quel Mondo una ballata in punta di piedi, un racconto melodico costruito tra le mura di una leggera malinconia mielosa fatta di rimpianti mai dimenticati e sogni inconsapevoli, un cantautorato da revival anni 70, una canzone che merita di essere salvata nella libreria Spotify.

Durante il disco gli arrangiamenti non litigano mai tra di loro, ognuno ha la sua parte precisa: chitarre acustiche da cantautorato tradizionale, testi di valore (un pezzo anche in dialetto bresciano), pianoforti intrecciati ordinatamente in un progetto musicale che vuole proporre qualcosa di alternativo all’alternative rock degli ultimi anni. Un cantautorato vintage crepuscolare che va suonato per come è, in piena libertà. La sesta traccia, Nella colza è un valzer nel classico 3/4 emblema perfetto per descrivere questo lavoro: la meticolosa precisione di alcuni dettagli per far funzionare il tutto, il lavoro del cantautore come quello minuzioso dell’orefice per ribadire il valore delle cose artigianali, canzoni impregnate di verità sonora. Realtà del mondo che purtroppo si stanno perdendo, ma che mantengono inalterato il loro valore umano.

Insomma, provate ad ascoltare il disco, ne vale la pena.

 

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