“I found how blissful it was to embrace the colors I wore”: il mondo visto da Gus Dapperton

by Claudia Crivellenti

Taglio a scodella come una moderna Fantaghirò, tinta slavata di un verde improbabile, make-up olografico, smalto metallizzato sulle dita, gioielleria varia, un paio di occhiali da vista enormi e retrò, proprio come il suo guardaroba, che avvolge il fisico snello e slanciato di questo ragazzo americano di ventun anni. La figura così peculiare e gender-bending di Brendan Rice, in arte Gus Dapperton, ha già fatto breccia nel cuore della redazione di Vogue US, che in occasione dell’uscita del suo primo EP Yellow and Such, ha colto la palla al balzo e l’ha intervistato.

Gus, originario di Warwick, NY, scopre il suo amore per la musica verso i 13-14 anni, dopo aver vinto un concorso di cantautorato presso la sua scuola, decidendo di voler lavorare in quel campo negli anni a venire. Inizia come produttore di musica hip-hop per conto di alcuni suoi amici, per poi imboccare una “indie road”:

I went through this kind of existential crisis. I was going through a breakup, I tore my ACL and my meniscus and had to have surgery, so I was out of school for a few months. Then my computer crashed, which was like, my whole life. So when I came out of it I started making music that, I think, was the most true to me.
Gus Dapperton a Emily Farra, per Vogue US.

Come dice a What the Sound, il progetto “Gus Dapperton” è “la più veritiera rappresentazione del suo sound“. L’elemento video nella musica di Gus è indispensabile: crede che vedere l’artista in video possa essere utile per riuscire a inquadrare la musica dal punto di vista del musicista stesso, oltre ad essere al giorno d’oggi indispensabile per condividere la propria arte con gli ascoltatori.

Le sue identità “visual” e sonora sono indubbiamente intrecciate, e soprattutto la prima si rifa a quando l’artista era un bimbo: si veste come avrebbe fatto da piccolo, si taglia i capelli come allora, ricrea i suoni delle canzoni che i suoi genitori avrebbero potuto ascoltare in quel periodo, cercando come di risalire alle proprie radici. In questo senso, il web fa rientrare la sua musica sotto l’etichetta di “hypnagogic pop“, ossia un genere musicale che esplora gli elementi della memoria culturale di un certo periodo, ricreando un ambiente nostalgico che fa tornare alla mente quelle che erano i mezzi di intrattenimento del passato, specialmente riferendosi agli anni Ottanta. E’ un genere che si è sviluppato a partire dalla metà degli anni 2000 e che richiama appunto quella che era l’aesthetic della propria infanzia.

Hello my name is Gus. I like to write music, and I like to dance.
When I was younger, my teacher would give me a hard time because I kept coming to school dressed like a superhero.
As I got older, I found how blissful it was to embrace the colors I wore, and the sound that I made.
I think once you express the true interpretation of yourself, then life becomes beautiful.

Il 9 febbraio di quest’anno Gus ha pubblicato il suo secondo EP, You Think You’re a Comic!, che ora sta promuovendo con un tour che sta attraversando anche l’Europa, che ha toccato anche l’Italia stessa con una data a Milano il 6 giugno.

La prima traccia di questo EP è di sicuro una canzone destinata a diventare una hit, caratterizzata dal suo ritmo incalzante ed allegro, quasi fanciullesco ed accompagnata da un video dal sapore retrò in cui il cantante ci mostra alcune delle sue migliori mosse di danza, dal quale è difficile staccare gli occhi. Quello che mi ha stupito di più è stato però il testo della canzone: pensare che Gus, un ragazzo di qualche giorno più giovane di me, sia riuscito ad abbinare parole così perfette tra loro, sia a livello di sonorità che di ricercatezza, mi lascia davvero sbalordita. Il resto dell’EP è una montagna russa tra brani dal sapore più amaro e brani più allegri, riflettendo perfettamente l’idea di Gus per cui perché ci possano essere dei momenti di massimo nella nostra vita, è necessario che ne esistano anche di minimo per poter meglio apprezzare i primi.

Il repertorio di Dapperton e la sua band – composta da alcuni tra i suoi migliori amici e sua sorella – non è ancora molto ampio, in quanto sostenitore della filosofia “qualità > quantità“. Basti solo pensare a quanto tempo speso c’è dietro ad ogni video di Gus, ricordandoci che non è parte di quella categoria di Big Artists i cui video sono prodotti da uno staff enorme di professionisti. Tenendo a mente questo fattore e riguardando i video di questo giovane artista, ci si accorge della qualità cinematografica dei suoi clip e di quanta attenzione sia stata posta, ad esempio, nella scelta delle palettes di colori usati.

Oltre a lavorare nella musica, Gus ha in cantiere altri progetti nel mondo della moda e sta lavorando ad un libro per bambini. L’ultima fatica di Dapperton, Of Lacking Spectacle, è invece inclusa nella soundtrack della seconda stagione di 13 Reasons Why, che di certo non è una meraviglia, ma che continua a mantenere una certa qualità per quanto riguarda le scelte musicali e che potrebbe rivelarsi per il giovane americano un bel trampolino di lancio.

Intanto, mentre attendo altre notizie dal buon Gus, potete andare a scoprire la sua musica su Soundcloud, Spotify, YouTube e seguirlo nel suo tour su Instagram e Twitter!

Claudia Crivellenti

La mia vita è composta da musica, colori pastello, concerti, cani carini, meme, altra musica e cibo.

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