Perle Nascoste #10: 5 nuove band da ascoltare questa settimana

by Fort

Casual Male – Time, Wasted

Casual Male è il progetto di Tim Lappin, artista di Brooklyn, New York.

In mancanza di informazioni biografiche, lo abbiamo contattato per capirne un po’ di più: Tim ci ha spiegato che nonostante sia lui a scrivere le canzoni, il tutto sembra più una band che il suo progetto da solista. Nella registrazione delle tracce, infatti, ha collaborato con altri musicisti, e quando suona live è sempre affiancato da almeno altri 3 colleghi.

Dopo essere stato membro e turnista di varie band, Tim ha deciso un anno fa di uscire dalla sua comfort zone e creare qualcosa di suo: così, influenzato da artisti come T. Rex, Pixies, The Walkmen e Talking Heads, ha creato Casual Male.

Time, Wasted è il suo primo singolo, ed è contenuto anche nell’EP di 5 canzoni uscito quest’anno. Quello che mi ha colpito di più della traccia sono il tono grintoso della chitarra (mi ricorda i Spring King) e il sample vocale lo-fi usato nel ritornello; la batteria disegna un ritmo che nonostante sia mid-tempo crea un senso di urgenza, che crea un bel contrasto con la traccia vocale.

A completare il tutto c’è un testo in cui è impossibile non immedesimarsi (“This was never love, only time, wasted”).

 

Stevie Wolf – Low

Stevie Wolf ha catturato la mia attenzione non solo per la sua musica, ma anche per tutto quello che vi è attorno.

Invece di avere una bio come tutti gli altri, Stevie ha preparato un sito che funge da presentazione Powerpoint e in cui spiega chi è, da dove viene e a chi si ispira.

Nel sito Stevie parla apertamente dei suoi problemi con ansia e depressione, si descrive musicalmente come un Jack Garratt senza barba e testi migliori, o come un misto tra Chvrches e Death Cab for Cutie, il tutto tra memes e molta ironia.

La cosa che più apprezzo è la sua onestà e la voglia – dichiarata esplicitamente – di andare contro alla Instagram-cultura di curare la propria immagine come se fossimo tutti un brand, postando sempre e solo i nostri momenti migliori.

Tornando alla musica, Stevie Wolf ha pubblicato finora solo un singolo prima di questo: Who, che ha raggiunto un moderato successo online con 175k ascolti.

Low è stata pubblicata invece qualche giorno fa, ed è già sulla buona strada per superare il successo di Who. Nel pezzo la bellissima voce si sovrappone alla chitarra che alterna accordi a fingerpicking; è difficile spiegarlo a parole, ma c’è qualcosa di irresistibile in questa canzone, ed è forse proprio la vulnerabilità di cui parlavo prima, che viene completamente espressa nel testo:

When your eyes won’t lie, where do you hide, so they won’t see you cry
[…]
Everyone who loves you tonight don’t see the other side

Nel ritornello la voce esplode ma solo brevemente, quasi come lasciandosi andare in uno sfogo momentaneo prima di tornare nel buio della depressione.

Fatti un favore, e ascolta questa perla.

 

Language Arts – With Me

I Language Arts sono un duo indie-pop proveniente da Toronto e formato da Kristen Cudmore e Neil Macintosh.

La band ha all’attivo due album: nel più recente, Able Island (2015), è contenuta With Me, per la quale è appena uscito il video.

Non lasciarti ingannare dai primi secondi in cui la batteria sembra quasi Invaders Must Die, il pezzo va in tutt’altra direzione: With Me è una traccia gioviale, in cui la voce accattivante di Kristen unita alle chitarre crea un’atmosfera dreamy, che viene rappresentata perfettamente dal video.

Nella traccia sento un’influenza Alvvays (anche loro di Toronto, tra l’altro), e non posso che esserne felice, visto che li adoro. E da oggi adoro anche i Language-Arts: With Me mi ha catturato, e mentra aspetto il terzo (imminente) album della band, mi tuffo nei primi due!

 

JOCKS – Tokyo

Provenienti da quella che viene chiamata Music City da più di un secolo – Nashville, Tennessee (USA) – i JOCKS sono un quartetto che si è reinventato dopo un passato folk/bluegrass.

Ispirandosi ai 1975, Carly Rae Jepsen e Passion Pit, la band ha pubblicato il primo EP (JOCKS) lo scorso Novembre.

L’ultima delle cinque tracce del disco è Tokyo: il suo riff di synth iniziale è irresistibile, e insieme alle chitarre à la 1975 il pezzo brilla di luce propria.

Una canzone perfettamente indie-pop, non estremamente complicata ma con un’ottima produzione e una certa irresistibilità.

 

DANSU – RUN

Con questo pezzo rimaniamo in tema Tokyo, perché i DANSU sono una band residente proprio nella capitale giapponese (nonostante siano originariamente olandesi).

Prima di Run la band aveva pubbicato solo due singoli, nel 2016: Lost in the City e Do Do Do. Quest’ultimo aveva avuto successo online con oltre 200k ascolti su Spotify.

Run è un pezzo indie pop divertente dal ritornello estremamente catchy; tra la voce che assomiglia molto a Thomas Mars e le chitarre sbarazzine, la band mi ricorda i Phoenix del periodo Wolfgang Amadeus Phoenix. I synth in sottofondo aggiungono un pizzico di atmosfera da videogioco (probabilmente un omaggio al Giappone); il risultato è un pezzo da ascoltare a tutto volume in una giornata di sole.

Fort

Ho passato metà della mia vita cercando di essere come gli altri, e l'altra metà per tornare ad essere me stesso.

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