Perle Nascoste #6: 12 tracce tra ambient, acustica e un mistero!

by Fort

HUNGER – Bubbles

Gli HUNGER sono una band pop/rock Austriaca formatasi nel 2014. Dopo aver cominciato a collaborare con il produttore Dan Weller il trio ha trovato il suo sound che definisce ‘dark’ e ‘cinematico’.

Per regalare l’atmosfera adatta all’album di debutto, la band si è rinchiusa a registrare in una casa-studio nel bosco tra le colline appena fuori Vienna.

Trasferitisi in seguito a Los Angeles dove hanno firmato con una label, gli HUNGER hanno recentemente pubblicato Bubbles.

Nella traccia i synth iniziali domano un’atmosfera dreamy e – come sottolinea il testo – underwater.
Il pezzo segue tutte le regole dell’indie pop, anche se mostra più cambi di ritmo del previsto, tra versi quasi sussurrati e ritornelli fatti per essere urlati allo stadio, che ricordano molto i Coldplay e i Kodaline.

 

One Flew West – Trial and Error

Gli One Flew West sono una band nata nell’estate del 2010 a Longmont, in Colorado (USA). Partito come una garage band delle superiori, il quartetto ora combina punk rock a folk e pop ed è conosciuto per i suoi live shows ad alta energia.

Dopo qualche singolo e un EP (Selective Memory, 2015) la band ha pubblicato il nuovo singolo Trial and Error.

Con le sue chitarre punk-rock, il singolo è una traccia divertente e movimentata, e mi ricorda Vaccines, Green Day e Frank Turner, per il ritmo e i testi senza filtri.

Il pezzo non è di certo innovativo, ma ti fa venire voglia di ballare e cantare, e con il suo ritornello “So I just wanna say fuck you in a million different ways” – sono sicuro tu abbia più di una persona a cui dedicarlo.

Toledo – On My Own

I Toledo sono un duo shoegaze/dream pop di Boston (USA). I due si sono conosciuti a 12 anni per strada, entrambi infatti stavano già facendo busking per le strade di una piccola città del Massachusetts.

Con tre singoli ufficiali all’attivo, la band non ha ancora un album pubblicato (quindi sei ancora in tempo per innamorartene prima che siano troppo famosi 🙂 )

On My Own è il loro terzo singolo ed è una dolce ballad malinconica.
Questa è una canzone che mi è rimasta in testa per giorni, grazie alla sua dolcezza, la sua semplicità ed un ritornello in cui la chitarra accompagna per mano il cantato. Il pezzo però dimostra anche un altro lato, prendendo vita attorno al terzo minuto per un finale che lo rende speciale.

Nonostante non abbiano ancora LP pubblicati, i Toledo dimostrano una grande esperienza in questo singolo, che trasmette molta personalità – frutto molto probabilmente dei tanti anni di collaborazione come duo.

 

Ulrika Spacek – Mimi Pretend [Live at Tapetown]

Gli Ulrika Spacek sono un quintetto shoegaze/dream-pop proveniente da Reading (Inghilterra), che si ispira a Sonic Youth, Deerhunter e My Bloody Valentine.

Formatasi nel 2014, la band ha due album all’attivo: il secondo, Modern English Decoration, è uscito la scorsa estate e Miami Pretend ne è la traccia di apertura.

La traccia mi ricorda molto i TOY, i Beach Fossils e i DIIV – tre band che adoro alla follia – con le loro chitarre shoegaze, le melodie insistenti ed ipnotiche, e il cantato distante che riempie lo spazio. Il pezzo che a un primo ascolto può sembrare ripetitivo, si sviluppa invece su più livelli, in una melodia che alla fine dei quasi 6 minuti non vorresti finisse mai.

 

Novo Amor & Ed Tullett – Terraform

Novo Amor ed Ed Tullett sono due cantautori e produttori dal Regno Unito: il primo (il cui vero nome è Ali Lacey) proviene dal Galles, mentre il secondo è di Oxford.
Entrambi hanno già un buon seguito, specialmente Novo Amor, con più di 2m di ascolti mensili su Spotify.

I due collaborano insieme già da qualche anno, e hanno pubblicato un album in collaborazione, Heiress, uscito il 10 novembre.
Terraform ne è la penultima traccia, nonché terzo singolo estratto.

Nel pezzo pianoforte, chitarra e batteria si intrecciano a perfezione lasciando spazio qui e lì a qualche synth. Il cantato è dolce e struggente, le due voci sono angeliche.
L’atmosfera è da fuoco acceso in tardo autunno, e quando il pezzo sembra scemare, si eleva ad un piano superiore per un ultimo minuto, senza abbandonare la malinconia che ha accompagnato la canzone.

Una traccia che piacerà sicuramente ai fan di Bon Iver.

 

Dylan Rockoff – I Made A Mess Here (22 Symphony)

Dylan Rockoff è un cantautore di Boston. Nel 2015 ha trovato successo con il suo primo singolo Feeling Fine, e recentemente ha aperto a Bon Jovi al Madison Square Garden.

I Made A Mess Here fa parte dell’album 115 Gainsborough uscito quest’anno, il primo per il cantautore dopo l’EP These Old Streets del 2016.

Il pezzo è acustico ed è struggente dal primo all’ultimo secondo – la semplice accoppiata chitarra+voce è accompagnata a tratti da un’armonica che aggiunge una nuova dimensione al tutto.
Una traccia sincera, emozionata ed emozionante, che riesce a catturare l’attenzione nonostante di canzoni voce e chitarra ne abbiamo sentite a migliaia.

Che dire, corro ad ascoltare il resto della discografia!

 

MOLLY – Glimpse

I Molly sono un duo e vengono da Innsbruck, in Austria: con già due EP all’attivo, stanno lavorando all’album di debutto, e nel frattempo stanno per pubblicare un terzo EP, Glimpse, in arrivo l’1 Dicembre.

La traccia di apertura condivide il titolo dell’EP, e nei suoi primi istanti ha un’atmosfera spettrale; il pezzo però si sviluppa ed evolve nel corso dei minuti, assumendo sembianze diverse ed evocando sensazioni sempre più forti.

Nonostante la lunghezza non annoia mai, anzi il suo incrocio tra shoegaze, dream pop e post rock ti accompagna in un percorso alla fine del quale ti sorprenderai che siano passati già quasi 10 minuti.
Le voci ricordano i Slowdive e i Sigur Rós, mentre lo strumentale ha un che di Explosions in the Sky.

Da amante dei 3 generi sopracitati, sono piuttosto incuriosito da questa band, a maggior ragione per il fatto che non ci sia un grande affollamento di gruppi di questo tipo provenienti dall’Austria.
Non mi resta che aspettare Dicembre!

 

Lou Scarrs – Lapdog

Lou Scarrs è un artista proveniente da Melbourne (Australia) che dopo aver lasciato la sua band ha intrapreso una carriera da solista.
“Quale band?“ immagino ti sarai chiesto. Era il mio stesso dubbio, e facendo un po’ di ricerca mi sono imbattuto in un bel mistero.
In tutte le interviste si fa riferimento al fatto che la band precedente sia di Melbourne e che abbia suonato a Glastonbury, SXSW, Splendour in the Grass, ma non viene mai rivelato il nome.

Questo articolo riassume il mistero, e anche su Reddit la cosa sembra aver incuriosito in molti.
Non essendoci informazioni sul suo nome, è chiaro quindi che Lou Scarrs sia uno pseudonimo, ma dopo un bel po’ di ricerca, purtroppo non sono riuscito a svelare l’arcano. Se per caso sei più bravo di me ad investigare e hai capito chi sia la band, fammi sapere!

Torniamo a parlare del singolo.

In Lapdog il basso è irresistibile, così come il refrain che accompagna il pezzo “filling my lungs, I’ll take the best of the ones all around me and then I’m gonna make it my own’” e che mi ricorda Portugal. The Man.
Lapdog è irrimediabilmente catchy (ti assicuro che la canticchierai tra qualche ora), ma non si limita ad entrarti in testa, te la fa anche muovere a tempo – lo sto facendo pure mentre scrivo queste parole riascoltando la canzone.
Per quanto possa sembrare un pezzo semplice, è costruito alla perfezione, e sono ancora più curioso di sapere chi sia davvero Lou Scarrs.

 

By An Ion – Autre Vie

By An Ion è un duo californiano ambient/elettronico; all’attivo hanno solo un EP, Violet Sky, la cui traccia d’apertura è il singolo Autre Vie.

La band spiega come il pezzo sia nato dalla malattia di uno dei due membri, che lo ha costretto a rimanere chiuso in casa – “dicono che il carattere di un uomo si veda nei momenti in cui è da solo, il mio percorso mi ha portato a scoprire un sound che trasmette pace e libertà, qualsiasi difficoltà tu stia attraversando”.

Il pezzo ha un retrogusto 80s, con l’abbondante uso di synth; le chitarre mi ricordano quelle di Mylo Xyloto, con melodie distanti che creano un’atmosfera dreamy – il pezzo ti fa fluttuare nello spazio, e immagino si possa godere ancora di più associato all’uso di sostanze stupefacenti.

 

Typhoon – Rorschach

I Typhoon sono una band proveniente da Portland, Oregon (USA). Hanno due album all’attivo, e Rorschach fa parte dell’imminente terzo LP, Offerings, un concept album incentrato su un uomo che perde lentamente la memoria. Il disco è ispirato a grandi registi come Lynch, Fellini e Nolan e vuole trasmettere le sensazioni di paura ed ansia provate dal protagonista che perde il senso di sè stesso e della sua vita.

Ascoltando il singolo la band mi ricorda gli Arcade Fire, nelle tematiche (“eyes on the screen, we have all the information now, but what does it mean?”) e nella composizione del gruppo (sono in 11).

In Rorschach le due chitarre si compensano a vicenda; i synth, gli occasionali archi, l’uso dei samples (si può sentire l’acqua che scorre ad un certo punto) elevano la traccia ad un’altra dimensione. Il ritornello è abbastanza catchy senza sfociare nell’ovvio, e il risultato è un gran bel singolo.

Aspettando l’album, prenoto i biglietti per il loro primo tour UK!

 

J J Leone – Games

J.J. Leone è un cantautore, polistrumentista e produttore, che crea un sound che descrive “Dark Soul”. Nato a Londra, si è interessato alla musica sin da piccolo, imparando batteria e basso per conto proprio.

Nel marzo del 2017 ha pubblicato l’EP The Rebuild – registrato nel bagno di casa sua – che è arrivato nella classifica cantautori ed è stato notato da BBC Introducing.

Games è il suo nuovo singolo: il pezzo non è sicuramente rivoluzionario, ma nella sua semplicità crea una piacevole atmosfera di intimità. La voce di J.J. Leone è piacevole e rasserenante, il synth non troppo aggressivo; il basso ogni tanto fa capolino mentre il beat downtempo accompagna la traccia fino all’assolo finale di chitarra.

Un singolo acustico dolce e tranquillo, da inserire nelle vostre playlist da dedicare al partner.

 

Farewell Dear Ghost – Hollywood Dreaming

I Farewell Dear Ghost sono un quartetto power pop austriaco, con all’attivo due album.
Neon Nature, il più recente, è uscito nell’ottobre di quest’anno e la traccia di apertura è Hoollywood Dreaming.

Nel singolo, il cantato – tra voce e melodia – mi ricorda i Kodaline, mentre l’atmosfera mi fa ritornare in mente che i Swim Deep esistono, ed ha anche un tocco di The 1975 (ma con più synth).
La linea di basso mette le fondamenta per una chitarra dai riff veloci e risonanti, ed una voce in falsetto che trasmette un senso di tranquillità e menefreghismo.

 

Fort

Ho passato metà della mia vita cercando di essere come gli altri, e l'altra metà per tornare ad essere me stesso.

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