UP&COMING: WACO

by Carmen

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Visto che ci avviciniamo al Natale e anche noi di Noisy Road ci sentiamo più generosi (forse), abbiamo deciso di fare un regalo anticipato a voi assidui frequentatori di queste lande desolate, inaugurando una nuova sezione del blog che ha l’intento di portare alla luce quanti più talenti emergenti possibili all’interno di svariati generi e paesi. E per iniziare come si suol dire “col botto“, la nostra prima scelta è piuttosto insolita…

Nel bel mezzo di Camden, tutti a mezze maniche ed in pieno dicembre, abbiamo avuto una chiacchierata – più o meno lucida – con una band che ultimamente ci ha incuriosito parecchio soprattutto per aver dato un piccolo contributo nel rispolverare un genere che sta riemergendo pian piano dopo essere rimasto relegato nella sua “nicchia” più o meno dagli anni ’90. Parliamo del punk rock, parliamo dei WACO.

E chi sono, chiederete giustamente?

Jak Hutchcraft (voce e chitarra), Tom Pallot (chitarra e seconda voce), Welshy (batteria) e Chris Cowley (basso)… o più semplicemente, come succede nella maggior parte dei casi, grandi amici con una grande passione per la musica con la quale trovano una valvola di sfogo e comunicazione.

Ebbene, la band non è un nome totalmente nuovo per noi e per chi segue le nostre avventure da un po’: a maggio scorso, parte dello staff ha preso parte alle registrazioni londinesi del loro primo video per il brano Agitation, rilasciato proprio un paio di settimane fa come singolo promozionale per il loro primo EP ufficiale, Sundown.

Ma andiamo con ordine.

Il loro primo lavoro, se così si può definire, è l’EP The Wolf e, come ogni primo lavoro DIY e homemade che si rispetti, è un’accozzaglia allo stato grezzo di suoni graffianti e testi arrabbiati in puro stile punk: sei pezzi registrati nel soggiorno di casa del chitarrista, un artwork cupo e tetro e via di piccoli concerti promozionali in giro per il paese. Poi, con una sola canzone – la suddetta Agitation – la musica è cambiata… decisamente in meglio.

Finalmente sotto una casa discografica, la Venn Records, in occasione del party di lancio promozionale di Sundown, abbiamo avuto l’opportunità di fare una piccola chiacchierata, tra una sigaretta e una birra, con una non poco esaltatissima band dopo il loro concerto. Lasciamo la parola direttamente a loro…

live@Fiddler's Elbow, Camden
[email protected]’s Elbow, Camden

Come avete scelto il nome della band, WACO, e perché?
JH: Ci chiamiamo così per via di una piccola cittadina in Texas la quale, negli anni ’90, era abitata da una setta religiosa che viveva secondo i propri standard ed ideali del tutto innocui. Il governo americano decise che era pericoloso e mantenne la città sotto assedio per più di 50 giorni. Durante questo periodo uccisero duecento persone innocenti tra cui donne e bambini utilizzando gas chimici. Se cerchi “WACO” su Google troverai tutta la storia, il che mi rende felice perché le persone devono imparare a non fidarsi al 100% del proprio governo. Quello americano in particolare, sono dei fottuti hooligans, fanno ciò che gli pare. Non è per nulla un nome che ha a che fare col divertimento.

Quindi si può dire che il vostro nome è una sorta di “denuncia” di quello che va storto nel mondo a causa dei governi, un modo di informare ed educare la gente su disastri che spesso e volentieri passano inosservati.
JH: Assolutamente. Ogni volta che mi viene posta questa domanda rispondo allo stesso modo: 200 persone sono state uccise da questi signori della guerra che credono di poter governare il mondo. È da pazzi.
W: La gente deve essere avvertita, deve stare attenta nei confronti dei propri “superiori” e non fidarsi ciecamente di loro proprio perché nella maggior parte dei casi, sono bugiardi e assassini.

Okay, prossima domanda: parliamo della vostra musica. Cosa sentite sia cambiato nel vostro nuovo EP, Sundown, rispetto al vostro precedente lavoro The Wolf?
TP: The Wolf rappresenta i nostri primissimi giorni come band.
W: L’abbiamo registrato nel salotto di Tom. In realtà siamo stati ispirati da una band che si chiama The Ligaments (amici della band il cui cantante ci ha fatto compagnia durante l’intervista) ma poi abbiamo deciso che li odiavamo quindi abbiamo pensato di fare le cose per conto nostro. (risate sguaiate e imminente arresto)
TP: Erano delle sonorità davvero crude. Il fatto è che era un lavoro molto limitato a causa della mancanza di mezzi ma ora abbiamo potuto vedere i benefici di una qualità di registrazione migliore (grazie al loro recente contratto discografico con la Venn Records). E a questo proposito ringraziamo Steve Sears (il loro attuale produttore) che ha tirato fuori il meglio di noi.
JH: Era quasi due anni fa, volevamo solo che la gente ci ascoltasse.
W: Eravamo dei ragazzi punk arrabbiati,poi abbiamo iniziato a fumare erba e ad ascoltare prog rock degli anni ’70 e questo è ciò che ne è venuto fuori.

Avete rilasciato Sundown in 100 copie limitate in occasione di questo concerto promozionale scegliendo come supporto fisico una cassetta e non un CD. È una sorta di ribellione simbolica al fenomeno della musica distribuita (legalmente e non) online?
JH: No, assolutamente! Io adoro i CD. In realtà l’idea era di creare qualcosa di diverso, perché ormai le persone non ascoltano più nemmeno i CD così tanto. Invece possedere questa piccola cassetta verde… penso sia davvero forte! Per qualche motivo, nella testa delle persone, i dischi sono già fuori moda. Anche noi ne avremo presto, ovviamente, di dischi, però ecco… abbiamo pensato che fosse originale e divertente.

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Immagino sarà disponibile anche online…
JH: Sì, certo! Il disco sarà disponibile anche in digital download sul sito della Venn Records e anche su iTunes e Spotify. A gennaio.
W: Mi raccomando, assicuratevi di ascoltarlo in loop così ci daranno 4 centesimi.
TP: Vi prego, ascoltate il nostro album su Spotify, un sacco di volte. Così verremo pagati. Grazie mille! (a questo proposito, ringrazio Tom per avermi urlato nell’orecchio questa cosa per circa otto volte rendendomi sorda)
W: Giusto per farvi presente la situazione… siamo qui in strada, abbiamo persone a caso che urlano attorno a noi. (grazie, Craig, io… davvero)

la situa ad un certo punto
la situa ad un certo punto

Patti Smith una volta ha detto “per me il punk rock rappresenta la libertà di creare, la libertà di avere successo e anche di non averne affatto, la libertà di essere chi sei. È libertà“. Vi sentite rappresentati da questa citazione?
TP: È una citazione meravigliosa.
JH: Penso sia tutto vero. Il punk è un genere che permette di creare qualsiasi cosa, può non piacere a nessuno o piacere a tutti: non ci sono vie di mezzo. E poi è un genere che ci dà voce! Se facessi musica elettronica, per esempio, non potrei esprimermi così liberamente.

Ragazzi, sicuramente conoscerete gli Slaves. Sono stati nominati per il BBC Sound Of 2015. Quanto credete che la loro presenza e diffusione online abbia influito sul loro successo? Non è di certo una cosa usuale per una band garage punk quella di riuscire ad entrare nella scena
W: Oh, loro sono fantastici, ci piacciono molto.
JH: Penso sia stato il loro continuare a suonare live, un concerto dopo l’altro. Ovviamente anche il loro talento genuino e il loro essere delle persone davvero disponibili con chiunque ma, in particolar modo, sono eccezionalmente talentuosi e i loro live sono fantastici. Li ho visti più o meno tre anni fa, erano venuti fuori dal completo anonimato ma hanno spaccato e a quel punto ho pensato: “cazzo, diventeranno qualcuno un giorno“. E per quanto riguarda la nomination, penso che sia semplicemente perché sono davvero bravi. Isaac e Laurie sono anche nostri amici, tra l’altro.
TP: Penso che sia fantastico che vengano finalmente riconosciuti per il loro duro lavoro e abbiano guadagnato del rispetto per la loro musica.
JH: Sicuramente la loro presenza online ha contribuito, i social media e tutto quanto, ma senza talento non sarebbero dove sono ora. Questo loro successo in un certo senso ci dà speranza.
TP: In breve: gli Slaves sono grandi, i WACO sono grandi, divertiamoci tutti.
JH: Statemi bene, arrivederci e buon Natale. Vi voglio bene, ragazzi.


Inutile dire che l’EP è sorprendente, non quanto la loro carica ed energia live: li abbiamo visti suonare in venue piccolissime e strapiene, piene sia di vecchie conoscenze che di gente nuova al primo ascolto. Anche se auguriamo loro di superare il confine inglese, probabilmente resteranno uno di quei bellissimi fenomeni circoscritti alla loro patria, una di quelle band per le quali dici “cazzo sì, approfitto per andare a vedermeli e fare un giro a Londra” come se si trattasse di andare a comprare il pane dietro casa.

ti vogliamo bene anche noi, Jak!
ti vogliamo bene anche noi, Jak!

Qualcuno si è ricordato di augurarlo a noi e noi lo auguriamo a voi: buon Natale e… STAY WACO!

 


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Carmen

Senz'anima e senza soldi, pendolare da concerti e booklet vivente: se vi serve un pezzo di canzone, ce l'ho tatuato sul corpo. Un giorno smetterò di ascoltare chi mi consiglia nuova musica e avrò una vita.

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